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1. La nostra storia
2. Sant'Agata
3. Perchè rondine?
 

LA NOSTRA STORIA


A.N.D.O.S. onlus nasce, come Centro Riabilitazione Mastectomizzate, nel 1976 da un’intuizione della Signora Luisa Nemez suffragata dal Prof. Piero Pietri , per offrire alle donne operate al seno un’assistenza specifica più ampia e più attenta per aiutarle a superare i molti traumi legati a questa patologia.

AFFRONTIAMO TRAUMI DOLOROSI 
Questi traumi sono quelli psicologici legati alla drammatica scoperta della malattia e ai periodi angosciosi che ne seguono; sono quelli fisici che insorgono al subentrare dei trattamenti, dell’eventuale intervento chirurgico, della comparsa di sintomatologie e di postumi menomanti; sono i gravi traumi psicologici riconducibili a quelle prime laceranti impressioni che ogni donna ha di sé dopo i traumi e i guasti di un intervento: l’impressione alienante di trovarsi di fronte ad un’altra donna, vista improvvisamente così distante e diversa dalla prima, così intimamente colpita nella propria natura femminile, nel proprio desiderio di piacere, nella propria sensualità e sessualità.
Lunghi momenti di sconforto, punti interrogativi, spesso senza risposta, vissuti quasi sempre nel silenzio del proprio pudore, spesso causa sottostimata di molti scompensi nella normale vita coniugale e relazionale.
 
CON LA DEDIZIONE DI SEMPRE 
A.N.D.O.S. onlus – elemento caratterizzante molto significativo – non nasce da un progetto di non-profit marketing studiato a tavolino che, identificato un determinato bisogno, attivi fasi d’autopromozione e reclutamento.Nasce in tempi in cui le emozioni quotidiane, le esperienze più dolorose – quelle stesse oggi spesso enfaticamente indotte dalla comunicazione e dai media – diventavano patrimonio spirituale di più ampie comunità di familiari, di amici e di vicini, immediata spinta a solidarietà affettuose sempre più allargate.
Nasce dalle esperienze dolorose di donne che, pur portando ancora nel corpo e nel cuore i segni delle prove subite, hanno trovato in sé non solo la forza di superare il proprio trauma ma anche l’emozione positiva e attiva di aiutare altre donne colpite dallo stesso morbo.
Volontarie di tutte le età, Volontarie di tutti i contesti sociali che hanno deciso di dedicare ad altre donne – con affettuosa, instancabile dedizione sempre più professionale – le proprie attenzioni, la propria assistenza, il proprio tempo, talvolta anche i propri risparmi.
Sì, perché l’attività dell’Associazione vive tuttora e prevalentemente dell’aiuto finanziario delle sue Associate.

GRATUITAMENTE E IN SILENZIO 
Come forse non tutti sanno, i servizi d’educazione e assistenza sanitaria, d’assistenza psicologica e di sostegno (estesa agli aspetti burocratico, previdenziale, assicurativo) e di nuova socializzazione vengono erogati da A.N.D.O.S. onlus in forma totalmente gratuita.
Discretamente e in silenzio: un silenzio che ricordiamo legato ai sommessi gesti di solidarietà e d’umanità di un tempo; un silenzio che nel proliferare quotidiano di tante iniziative pubblicitarie e di tanti eventi quasi urlati in tema di solidarietà, appare forse in controtendenza ma sicuramente più significativo e antico.

 A.N.D.O.S. ONLUS OGGI
Alle prime Volontarie sono venute aggiungendosi altre Volontarie, talvolta addirittura figlie delle prime; alle prime Associate altre Associate: insieme assommano oggi a molte migliaia e fanno capo agli oltre 50 Comitati A.N.D.O.S. onlus - costituiti o costituendi - presenti sul territorio.
Assistenza e dedizione personale delle Volontarie si sono via completate con aggiornamento, formazione, professionalizzazione; insieme ai medici e fisioterapisti (uomini e donne) aggregatisi come Volontari, le Volontarie A.N.D.O.S.onlus frequentano ormai da alcuni anni i corsi d’aggiornamento e di formazione promossi dall’Associazione e tenuti periodicamente da Docenti delle principali Università: l’ultimo a Roma presso la  II Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza”.
Questa crescita in solidarietà, professionalità, consapevolezza ha consentito ad A.N.D.O.S.onlus di ampliare i propri campi d’intervento: inizialmente limitati alle sole specifiche esigenze riabilitative pre-post trattamento, si sono estesi ai vari supporti psicologici mirati al recupero, da parte delle donne colpite dal carcinoma mammario, di quella femminilità a torto ritenuta perduta per sempre e alle mai troppo divulgate e sollecitate azioni di prevenzione e di diagnosi precoce.
Diagnosi precoce che oggi, anche alla luce dei grandi passi fatti in questi anni dalla chirurgia conservativa di cui l’Università e la Ricerca italiane sono state indiscusse antesignane, contribuisce ad innalzare a percentuali sempre più elevate gli esiti positivi di una patologia fino a pochi anni fa dall’esito dolorosamente incerto.

GLI OBIETTIVI D'OGGI, GLI OBIETTIVI DI DOMANI 
Accanto agli obiettivi primari di una sempre maggiore sensibilizzazione della popolazione femminile alle problematiche di prevenzione, di diagnosi precoce; accanto a quelli di una sempre maggiore presenza in ambito riabilitativo; accanto agli obiettivi mediati di formazione professionale delle Volontarie nel rispetto delle motivazioni etiche e solidaristiche originali; accanto a quelli di rinnovati modelli organizzativi vincolati ad una carta dei servizi recante programmi, codici di comportamento, livelli d’assistenza professionale e di una futura, progressiva certificazione secondo il codice SGQ ISO 9001, A.N.D.O.S. onlus vuole affrontare oggi un nuovo obiettivo di grande respiro.
Un obiettivo rivolto principalmente alla popolazione femminile dell’Italia centro-meridionale che appare tuttora la meno informata e probabilmente la meno seguita: meno colpita in termini percentuali dalla patologia tumorale rispetto a quella dell’Italia settentrionale presenta ancor oggi, purtroppo, esiti infausti in percentuali ampiamente superiori.

COMPETENZE , SINERGIE 
Se in campo riabilitativo le tecniche di linfodrenaggio note in campo medico come “metodo A.N.D.O.S.” hanno fatto storia, se la presenza attiva delle Volontarie A.N.D.O.S. onlus anche negli ospedali viene sempre più considerata come complementare ai trattamenti e agli interventi medico-chirurgici e non più marginale e meramente surrogatoria come in passato, il Direttivo dell’Associazione e il suo Comitato Tecnico Scientifico sono alla continua ricerca di metodiche mediche e di sistemi medicali atti a dare risposte sempre più convincenti nelle fasi di diagnosi e di riabilitazione e a contenere in ambiti sempre più ridotti i risvolti negativi del morbo nelle sue varie fasi.
Questa ricerca ha tuttavia, e comprensibilmente, limiti settoriali e specialistici nelle specifiche competenze e limiti spesso rigidi ed invalicabili nelle risorse a disposizione: è pertanto da una sinergica armonizzazione d’obiettivi e risorse che possono ottenersi i migliori risultati.
Coerentemente A.N.D.O.S. onlus si è fatta promotrice – con Lega Italiana contro i Tumori, Università di Roma "La Sapienza" II Facoltà di Medicina e Chirurgia, Komen Italia Onlus (emanazione italiana della The Susan G. Komen Breast Cancer Foundation Americana) – di un approccio più efficace ed integrato da riservare alle problematiche di diagnosi precoce, prevenzione e riabilitazione.
In occasione del Congresso A.N.D.O.S. onlus 2003 sono state valutate le potenzialità del progetto di ricerca biomedica e dei sistemi computerizzati di screening mammografico della LABEN Finmeccanica e la loro applicabilità alle problematiche della popolazione femminile, in particolare di quella dell’Italia centro-meridionale.
Tale sistema – studiato appositamente per screening di massa e costituito da una centrale diagnostica d’elaborazione e d’unità radiografiche mobili itineranti e operanti sul territorio – consente, tramite collegamenti a banda larga via satellite, la trasmissione digitalizzata delle immagini mammografiche rilevate perifericamente alla centrale diagnostica; da questa, dopo l’elaborazione effettuata con sistemi di “computer aided diagnosis”, la diagnosi viene ritrasmessa all’unità mobile periferica per un immediato responso e il seguito resosi necessario.

C'E' ANCORA MOLTO DA FARE 
A.N.D.O.S. onlus si è ripromessa di sensibilizzare il pubblico femminile sia sulle problematiche della patologia mammaria sia sull’esistenza di una valida offerta di servizi d’assistenza completamente gratuiti presso i propri Comitati anche mediante una comunicazione non strettamente legata alla cruda terminologia medica.
E’ nato così, con LA PRODUZIONE TEATRALE OSI 85, l’originale progetto di collaborazione denominato “SAFARI”, una commedia di Antonia Brancati che riprende, le tematiche della donna colpita dal tumore al seno non come elemento negativo, ma bensì come spinta propulsiva versa un nuovo senso ritrovato della Vita, il paradosso della malattia stessa che tramuta il senso della Morte in elemento Vitale. Queste donne che nella commedia agiscono nel cuore della savana africana, sul palcoscenico risponderanno ai nomi di Anna Proclemer, Barbara Terrinoni, Maria Rosa Omaggio

IN SINTESI LA NOSTRA STORIA 
1976  - Costituzione ufficiale del Centro Riabilitazione Mastectomizzate (CRM), primo nucleo  dell’attuale A.N.D.O.S.onlus

1977 - Convegno “La riabilitazione fisica della mastectomizzata” organizzato in collaborazione con la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (Grignano, Trieste)

1978 - Costituzione del CRM Provinciale di Trieste.  Inizio degli studi sul linfodema nelle pazienti operate al seno

1979 - Il CRM dell’università degli Studi di Trieste, Istituto di Semeiotica, affida al CRM uno studio   sulla riabilitazione psicofisica delle donne operate al seno

1981 - Nasce il bimestrale “La Voce”, organo del Centro di Trieste, come veicolo di educazione e formazione sanitaria

1984 -  Primo dei corsi di formazione per Volontarie che avranno successivamente cadenza annuale

1985 -  Il Presidente della Repubblica On. Sandro Pertini plaude, incoraggiandole, alle iniziative dei CRM

1986 - I CRM assumono la denominazione di A.N.D.O.S. -  Associazione Nazionale Donne  Operate al Seno (Roma)

1991 - l' A.N.D.O.S. aderisce, facendosene promotrice, al progetto “Europa Donna” presentato dal  Prof.  U. Veronesi (Venezia)

1992 - Nel Convegno Internazionale delle Donne Operate al Seno promosso da A.N.D.O.S. con l’Alto Patrocinio del Presidente della Repubblica e in collaborazione con il Reach to Recovery e l’American Cancer Society, si confrontano sulle tematiche specifiche 430 medici e donne di 33  Paesi (Trieste)
Viene attivato nelle strutture di Val Rosandra, presso Trieste, il primo Centro Benessere per donne operate al seno

1994 - Attribuzione delle prime borse di studio A.N.D.O.S.
1997 - Primi corsi di formazione sulle tecniche di linfodrenaggio con metodica A.N.D.O.S.
2001 - A.N.D.O.S. stabilisce a Milano la sede di Presidenza Nazionale e a Roma quella di Coordinamento Nazionale
Nasce il sito ufficiale ANDOS www: andosonlusnazionale.it

2002 - XX Congresso Nazionale sul tema “Volontariato e Istituzioni”. Numerose presenze di prestigio a dimostrazione della sempre maggiore attenzione rivolta alle problematiche  dell’Associazione  (Rovigo)
I nuovi corsi di formazione per Volontarie e Medici e Fisioterapisti Volontari vengono affidati alla II Facoltà di Medicina dell’Università "La Sapienza" (Roma)
Nel corso di un importante evento sociale A.N.D.O.S. onlus presenta alla Dr.ssa Jonella Ligresti, Presidente Premafin SpA, una targa ricordo per la sua sponsorizzazione dell’Associazione (Milano). Nella stessa serata la signora Barbara Terrinoni, Produttore OSI 85, a conferma dei comuni impegni di collaborazione nel sociale, offre lo spettacolo “Barrymore” interpretato da  Pierluigi Misasi

2003 - Il Consiglio Direttivo e l’ Assemblea A.N.D.O.S.onlus deliberano all’unanimità la nomina della Dr.ssa  Ligresti a Presidente Onorario A.N.D.O.S. onlus(Roma).
XXI Congresso Nazionale Andos a Roma volto ad un progetto di ricerca e di prevenzione sul cancro della mammella, che vede insieme le associazioni di volontariato, l’impresa e le istituzioni per ridare piena centralità alla donna , è stato dedicato a Piero Pietri.

2004 -  XXII Congresso Nazionale A.N.D.O.S. onlus a Catania e dedicato a S.Agata. Il Congresso vede per la prima volta insieme le Associazioni di Volontariato, l’ Accademia, l’Impresa, le Istituzioni Regionali Siciliane, Nazionali e del bacino del Mediterraneo per ridare piena centralità alla donna ed in particolare alla donna mediterranea che vive disuguaglianze nel campo della prevenzione.
Corsi di formazione per volontarie CRI e medici a Roma

2005 - XXIII Congresso Nazionale A.N.D.O.S. onlus a Gorizia sul tema: "Motivi di speranza dal cuore   dell’Europa. Costruire oggi il nostro domani”. Giornate di confronto, d’approfondimento, di convivialità condivise con la certezza che il contributo di tutti ci consentirà di costruire ancora molto sulle ottime basi che finora sono state create.
“Un messaggio di vita da un esperienza di malattia” - Progetto promosso da Ministero della Salute.
Corsi di formazione per volontarie CRI e medici a Roma

2006 - XXIV Congresso Nazionale A.N.D.O.S.onlus  a Napoli sul tema della comunicazione “I Rapporti dell’ANDOS con le donne e con le Istituzioni”.
Corsi di formazione per le volontarie, CRI , fisioterapisti e medici a Roma.
Nasce “INFORMANDOS” pubblicazione ufficiale dell’Associazione Nazionale Donne Operate al Seno. Il primo numero esce a novembre

2007 - XXV Congresso Nazionale A.N.D.O.S. a Senigallia sul tema di alimentazione: “ Alimentazione e tumori. Opportunità e prospettive dell’educazione alimentare”.
A maggio esce il secondo numero di “INFORMANDOS” , a dicembre il n°3 
Corsi di formazione per volontarie CRI e medici a Roma

2008 - XXVI Congresso Nazionale A.N.D.O.S. onlus a Udine sul tema: "Per una migliore qualità di vita. Qualità di vita dopo l'intervento: esperienze e proposte."
31 maggio - 1 giugno  si è celebrata a Milano, presso l’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele, la III giornata del malato oncologico, per la cui promozione la nostra associazione ha contribuito attivamente. Alla tavola rotonda sulle nuove esigenze dei malati e la ricerca scientifica ha partecipato d.ssa Francesca Catalano (A.N.D.O.S., comitato di Catania) con “Il valore della fertilità oltre la guarigione dal tumore”. Il prof. Francesco Maria Fazio, presidente A.N.D.O.S. onlus Nazionale ha consegnato il “Cedro d'oro” - scelto come simbolo della giornata. .

Di tumore oggi si muore molto meno, – dice Cristina Parodi, testimonial dell'iniziativa – ma ci sono tanti malati che convivono a lungo con la malattia e che hanno bisogni ed esigenze particolari. Le Associazioni di volontariato riunite della F.A.V.O. ascoltano e rispondono a questi bisogni, aiutando i malati a mantenere una buona qualità della vita”.

Durante I giorni della salute una importantissima manifestazione dedicata al benessere psicofisico, che dal 5 fino al 15 giugno, ha portato in diverse zone di Milano screening gratuiti, iniziative e informazioni sulla cura del corpo era presente anche A.N.D.O.S.onlus, Comitato di Milano con il progetto: Cogli l’occasione…Donna! Che consisteva nelle visite senologiche gratuite per la diagnosi precoce del tumore mammario presso gli ospedali milanesi

Il 22 luglio 2008 a Roma, la nostra rappresentante Sig.ra Maria Luisa Balducci, membro del consiglio direttivo A.N.D.O.S. onlus Nazionale e il presidente del comitato A.N.D.O.S. di Ferrara, insieme con una delegazione della F.A.V.O. ha incontrato il sottosegretario On. Martini per richiedere l’adeguamento alle necessità dei malati oncologici cronici delle disposizioni sui dispositivi medici contenute nel Nomenclatore Tariffario aggiornato dal precedente ministro della Salute, On. Livia Turco. Le associazioni presenti hanno contestato il pagamento dei ticket sui dispositivi medici, la mancanza di misure che assicurino una migliore distribuzione territoriale dei dispositivi per facilitarne l’accesso da parte di quanti hanno bisogno e il mancato inserimento nel Tariffario delle protesi esistenti e innovative.
l’A.N.D.O.S. ha chiesto all’onorevole di includere nel nuovo nomenclatore:

  • Protesi mammarie esterne di ogni misura e forma
  • Protesi mammarie esterne autoportanti di ogni misura e forma
  • Protesi mammarie interne di ogni misura e forma per la ricostruzione del seno dopo l’intervento di mastectomia
  • Assestamento della mammella contro laterale anche nel tempo
  • Lipofiling (uso delle cellule staminali contro i danni della radioterapia)
  • Latte gratuito per le donne operate al seno

L’On. Francesca Martini con molta sensibilità ha accolto le istanze delle Associazioni impegnandosi a eliminare ogni ticket e a inserire tra i dispositivi medici quelli eliminati ed i prodotti innovativi.

A settembre  esce 4° numero di "INFORMANDOS" che ad ogni pubblicazione raccoglie molteplici recensioni favorevoli. È diventato un importante mezzo di comunicazione.

Il 21 ottobre 2008 presso Senato della Repubblica è stato presentato "Il libro bianco sulla riabilitazione oncologica" promosso dalla FAVO in sinergia tra moltiplici istituti a carattere scientifico, associazioni di volontariato tra cui ANDOS onlus e società scientifiche

Corsi di formazione  per Volontari Operanti nei comitati A.N.D.O.S.onlus tenuto dai professori dell’Università della Sapienza di Roma e corso pratico di Linfodrenaggio rivolto ai fisioterapisti.


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 SANT'AGATA 

L’A.N.D.O.S. onlus  ha come la sua patrona Sant'Agata. Questa santa della quale il nome di origine greca vuol dire "buona, nobile di spirito" nacque a Catania circa all’anno 230-235. Agata apparteneva ad una ricca e nobile famiglia catanese, il padre Rao e la madre Apolla, essendo cristiani, educarono Agata secondo la loro religione. Sin da piccola sentì nel suo cuore il desiderio di appartenere totalmente a Cristo e quando giunse sui 15 anni, sentì che era giunto il momento di consacrarsi a Dio. Studi più approfonditi indicano come più probabile la maggiore età di 21: non prima di questa età una ragazza poteva essere consacrata diaconessa. Il vescovo di Catania accolse la sua richiesta e durante una cerimonia ufficiale chiamata ‘velatio’, le impose il ‘flammeum’, cioè il velo rosso portato dalle vergini consacrate. Nel mosaico di S.Apollinare Nuovo in Ravenna del VI secolo, è raffigurata con la tunica lunga, dalmatica e stola a tracolla. Una diaconessa aveva il compito, fra gli altri, di istruire i nuovi adepti alla fede cristiana e preparare i più giovani al battesimo alla prima comunione e alla cresima. Nei primi tempi del cristianesimo le vergini consacrate, costituivano un’irruzione del divino in un mondo ancora pagano e in disfacimento.
Nell'anno a cavallo fra il 250 e il 251 il proconsole Quinziano, giunto alla sede di Catania con l'intento di far rispettare l'editto dell'imperatore Decio che chiedeva a tutti i cristiani di abiurare pubblicamente la loro fede, si invaghì della giovinetta e, saputo della consacrazione, le ordinò di ripudiare la sua fede e di adorare gli dei pagani. Ma si può pensare che dietro la condanna di Agata, la più esposta nella sua benestante famiglia, potrebbe esserci l'intento della confisca di tutti i loro beni. Ordinò che la catturassero e la conducessero al Palazzo Pretorio. Quando la vede davanti viene conquistato dalla sua bellezza e una passione ardente s’impadronisce di lui, ma i suoi tentativi di seduzione non vanno in porto, per la resistenza ferma della giovane Agata. La affidò per un mese ad una cortigiana di nome Afrodisia. Probabile che Afrodisia fosse una sacerdotessa di Venere, o di Cerere, e pertando dedita alla prostituzione sacra. Trascorse un mese, sottoposta a tentazioni immorali di ogni genere, ma lei resistette indomita nel proteggere la sua verginità consacrata al suo Sposo celeste, al quale volle rimanere fedele ad ogni costo. Sconfitta e delusa, Afrodisia riconsegna a Quinziano Agata dicendo: “Ha la testa più dura della lava dell’Etna”.
Giovanni Battista Tiepolo, Martirio di Sant'AgataAllora furioso, il proconsole imbastì un processo contro di lei, che si presentò vestita da schiava come usavano le vergini consacrate a Dio; “Se sei libera e nobile” le obiettò il proconsole, “perché ti comporti da schiava?” e lei risponde “Perché la nobiltà suprema consiste nell’essere schiavi del Cristo”. Memorabili sono i dialoghi tra il proconsole e la santa che la tradizione conserva, dialoghi da cui si evince senza dubbio come Agata fosse edotta in dialettica e retorica.
Il giorno successivo altro interrogatorio accompagnato da torture. Ad Agata vengono stirate le membra, lacerata con pettini di ferro, scottata con lamine infuocate, ma ogni tormento invece di spezzarle la resistenza, sembrava darle nuova forza, allora Quinziano al colmo del furore le fece strappare o tagliare i seni con enormi tenaglie. Riportata in cella sanguinante e ferita, verso la mezzanotte mentre era in preghiera nella cella, le appare s. Pietro apostolo, accompagnato da un bambino porta lanterna, che la risana le mammelle amputate.
Trascorsi altri quattro giorni nel carcere, viene riportata alla presenza del proconsole, il quale visto le ferite rimarginate, domanda incredulo cosa fosse accaduto, allora la vergine risponde: “Mi ha fatto guarire Cristo”.Ormai Agata costituiva una sconfitta bruciante per Quinziano, che ordina che venga bruciata su un letto di carboni ardenti, con lamine arroventate e punte infuocate.
Secondo la tradizione, mentre il fuoco bruciava le sue carni, non brucia il velo che lei portava. Per questa ragione “il velo di sant’Agata” diventò una delle reliquie più preziose. Nei fatti il "velo" di colore rosso faceva parte del vestimento con cui Agata si presentò al giudizio, essendo questo l'abito delle diaconesse consacrate a Dio. Un'altra leggenda vuole che il velo fosse bianco e diventasse rosso al contatto col fuoco della brace.
Mentre Agata spinta nella fornace ardente muoriva bruciata, un forte terremoto scuote la città di Catania e il Pretorio crolla parzialmente seppellendo due carnefici consiglieri di Quinziano. La folla si ribella all’atroce supplizio della giovane vergine ed il proconsole fa togliere Agata dalla brace e la fa riportare agonizzante in cella, dove muore qualche ora dopo. Era il 5 febbraio 251.
Dopo un anno esatto una violenta eruzione dell’Etna minacciava Catania, molti cristiani e cittadini anche pagani, corsero al suo sepolcro, presero il prodigioso velo che la ricopriva e lo opposero alla lava di fuoco che si arrestò. Da allora S. Agata divenne non soltanto la patrona di Catania, ma la protettrice contro le eruzioni vulcaniche e poi contro gli incendi.
Nel 1040 le reliquie della santa, furono trafugate dal generale bizantino Giorgio Maniace, che le trasportò a Costantinopoli, ma nel 1126 due soldati della corte imperiale, il Gilberto ed il Goselmo, le riportarono a Catania dopo un’apparizione della stessa santa, che indicava la buona riuscita dell’impresa. Le consegnano al vescovo di Catania Maurizio nel Castello di Aci. Il 17 agosto 1126, le reliquie rientrarono nel duomo di Catania. Questi resti sono oggi conservati in parte all'interno del prezioso busto in argento, opera del 1376, che reca sul capo una corona, dono secondo la tradizione, di re Riccardo Cuor di Leone(parte del cranio, del torace e alcuni organi interni) e in parte dentro a reliquiari posti in un grande scrigno, anch'esso d'argento (braccia e mani, femori, gambe e piedi, la mammella e il velo). Altre reliquie della santa, come ad esempio piccoli frammenti di velo e singole ossa, sono custodite in chiese e monasteri di varie città italiane e estere.
Fra tutte le città italiane di cui sant'Agata è compatrona, Gallipoli e Galatina, in Puglia, sono coinvolte in una singolare contesa che vede come protagonista una reliquia di S.Agata, la mammella. Si dice che 1'8 agosto del 1126 S.Agata apparve in sogno a una donna e la avvertì che il suo bambino stringeva qualcosa tra le labbra. La donna si svegliò e ne ebbe conferma, ma non riuscì a convincerlo ad aprire la bocca. Tentò a lungo, ma poi in preda alla disperazione, si rivolse al vescovo. Il prelato recitò una litania invocando tutti i santi, e soltanto quando pronunciò il nome di Agata il bimbo aprì la bocca. Da essa venne fuori una mammella, quella di S.Agata. La reliquia rimase a Gallipoli, nella basilica dedicata alla santa, dal 1126 al 1389, quando il principe Del Balzo Orsini la trasferì a Galatina, dove fece costruire la chiesa di Santa Caterina d'Alessandria d'Egitto, nella quale è ancora oggi custodita la reliquia, presso un convento di frati francescani.
Nei secoli le manifestazioni popolari legate al culto della santa, richiamavano gli antichi riti precristiani alla dea Iside, per questo S. Agata con il simbolismo delle mammelle tagliate e poi risanate, assume una possibile trasfigurazione cristiana del culto di Iside, la benefica Gran Madre.
Ciò spiegherebbe anche il patronato di s. Agata sui costruttori di campane, perché nei culti precristiani la campana era simbolo del grembo della Mater Magna.
Dal 3 al 5 febbraio, Catania dedica alla Santa una grande festa. Secondo la tradizione alla notizia del rientro delle reliquie della santa il vescovo usci' in processione per la citta' a piedi scalzi, con le vesti da notte seguito dal clero, dai nobili e dal popolo. Vi sono undici Corporazioni di mestieri tradizionali, che sfilano in processione con le cosiddette ‘Candelore’ fantasiose sculture verticali in legno, con scomparti dove sono scolpiti gli episodi salienti della vita di s. Agata. Il busto argenteo, preceduto dalle ‘Candelore’ è posto a sua volta sul “fercolo”, una macchina trainata con due lunghe e robuste funi, da centinaia di giovani vestiti dal caratteristico ‘sacco’. Tutto avviene fra ali di folla che agita bianchi fazzoletti e grida: "Cittadini, cittadini, semu tutti devoti tutti" .

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 PERCHE' RONDINE?

 
La rondine dell'A.N.D.O.S.L’A.N.D.O.S. onlus ha scelto come simbolo una rondine che si staglia nel sole. Le rondini arrivano a primavera e sono messaggere della buona stagione che avanza e della rinascita ad essa legata. In Oriente l'arrivo e la partenza delle rondini coincideva per tradizione con la data degli equinozi ed i riti a questi collegati, ed arricchiva le innumerevoli leggende che le vedevano rifugiarsi d'inverno nelle acque trasformandosi in conchiglie, per poi subire l'ennesima metamorfosi con la buona stagione e riprendere la strada del cielo. Fin dall'antichità simbolo di purezza, di innocenza, di sublimazione della materia, di liberazione dalla schiavitù del corpo e del peccato, così come il loro legame con la rinascita primaverile le rende, anche al presente, simbolo della fertilità della terra e della fecondità del corpo e delle opere umane.
Simboleggiano il ritorno alla vita, forza, sacrificio e coraggio. Forza, sacrificio e coraggio che non mancano alle donne colpite dal tumore che, dopo l’inverno della malattia, riscoprono una nuova primavera di vita. Nel 1992 la nostra rondine si è poggiata sul simbolo del Reach to Recovery (“raggiungere il recupero”), le cui linee che si intrecciano segnano il profilo del seno, vogliono dimostrare l’intreccio fra le associazioni e sono aperte perché rappresentano tutte le donne del mondo.
Ricordiamo che i nostri colori sono: il nero della rondine e l’arancione del sole che è la fonte della vita. 

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