"LA BOTTEGA DEL CAFFE'" di C.Goldoni - 07/10/2010, PERUGIA

07 ottobre 2010
Perugia, Teatro "Pavone", C.S.Piero Vannucci

 Art Project e la Compagnia Teatrale "CTR" di Macerata invitano  tutti allo spettacolo 

 

“LA BOTTEGA DEL CAFFE'" di Carlo Goldoni 

 

che si svolgerà il 7 ottobre 2010 presso il teatro "Pavone", C.S. Pietro Vannucci, Perugia. 


Una manifestazione culturale patrocinata ed al parziale beneficio dell'A.N.D.O.S. onlus Nazionale  

 

 

 

Ufficio informazioni: 0755009864

 

"LA BOTTEGA DEL CAFFE'" -  è una delle più importanti commedie di Carlo Goldoni composta nel 1750, all'interno della quale si sviluppa un intermezzo dallo stesso titolo, composto da Goldoni nel 1736.

Nato inizialmente come intermezzo in tre parti, l'enorme successo del soggetto spinse il commediografo a tornarci sopra, ampliandolo fino a crearne una commedia in tre atti. È considerata uno dei suoi testi più fortunati tra le sedici commedie nuove. 

L'azione della commedia vera e propria si avvia alle prime luci dell'alba di un mite mattino invernale in Venezia, durante il Carnevale, per concludersi quando scende la notte.

Il caffettiere Ridolfo si sta prendendo a cuore la sorte del giovane mercante di stoffe Eugenio, che da qualche tempo frequenta assiduamente la casa da gioco di Pandolfo. Lì Eugenio ha subìto molte perdite ingenti giocando a carte con Flaminio, un giovane torinese che si spaccia per nobile.

La moglie di Eugenio, Vittoria, cerca invano di far ravvedere il marito. Allo stesso scopo è giunta a Venezia da Torino la moglie di Flaminio, Placida, che, travestita da pellegrina, ignora la nuova identità assunta dal marito, ed è esposta alle insidie tessute da don Marzio. Quest'ultimo è un nobile napoletano prepotente, ambiguo e chiacchierone, che prova piacere nel frapporre ostacoli al desiderio delle due mogli di ricondurre sulla retta via Eugenio e Flaminio; trova anzi modo di indurli a festeggiare la ritrovata libertà quando pensa di aver allontanato definitivamente le due donne, e unisce ai festeggiamenti la ballerina Lisaura che, ignara del fatto che Flaminio fosse già sposato, sperava di diventare sua moglie per poter così abbandonare il paese.

I tranelli di don Marzio trovano un fiero oppositore nel caffettiere Ridolfo e nel suo garzone Trappola, che aprono gli occhi a Eugenio e a Flaminio: pentiti, i due si ricongiungono alle mogli, mentre don Marzio lascia la città.


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