L'ALIMENTAZIONE

Gli studi scientifici hanno dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio che alti livelli sierici di ormoni sessuali, sia androgeni che, dopo la menopausa, estrogeni, favoriscono lo sviluppo del tumore della mammella. Molti di questi studi hanno inoltre evidenziato un rischio associato ad alti livelli sierici di insulina e di fattore di crescita insulino-simile di tipo I (IGF-I), che coopera con gli estrogeni nello sti- molare la proliferazione delle cellule epiteliali mammarie. L’insulina, infatti, favorisce la sintesi degli androgeni nell’ovaio e aumenta l’espressione dei recettori per l’ormone della crescita. L’IGF-I è l’effettore dell’ormone della crescita ed è uno dei principali fattori che stimolano la proliferazione cellulare. Oggi sappiamo anche che la presenza di alcuni aspetti della sindrome metabolica come l’obesità addominale, elevati livelli di glucosio nel sangue, elevati livelli di trigliceridi, bassi livelli di HDL, l’ipertensione e la sindrome metabolica nel suo complesso sono associati a un maggior rischio di tumore della mammella nelle donne in postmenopausa.
Al contrario, l’attività fisica, che aiuta il controllo del peso corporeo, migliora la sensibilità dell’insulina e riduce ormoni sessuali e fattori di crescita, sarebbe un importante fattore di protezione. Ci sono ormai sempre maggiori indicazioni che tutti i fattori ormonali, metabolici e di crescita sopra descritti siano correlati a un maggior rischio di recidiva. Le donne sovrappeso o obese, con sindrome metabolica, con insulina e fattori di crescita elevati e con testosterone alto, tendono infatti a recidivare con maggiore frequenza e a rispondere meno efficacemente alle terapie. L’attività fisica moderata,invece,anche quando si è già avuta la malattia,sarebbe un importante fattore di protezione delle recidive. È stato dimostrato, infatti, che i livelli di ormoni sessuali sono influenzati dalla massa di tessuto adiposo soprattutto addominale (dove sono sintetizzati sia androgeni sia estrogeni), dall’attività fisica (che migliora la sensibilità insulinica) e dalla dieta. Un cambiamento complessivo della dieta, volto a ridurre il consumo di zuccheri raffinati e di grassi saturi, è in grado di ridurre l’insulina e, di conseguenza, la disponibilità di ormoni sessuali e di fattori di crescita. Al contrario, una dieta ricca di proteine e grassi saturi peggiora la resistenza all’insulina e si associa a elevati livelli sierici di IGF-I che aumentano, com’è noto, il rischio di tumore della mammella e delle sue recidive. È dunque particolarmente importante aiutarsi nella prevenzione delle recidive con una terapia adeguata, con una dieta, ovviamente variata e appetitosa, atta a tenere bassi tutti i fattori di rischio e con un’attività fisica moderata quotidiana (almeno 30 minuti al giorno di camminata di buon passo). Ricorda che in questo particolare momento della tua vita non puoi e non devi trascurare il tuo corpo.
Tutto il tuo organismo deve essere “fortificato” e protetto nel migliore dei modi.


FAR FUNZIONARE BENE L'INSULINA

  1. Ridurre i cibi che alzano rapidamente la glicemia e l’insulina. I cibi che fanno aumentare molto la glicemia e che dovrebbero essere eliminati dalla quotidianità sono:
     - prodotti confezionati con farine raffinate (tipo 00), per esempio la pasta fresca o le torte.Va bene invece la pasta industriale italiana di grano duro; 
    - pane bianco, in particolare se fatto con farine di grano tenero. Va bene invece il pane integrale, meglio se a lievitazione naturale;
    - prodotti di pasticceria commerciale (biscotti, paste, brioches);
    - patate, purea, patatine fritte. Vanno bene invece tutte le altre verdure di stagione
    - riso brillato. Vanno bene il riso integrale, ma anche il farro, l’orzo, il miglio e il grano saraceno;
    - fiocchi di cereali zuccherati e da farine ricostruite.Vanno bene i fiocchi di avena e i muesli senza zucchero;
    - zucchero (saccarosio);
    - bevande gasate e zuccherate (tipo Coca cola o Pepsi, Sprite, acqua tonica,Fanta, aranciata amara...), ma anche i succhi di frutta con lo zucchero e il caffè e i tè zuccherati.
    - Ridurre i grassi saturi. I grassi saturi (i grassi animali) sono prevalentemente di origine bovina: si formano infatti nel rumine, dove i grassi insaturi vegetali vengono trasformati in grassi saturi animali. Si trovano quindi nelle carni bovine, nel latte, in tutti i prodotti del latte e, in modo abbondante, anche nelle carni suine (perché i maiali sono allevati con gli scarti della lavorazione del latte) e nelle uova.
  2. Ridurre le proteine animali. Le proteine sono un ulteriore fattore che favorisce la produzione di insulina e di IGF-I; quest’ultimo, in particolare, è favorito dalle proteine del latte. L’as- sociazione di un piatto di cereali con delle proteine vegetali (legumi) fornisce tutti gli aminoacidi di cui abbiamo bisogno senza sovraccaricare l’organismo di alcuni aminoacidi di provenienza prevalentemente animale.
  3. Consumare quotidianamente cerali, preferibilmente in chicco, poco o non raffinati.
  4. Aumentare verdura e frutta (di stagione). In particolare le verdure della famiglia delle crocifere (cavoli, cavolfiori, broccoli, cime di rapa, cavolini di Bruxelles, ma anche rape, ravanelli, crescione, rucola). Tutte le verdure vanno bene, fuorché le patate.