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NEWS 30 APRILE 2009

30 aprile 2009

 SOMMARIO:

  1. XVII Congresso Nazionale A.N.D.O.S. onlus
  2. Presentazione dei risultati dell’indagine “Disparità nell’accesso dei malati oncologici ai trattamenti terapeutici e assistenziali”
  3. Sedentarietà nemica dopo il tumore
  4. Luce sulla metà oscura del nostro patrimonio ereditario
  5. Un freno genetico per i tumori
  6. Tumori, diminuiscono casi e mortalità
  7. Attivo il SMS solidale 48588 peri malati di cancro 
  8. Focus sulle rotture del genoma per scoprire le prove occulte del tumore
  9. "Riscaldare" i tumori, nuova frontiera in oncologia 
  10. «Ricomincio a vivere», dopo il cancro

 

 

XVII CONGRESSO NAZIONALE ANDOS - VERONA, 30 APRILE - 1-2 MAGGIO 2009

Il 30 aprile – 1-2 maggio 2009 si svolgerà a Verona il 27° Congresso Nazionale A.N.D.O.S. che quest'anno verterà sul tema: "ANTICIPAZIONE DIAGNOSTICA:Il punto di vista dei radiologi sullo screening, sulla diagnostica senologica e le sue nuove frontiere. Il ruolo delle associazioni.” 


Per la gentile concessione dell’immagine di copertina si ringrazia la pittrice Rosa Bianca Cinquetti che ha donato l’opera all’A.N.D.O.S. comitato di Verona.

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Disparità nell'accesso dei malati oncologici ai trattamenti terapeutici e assistenziali - conferenza stampa

Martedì 28 aprile ore 10.00 - Roma, Camera dei Deputati, Palazzo Marini, Sala della Mercede
Conferenza stampa per la presentazione dei risultati dell’indagine “Disparità nell’accesso dei malati oncologici ai trattamenti terapeutici e assistenziali”, realizzata da FAVO e Censis, in collaborazione con INPS, AIOM e AIRO.

 

La ricerca viene presentata oggi a Roma, presso la Sala della Mercede di Palazzo Marini-Camera dei Deputati, da Carla Collicelli, Vicedirettore del Censis, e discussa da Francesco De Lorenzo, Presidente Favo, Antonio Mastrapasqua, Presidente Inps, Massimo Piccioni, Coordinatore Generale Medico Legale Inps, Francesco Boccardo, Presidente AIOM e Paolo Muto, Presidente AIRO, e con la partecipazione di Maurizio Sacconi, Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Mara Carfagna, Ministro per le Pari Opportunità, Ferruccio Fazio, Sottosegretario di Stato al Lavoro Salute e Politiche Sociali, Antonio Tomassini, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, Giuseppe Palumbo, Presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati.

Nella l’indagine sulla disponibilità e la qualità dei servizi per i malati oncologici come l’assistenza domiciliare, il sostegno psicologico e l’informazione hanno partecipato, tra molte altre associazioni, anche i comitati A.N.D.O.S. onlus.

Vedi comunicato stampa Censis
Vedi Sintesi dei princiapli risultati
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Sedentarietà nemica dopo il tumore

Muoversi aiuta a guarire
Una ricerca avverte: depressione e solitudine spingono molti malati a rinunciare ai buoni propositi

(Sportello Cancro, Donatella Barus (Fondazione Veronesi),28 aprile 2009)

 

MILANO - Gli specialisti ormai ne sono persuasi: attività fisica e movimento regolare sono una parte cruciale del recupero dopo un tumore. Ma è dura mantenere i buoni propositi e alla lunga molti pazienti cedono alla poltrona, soprattutto se solitudine e depressione ci mettono lo zampino. Tutto ciò rappresenta un buon motivo per prestare più attenzione al benessere emotivo dei malati, sin dalle prime fasi della cura. E’ questo i

l parere degli psicologi della Ohio State University, che hanno seguito per cinque anni 227 donne operate al seno, scoprendo un legame a doppio filo fra malessere emotivo e sedentarietà.

LO STUDIO – Secondo i risultati dei ricercatori americani (pubblicati sul numero di aprile della rivista Psycho-Oncology, le donne coinvolte hanno incrementato l’esercizio fisico nel corso del primo anno e mezzo dopo l’intervento, ma poi hanno gradualmente lasciato perdere nell’arco dei restanti tre anni e mezzo. All’inizio dell’indagine il 20 per cento delle partecipanti raggiungeva o superava lo standard minimo raccomandato dalle linee guida Usa, ovvero 150 minuti a settimana di attività fisica moderata. Dopo un anno, la percentuale di virtuose era salita al 37 per cento ma poi, prima della fine dei cinque anni, è crollata al 18 per cento. Come si poteva facilmente intuire, le più tenaci sono risultate le donne meno provate dalla malattia e dalle cure, meno depresse e sostenute da una famiglia presente. Al contrario, è apparso più probabile che a dimenticare le scarpe da ginnastica in cantina fossero le pazienti con sintomi depressivi (cattivo umore, stanchezza, insonnia e apatia) e con quella che i ricercatori hanno definito una scarsa «qualità emotiva della salute», fatta di stato d’animo, tensione e mancanza di supporto sociale. «Tutto fa pensare che lo stress e la depressione influenzino i comportamenti concreti delle persone per un lungo periodo di tempo. Ecco perché è necessario riconoscere e affrontare i sintomi depressivi sin dall’inizio della malattia e del trattamento – ha commentato Charles Emery, docente di psicologia e autore dello studio – Per molte di queste donne non è bastato sapere di avere un grave problema di salute e per loro vanno elaborate nuove strategie di incoraggiamento all’esercizio fisico».

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Luce sulla metà oscura del nostro patrimonio ereditario

L'origine evolutiva delle sequenze ripetute va ricercato nei trasposoni che si comportano secondo un programma definito e in grado di influenzare la vita delle cellule
(Redazione MolecularLab.it (20/04/2009) )


D'ora in poi sarà vietato snobbarlo o definirlo, come in passato, "spazzatura": quella metà del nostro genoma costituita da sequenze di DNA ripetute centinaia di migliaia di volte che sembravano prive di significato in realtà risponde a un preciso programma genetico e contribuisce in maniera decisiva a dare un'identità alle diverse cellule dell'organismo umano.

La scoperta è annunciata oggi da Nature Genetics* ed è frutto di una collaborazione internazionale. Vi hanno preso parte il gruppo di lavoro del Laboratorio di Epigenetica del Dulbecco Telethon Institute guidato da Valerio Orlando ed ospitato dall'IRCCS Fondazione Santa Lucia e dall'EBRI di Roma; il team di Piero Carninci dell'OMICS Centre del RIKEN di Yokohama in Giappone; l'Università di Queensland in Australia. In Italia lo studio è stato finanziato da Telethon, da AIRC- Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro e da Compagnia di San Paolo.

Il lavoro segna una tappa storica nella ricerca genetica, svelando come il "lato oscuro del genoma" si comporti esattamente come i geni, che invece rappresentano soltanto il 2% dell'intero patrimonio genetico. Non solo: quelle sequenze ripetute sono essenziali per il corretto funzionamento dei geni. Infatti, i ricercatori hanno dimostrato che alcune di queste sequenze vengono trascritte in precisi momenti della vita cellulare, per esempio durante le prime fasi dello sviluppo o il differenziamento.

Altre sono in grado di inserirsi in prossimità dei geni e di regolarne l'attività: in alcuni casi, questo fenomeno può avere anche effetti patologici significativi come, ad esempio, la trasformazione della cellula sana in una tumorale. Il lavoro di Orlando, Carninci e collaboratori dimostra quindi per la prima volta come tali sequenze si comportino secondo un programma definito e in grado di influenzare la vita delle cellule.

L'origine evolutiva delle sequenze ripetute – che in totale rappresentano ben il 45% dell'intero genoma – va ricercato nei trasposoni, particolari segmenti di DNA che hanno la capacità di spostarsi da una parte all'altra di un cromosoma, oppure da un cromosoma a un altro. I trasposoni hanno un ruolo molto importante dal punto di vista evolutivo, perché data la loro natura mobile sono in grado di creare variabilità e – potenzialmente – di far acquisire o di far perdere delle funzioni biologiche. Già sessant'anni fa la biologa americana Barbara McClintock lo aveva intuito e aveva descritto queste particolari sequenze nella pianta di mais: era il 1951, con due anni in anticipo rispetto alla scoperta della struttura a doppia elica del DNA. Ignorata, quando non direttamente osteggiata dalla comunità scientifica di allora – ancorata a una visione "statica" del genoma – la McClintock ha visto riconosciuti i suoi meriti solo a partire dagli anni Settanta, arrivando poi nel 1983 ad essere insignita del Premio Nobel per la Medicina.

Oggi, grazie soprattutto alle sofisticate tecnologie disponibili (le deep sequencing) e alle competenze multidisciplinari, Orlando, Carninci e i loro collaboratori sono riusciti finalmente a verificare questa fondamentale ipotesi e a "riabilitare" questa grossa porzione del nostro DNA, finora considerata appunto come una sorta di scarto o, meglio, di DNA clandestino e misterioso, apparentemente inutilizzato. La scoperta potrà contribuire all'analisi di tutti quei meccanismi che agiscono "al di sopra dei geni" – detti per questo epigenetici – e che potrebbero influenzare, tra l'altro, la diversa manifestazione delle malattie tra singoli individui, la risposta individuale ai farmaci o, in casi particolari, l'applicabilità della terapia genica.

*Geoffrey J Faulkner, Yasumasa Kimura, Carsten O Daub, Shivangi Wani, Charles Plessy, Katharine M Irvine, Kate Schroder, Nicole Cloonan, Anita L Steptoe, Timo Lassmann, Kazunori Waki, Nadine Hornig, Takahiro Arakawa, Hazuki Takahashi, Jun Kawai, Alistair R R Forrest, Harukazu Suzuki, Yoshihide Hayashizaki, David A Hume, Valerio Orlando, Sean M Grimmond1 & Piero Carninci, "The regulated retrotransposon transcriptome of mammalian cells". Nature Genetics, 2009.

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 Un freno genetico per i tumori

La variabilità delle manifestazioni tumorali dipende dall'interazione di molti geni: interromperle fa sperare nella possibilità di bloccare la crescita tumorale
(Redazione MolecularLab.it (21/04/2009))


I ricercatori dell'Università di Edimburgo (GB) stanno lavorando ad una sorta di "freno genetico", che potrebbe rallentare o bloccare malattie come sclerosi multipla e tumori.
Nell'articolo pubblicato su "Nature Genetics" i ricercatori spiegano che finora si pensava che un gruppo selezionato di geni "master"fosse responsabile del controllo della crescita delle cellule che possono causare queste patologie, ma grazie al lavoro del team diretto da David Hume del Roslin Institute si sono scoperti centinaia di geni che interagiscono fra loro.
Il passo successivo sarà trovare i punti deboli per bloccare la crescita tumorale. Secondo gli scienziati le variazioni in questa rete genetica spiegherebbero la grande variabilità dei modi in cui queste malattie si sviluppano nelle varie persone. La speranza del team scozzese è che identificando i punti deboli nella struttura genetica sarà possibile arrestare la crescita dei tumori, consentendo solo quella delle cellule sane. Hume afferma "Questo studio ci ha effettivamente mostrato dove sono questi freni e quali potrebbero rallentare o bloccare malattie come cancro e sclerosi multipla. Crediamo che questo potrebbe portare a nuovi trattamenti per molte patologie del sistema immunitario".

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Tumori, diminuiscono casi e mortalità

DATI 2005 dell’Associazione Italiana Registri Tumori
Secondo l'Airtum il Sud si avvicina, in peggio, al Nord
Il big killer del polmone uccide meno uomini e più donne

(Sportello Cancro, Vera Martinella (Fondazione Umberto Veronesi), 23 aprile 2009 )
 

MILANO – Cresce il numero dei casi di tumore diagnosticati ogni anno in Italia, ma l’aumento è in gran parte dovuto all’invecchiamento della popolazione e alla diagnosi precoce, che permette d’individuare la malattia nei primissimi stadi, quando è ancora curabile. «Fatti questi conti, dunque, l’incidenza sta calando. Mentre i malati sopravvivono sempre più a lungo, grazie alle cure sempre più efficaci a disposizione. E la mortalità diminuisce», commenta Eugenio Paci, Segretario nazionale dell’Associazione italiana registri tumori (Airtum http://www.registri-tumori.it/ ), che ha presentato oggi i dati italiani sull’incidenza e la mortalità per patologia tumorale aggiornati al 2005. Ma c’è una nota negativa: le regioni meridionali, storicamente più protette nei confronti del cancro (soprattutto per lo stile di vita e l’alimentazione più corretti), stanno man mano perdendo il loro vantaggio nei confronti del resto d’Italia.

250MILA NUOVI CASI OGNI ANNO - Non esistono dati osservati per l’insieme della popolazione italiana, ma solo stime. E queste parlano di 250mila nuove diagnosi di cancro nelle persone fino a 84 anni di età nel corso del 2008 (circa 132mila negli uomini e 122mila nelle donne). In media, si valuta che una persona ogni due abbia la probabilità di avere una diagnosi di tumore nel corso della vita (tra 0 e 84 anni). Dieci anni fa erano 225mila i nuovi casi e si sfioravano i 130mila decessi annuali, mentre ora la mortalità è scesa intorno ai 122mila casi.

UN AUMENTO SOLO APPARENTE – Non tutti i tumori sono in crescita. Anzi, per la maggior parte delle neoplasie le diagnosi annuali stanno diminuendo. «Questo apparente paradosso – spiega Paci - è dovuto al fatto che l’incremento registrato è riconducibile in gran parte a due fattori: il principale è l’invecchiamento della popolazione. Man mano che la vita si allunga, infatti, aumenta anche la probabilità di ammalarsi. Se nelle prime decadi di vita la frequenza dei tumori è nell’ordine di grandezza delle decine di casi ogni 100mila persone, e dai 35 anni arriva al centinaio, dopo i 60 anni si supera il migliaio di casi ogni 100mila. E poi, c’è l’effetto della diagnosi precoce, che contribuisce ad anticipare il momento della diagnosi». Di fatto, quindi, se si escludono l’effetto invecchiamento e i carcinomi di seno, cervice e colon retto e prostata (per i quali esistono programmi di screening organizzato), il numero di tumori diagnosticati ogni anno è in diminuzione (con alcune eccezioni, come il cancro del polmone tra le donne).

I TUMORI PIU’ DIFFUSI - Tra gli la forma più di frequente (a partire dai 45 anni di età) è il carcinoma della prostata (18,5 per cento dei nuovi casi), che ha ormai superato quello polmonare, in costante diminuzione. Un terzo delle neoplasie diagnosticate ogni anno nelle donne colpisce invece il seno, ma fa la sua comparsa - tra le prime cinque neoplasie femminili - anche il tumore del polmone, che è purtroppo in costante crescita. La causa? Ovviamente la grande diffusione delle sigarette anche fra donne e ragazze. Se si considera l’intera popolazione, senza distinzione di sesso, il tumore in assoluto più diffuso, dopo gli epiteliomi cutanei, è quello del colon retto, seguito da mammella, prostata e polmone.

LA RIDUZIONE DELLA MORTALITÀ C’È, MA NON SI VEDE – Chiarisce Paci: «La mortalità per il complesso dei tumori è in riduzione. Questa diminuzione sarebbe ben visibile se l’età media della popolazione fosse la stessa di 10 anni fa, ma in questa decade la popolazione italiana è invecchiata, facendo aumentare il numero di decessi oncologici e impedendo di percepire la riduzione reale del fenomeno». Si è passati, infatti, dai 311,4 decessi annuali ogni 100mila abitanti del triennio 1993-1995 ai 266,5 rilevati nel 2003-2005. Secondo gli ultimi dati nazionali Istat disponibili, riferiti al 2006, i decessi dovuti a tumori sono circa 170mila: poco più di 96mila tra gli uomini e 71mila tra le donne. In media, si valuta che un uomo ogni tre e una donna ogni sei abbiano la probabilità di morire a causa di un tumore.

I BIG KILLERS – Le neoplasie che uccidono di più? Nel periodo 2003-2005, per gli uomini, il tumore del polmone (27,6 per cento), del colon retto (10,7) e della prostata (8,5). Mentre per le donne al primo posto è il tumore della mammella (16,3 per cento) seguito da quelli del colon retto (11,9) e del polmone (10,3).

DIFFERENZE REGIONALI – Persistono delle differenze geografiche, ma secondo gli esperti potrebbero non durare a lungo: nel Sud dell’Italia il rischio di ammalarsi (e di morire) di cancro è ancora minore rispetto alle regioni del Centro e del Nord, ma l’andamento è ormai verso l’uniformazione. «Lo dimostra il fatto – conclude l’esperto – che il rapporto dei tassi di incidenza fra Nord e Sud nel periodo 1993-1995 era fino a 20 punti percentuali più elevato di quanto non lo sia nel 2003-2005. Tutta colpa dell’urbanizzazione crescente – con il conseguente inquinamento – e della crisi della dieta mediterranea, abbandonata per un’alimentazione molto meno salutare». Se si confrontano i dati italiani con quelli degli altri Paesi, infine, risulta che sia la frequenza di neoplasie sia la mortalità per tutti i tipi di tumore tra gli uomini è sovrapponibile a quella rilevata nei paesi del Nord Europa e degli Stati Uniti. Per le donne, invece, sembra valere ancora un modello «mediterraneo» grazie al quale sia l’incidenza che la mortalità risultano leggermente inferiori.

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ATTIVO IL SMS SOLIDALE  48588 PER I MALATI DI CANCRO

Cari Amici,
dal 15 aprile al 3 maggio 2009 sarà attivo il numero 48588 per inviare un SMS solidale per il miglioramento della qualità di vita dei malati di cancro e delle loro famiglie

 

"Un piccolo gesto, una grande sofferenza in meno. Per i malati di cancro dona un euro inviando al 48588 un SMS dal tuo telefonino personale TIM, Vodafone, Wind e 3 o due euro chiamando da telefono fisso Telecom Italia"

Con questo slogan la FAVO (Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia www.favo.it) ha voluto lanciare la raccolta dei fondi, in occasione della IV Giornata Nazionale del Malato Oncologico 2009 che si celebrerà a Taranto, sabato 2 e domenica 3 maggio e che vede come testimonial la giornalista Cristina Parodi.

“Di tumore oggi si muore molto meno, – dice la Parodi – ma ci sono tanti malati che convivono a lungo con la malattia e che hanno bisogni ed esigenze particolari. Le Associazioni di volontariato riunite della F.A.V.O. ascoltano e rispondono a questi bisogni, aiutando i malati a mantenere una buona qualità della vita.”.

La Giornata è dedicata al malato, agli ex malati e a tutti coloro che hanno vissuto da vicino la malattia, condividendone ansie, preoccupazioni e speranze, e costituisce il terzo pilastro della task force anticancro, insieme alla ricerca (AIRC) ed alla prevenzione (Lega Tumori). Lungi dall’essere proposta come celebrazione puramente compassionevole delle sofferenze, delle difficoltà, dei bisogni, delle esigenze e dei diritti dei malati di cancro, la Giornata è una vera e propria celebrazione della vita da parte di chi ha imparato ad amarla e difenderla con la forza del dolore, avendo paura di perderla.

 

L'obiettivo da raggiungere, anche grazie ai contributi raccolti con gli sms, sarà quello di sostenere le persone anziane malate di cancro durante il trattamento, di non lasciarli soli dopo le cure, e di garantire loro un buon livello della qualità della vita. Il tumore maligno ha un prima, momento in cui la malattia viene diagnosticata; un durante, rappresentato dalla terapia e dai suoi effetti; e un dopo, e cioè la vita che deve continuare nelle migliori condizioni possibili. I fondi raccolti sono destinati alla realizzazione di 3 progetti presentati da altrettante associazioni aderenti alla F.A.V.O..

Ecco perché un piccolo gesto può significare un grande aiuto.


Vedi programma della giornata
Ascolta Spot radiofonico
Guarda lo spot di Cristina Parodi 
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Focus sulle rotture del genoma per scoprire le prove occulte del tumore

(Redazione MolecularLab.it (20/04/2009)

Rivelati i meccanismi di formazione del tumore nei pazienti affetti da Ataxia-Telangiectasia (AT e ATLD), patologie ereditarie che predispongono all'insorgenza tumorale

Le cellule del nostro corpo sono continuamente soggette a rotture del DNA, ma alcuni geni sono preposti alla loro intercettazione per innescare un meccanismo di riparazione: ATM è uno di questi geni-chiave. Il suo corretto funzionamento è fondamentale per la stabilità del DNA e in sua assenza aumenta anche il rischio di formazione di neoplasie, tanto più che, tra le varie funzioni, ATM regola p53, il gene riconosciuto come il più importante dei soppressori tumorali.

ATM è noto soprattutto per essere responsabile di una rara patologia ereditaria associata a degenerazione di parte del cervello ed invecchiamento precoce: la Ataxia-Telangiectasia (AT), da cui deriva appunto il suo nome (Ataxia Telangiectasia Mutated). Negli individui colpiti da questa sindrome, la mutazione del gene ATM impedisce di attivare i sistemi di controllo del ciclo cellulare (i cosiddetti checkpoints) compromettendo così i meccanismi che normalmente presiedono alla riparazione dei danni al DNA, e quindi questi sono molto più esposti all'insorgenza di tumori (da 100 a 1000 volte di più*), in particolare leucemie, linfomi e carcinoma gastrico.

Contrariamente ai pazienti omozigoti (ovvero nel cui DNA entrambi gli cromosomi sono mutati), che manifestano il quadro clinico completo della sindrome, i pazienti eterozigoti (in cui un solo cromosoma è mutato ed è recessivo), sono come dei "portatori sani", cioè non manifestano alcun sintomo apparente, ma sono più esposti all'insorgenza di tumori e costituiscono circa l'1-2%* della popolazione.

È stato verificato, ad esempio, che i soggetti eterozigoti per AT presentano una predisposizione di tumore alla mammella 2-3 volte superiore rispetto a soggetti normali (salendo fino a 8 volte per i fumatori)*. Ma fino ad oggi non era chiaro come avvenisse il processo degenerativo e, quindi, come riuscire a prevenirlo e contrastarlo.

Lo studio condotto da Marco Foiani, Direttore Scientifico di IFOM (Istituto FIRC di Oncologia Molecolare) e Professore Ordinario di Biologia Molecolare dell'Università degli Studi di Milano (Dipartimento di Scienze Biomolecolari e Biotecnologie), è riuscito ad analizzare in maniera approfondita come la cellula reagisce all'assenza delle proteine riparatrici attivate dal gene ATM. "Quando ATM, o le proteine da essa regolate, non funzionano,– spiega Foiani - il DNA non e' più in grado di riparare le rotture, scatenando in questo modo la formazione di neoplasie".

Fondamentale per pervenire a questa osservazione è stato il particolare approccio sperimentale utilizzato: "siamo riusciti ad analizzare una singola rottura del DNA - spiega Ylli Doksani, primo autore della scoperta - stabilendo un punto ed un momento preciso in cui indurla per poi osservare fisicamente i meccanismi di riparazione durante la replicazione dei cromosomi, la fase più delicata".

Il team di scienziati dell'IFOM ha quindi indirizzato il focus della ricerca su una rottura del DNA isolata per investigare i meccanismi che stanno alle origini dell'instabilità genomica e quindi alla possibile insorgenza di tumori. E le prospettive dello studio si rivelano promettenti sia sul piano della prevenzione sia su quello della cura: "Sul primo fronte il prossimo passo – dichiara Foiani - sarà quello di sviluppare metodologie di diagnosi preventiva, individuando il set di geni coinvolti per mettere a punto test genetici ad hoc per i casi in cui sia presente familiarità nella sindrome AT e in alcune sue varianti meno note come ATLD . Sul fronte della cura invece – continua Foiani – l'obiettivo sarà di sviluppare cure personalizzate. La somministrazione dei comuni chemioterapici a soggetti eterozigoti per AT, ad esempio, può avere l'effetto opposto a quello desiderato: lo stress a livello dei cromosomi indotto dalla chemioterapia classica, spesso associato alla formazione di rotture al DNA potrebbe rivelarsi dannoso venendo a mancare le proteine che riparano il DNA. Si tratta quindi di individuare bersagli terapeutici nuovi contro cui indirizzare farmaci specifici nelle terapie anticancro del futuro."

* i dati epidemiologici relativi a soggetti affetti da Ataxia-Telangiectasia o portatori sani sono tratti da studi su popolazioni europee e americane e sono stati forniti dal Dott. Domenico Delia, responsabile del Dipartimento di Oncologia Sperimentale della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori e dalla Prof. Luciana Chessa, Professore Associato di Genetica Medica dell'Università degli Studi "LA Sapienza" di Roma.

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"RISCALDARE" I TUMORI, NUOVA FRONTIERA IN ONCOLOGIA

TRATTAMENTO CON CALORE PER UCCIDERE CELLULE MALATE
(AGI Salute)


(AGI) - Londra, 17 apr. - Entro tre anni un nuovo trattamento potrebbe essere in grado di eliminare il tumore alla prostata con il calore. In pratica, la nuova tecnica utilizza milioni di nanoparticelle che 'riscaldano' i tumori fino a ucciderli. Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico Daily Telegraph, un gruppo di scienziati del Dipartimento di Chimica dell'Universita' di Leicester ha ora ricevuto 325 mila sterline per sviluppare questo trattamento. "Le persone - ha detto Glen Burley, ricercatore che lavora al progetto - non sempre realizzano di avere il cancro alla prostata finche' non si diffonde ad altre parti del corpo. Ma il nuovo trattamento potrebbe essere dato a tutti i pazienti per individuare il tumore il piu' presto possibile e allo stesso tempo eliminarlo". "E' piu' efficace - ha continuato - di qualsiasi altro trattamento attuale perche' elimina il tumore non appena viene trovato e fa risparmiare tempo prezioso". Il nuovo metodo, che potrebbe essere operativo entro tre anni, funziona iniettando milioni di particelle magnetiche sulla prostata del paziente che si illuminano tramite una Magnetic Reasonance Imaging (MRI). Poi vengono utilizzate delle onde radio per riscaldare le particelle fino a 42 gradi finche' uccidono il tumore prima che si diffonda. Secondo i ricercatori, questo straordinario trattamento potrebbe essere utilizzato anche per trattare le forme piu' aggressive di cancro al fegato, alla mammella e al colon. 

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«Ricomincio a vivere», dopo il cancro

CI SONO 800 MILA LUNGO-SOPRAVVIVENTI IN ITALIA
Le guarigioni aumentano, ma com’è il «dopo»? Chi cambia moglie e chi città, chi perde la serenità e chi trova la fede. Tutti hanno bisogno di sostegno

(Sportello Cancro,Vera Martinella, 17 aprile 2009) 

 

MILANO – «Lungo-sopravviventi o «survivors» (sopravvissuti), è così che ci chiamano i medici. Certo, già la parola è un po’ inquietante. Come dire, una garanzia che il cancro non te lo scordi più, se ti va bene “gli scampi”. Ma le cautele, prima di darti la medaglia di guarito, sono tante, tantissime…». Sorride Francesca, è tranquilla: oggi, trascorsi 15 anni dal suo tumore al seno, ha 51 anni e una vita normale. «In realtà, io non mi sento una sopravvivente. Le mie giornate scorrono come prima della malattia: lavoro, viaggio, seguo mia figlia e mio marito. Penso di avere gli stessi problemi della maggioranza delle italiane della mia età, anche se l’incontro con il cancro è stato sicuramente un’esperienza molto complessa e dura. Alcune cose sono però anche cambiate in meglio».

SALE IL NUMERO DI GUARIGIONI – Dopo un tumore si può riacquistare la salute, tornare alla vita normale e a riacquisire un’aspettativa di vita esattamente identica a quella delle persone che non hanno mai dovuto fare i conti con il cancro. Grazie a miglioramenti diagnostici e terapeutici, in Europa crescono i casi di pazienti oncologici che giungono a una ripresa completa. Il numero di persone guarite aumenta di circa l’uno per cento ogni anno. È quanto emerge da uno studio pubblicato sull’European Journal of Cancer che per la prima volta prende in esame non solo la sopravvivenza a cinque anni (che non indica l’effettiva guarigione), ma i dati sulle persone realmente guarite dal tumore. Condotto dal gruppo di lavoro Eurocare-4, lo studio ha analizzato i dati di 93 registri tumori in 23 paesi europei, per un campione di circa 13,5 milioni di pazienti con una diagnosi di cancro avuta nel periodo 1978-2002, che rappresentano tutti i casi diagnosticati in una popolazione complessiva di 151.400 mila cittadini europei (pari al 35 per cento della popolazione totale di questi paesi). Gli esperti hanno considerato i dati nei bienni 1988-1990 e 1997-1999 e trovato che la proporzione di pazienti ristabilita da tumore ai polmoni, allo stomaco e al colon-retto è passata rispettivamente dal 6 all’8 per cento, dal 15 al 18 e dal 42 al 49 per cento. «Si vede un’evoluzione positiva, anche se lenta - afferma Riccardo Capocaccia, direttore del Reparto di epidemiologia dei tumori dell’Istituto superiore di sanità - e anche le proiezioni per il futuro indicano che questo trend continuerà».

GLI ANZIANI SOPRAVVIVONO MENO, LE DONNE PIÙ DEGLI UOMINI - Dai dati della ricerca emerge che l’Italia è tra i paesi europei con il migliore tasso di guarigioni e sopravvivenza. Considerando i principali tumori, per esempio, si vede che per quello ai polmoni la guarigione è minima in Danimarca, Polonia e Repubblica Ceca (meno del 5 per cento), massima in Francia e Spagna (oltre il 10 per cento) e in Italia è del 7 per cento. Per il colon-retto è minima (30 per cento) in Polonia, Repubblica Ceca e Slovenia, massima (49 per cento) in Francia e in Italia è del 43,1 per cento. In Finlandia, Francia, Spagna e Svezia, circa il 73 per cento dei casi di cancro al seno guarisce e la percentuale italiana è del 69,9. «L’ampia variabilità tra i vari Paesi riflette differenti progressi diagnostici, terapeutici e di prevenzione», spiega Capocaccia. I pazienti di 70-99 anni hanno però una sopravvivenza minore di quelli della fascia 55-69 anni perché, prosegue l’esperto «probabilmente arrivano alla diagnosi ad uno stato più avanzato di malattia, per presenza di altre patologie e per la minore applicabilità delle terapie più efficaci, spesso dovuta al loro stato generale di salute già in parte compromesso». A parità di neoplasia, poi, le donne si salvano più degli uomini: la sopravvivenza a cinque anni per lei è generalmente il 2 per cento più alta (52 contro 50 per cento dei maschi). E si sale fino al 4 per cento in più nelle donne under-64. Buone le statistiche per bambini e adolescenti: la sopravvivenza complessiva a 5 anni è dell’81 per cento tra 0 e 14 anni e cresce all’87 per cento fra i 15 e i 24 anni.

CONTROLLI, STRESS, ANSIA, «COME UNA SPADA DI DAMOCLE» - Non tutti gli ex-malati, purtroppo, hanno superato la malattia con la stessa tranquillità di Francesca. Tutta un’altra storia quella di Lorenzo, operato sette anni fa di un carcinoma al colon: «Dopo l’intervento la mia vita è completamente cambiata, avevo solo 35 anni, è stato terribile. Mi sentivo diverso, non mi accettavo più. Ho lasciato la mia fidanzata nonostante fosse molto innamorata di me e mi fosse stata vicina. Mi sono chiuso in me stesso, ho cambiato città e lavoro. Non ho mai raccontato a nessuno ciò che mi era successo. Probabilmente se avessi intrapreso una terapia psicologica sarei riuscito a superare il trauma… mi accorgo che poterne parlare è veramente una liberazione». Gli studi sui survivors non sono molti, perché la loro stessa «lungo-sopravvivenza» è cosa recente. Di certo, però, sono una realtà che s’impone all’attenzione dei medici e degli psicologi. Perché questi ex-malati hanno necessità peculiari, che non possono essere ignorate né sottovalutate se si vuole garantire loro un effettivo reinserimento sul lavoro, in famiglia, nella coppia e nella società. «Definiamolo genericamente stress anche se ha più sfaccettature – spiega Luciana Murru, psicologa all’Istituto tumori di Milano che da tempo s’interessa del problema -. C’è, innanzi tutto, la paura che il tumore ritorni. Un’ansia legata ai controlli, dura a scomparire. Molti malati oncologici vivono come se sulla loro testa pendesse costantemente “una spada di Damocle”». Diversi studi hanno indagato su questo vissuto ed effettivamente le percentuali sono abbastanza alte: ne soffre, ad esempio, tra il 42 e l’89 per cento delle donne operate al seno e tra il 39 e il 76 dei pazienti sottoposti a trapianto di midollo per una neoplasia del sangue.

UNA MALATTIA CHE TI CAMBIA LA VITA – Dirlo può sembrare un po’ scontato, ma percepirlo sulla propria pelle è tutta un’altra cosa: «Il tumore – prosegue la psiconcologa – è una malattia che ti cambia la vita, perché si comprende davvero il senso del limite. Ci si scontra d’improvviso con il fatto che siamo mortali. Per questo è fondamentale da subito aiutare i malati a gestire lo shock della diagnosi e lo stress successivo delle cure. Pazienti e familiari, poi, vanno sostenuti nell’affrontare l’ansia, la paura, la depressione, l’impatto emotivo e spirituale e tutti i cambiamenti che interverrano nella loro vita da quel momento in poi». E, ascoltando le storie dei sopravvissuti, si capisce che i cambiamenti sono davvero tanti. Alvise, per esempio, è guarito da un linfoma di Hodgkin. Ora ha 68 anni e un figlio quindicenne, avuto dalla compagna che ha scelto dopo l’esperienza-tumore. Ne aveva 45 quando nel 1986 gli è stata diagnosticata la malattia ed era sposato. Con la moglie ha affrontato la diagnosi e l’iter terapeutico. Lo avevano giudicato un caso senza speranza, ma lui ha chiesto altri consulti e si è fatto curare. Ha avuto una ricaduta nel 2000 e una nel 2003. Ora è guarito e fa solo una terapia di mantenimento mensile. «Alvise ha dovuto trovare in se stesso la forza per reagire alla malattia, l’ha cercata nei familiari e nelle persone vicine, ma nel suo percorso riabilitativo ha divorziato dalla moglie dalla quale non si sentiva abbastanza sostenuto» dice Marilena Bongiovanni, presidente dell’Associazione nazionale guariti o lungoviventi oncologici (Angolo), fra i membri fondatori insieme ad Alvise.

TORNARE A VIVERE: SERVE AIUTO - Spesso il lungo-vivente convive con disturbi collegati alle terapie sostenute o conseguenti alla patologia oncologica stessa: in particolare molti soffrono di astenia cronica, fatigue, depressione. E quasi tutti lamentano il senso di disinteresse, persino di abbandono da parte degli oncologi, dopo il superamento della fase acuta della malattia. «Invece – spiega Bongiovanni, ex malata come molti soci di Angolo - il concetto di riabilitazione, importantissimo per i survivors, in realtà è fondamentale per tutti, fin dalla diagnosi. Il sostegno psicologico, le corrette indicazioni durante le terapie sotto il profilo alimentare, comportamentale e sessuale, il sentirsi accuditi servono per generare nel malato e nei suoi cari il corretto atteggiamento nell’affrontare tutto il percorso». C’è chi deve superare le cicatrici dell’operazione e magari va indirizzato verso un intervento di chirurgia estetica o plastica. Chi, come gli stomizzati dopo un carcinoma colonrettale, si ritrova a convivere con un corpo diverso. Numerose donne soffrono di linfedema al braccio dopo l’intervento al seno e molte coppie hanno problemi di fertilità o di sessualità. Parecchi ex-pazienti, poi, hanno bisogno di aiuto legale e nel reinserimento al lavoro.

LA COPPIA E IL SESSO - Recuperare la serenità, anche nella coppia, è un passo decisivo per tornare a vivere. Soprattutto certi tumori (specie se interessano seno, prostata, utero) lasciano però un segno, sia fisico che psicologico. «Dal giorno dell’intervento non sono più riuscita a spogliarmi davanti a mio marito. L’intesa sessuale con lui ne ha risentito tantissimo. E ho sempre l’impressione che lo sguardo della gente si indirizzi sul mio seno» confessa la milanese Carla, a cui fa eco una giovane donna toscana: «Io dopo l’intervento ho lasciato il mio ragazzo, il mio corpo non mi piaceva più. Quando ho visto la ferita per la prima volta ho pianto per tre giorni. Mi sono completamente chiusa in me stessa e ho iniziato a pregare». Anche per gli uomini non è semplice, come spiega Franco: «Dopo la prostatectomia per quasi due anni non ho più avuto rapporti sessuali con mia moglie e tutta la nostra relazione si è impoverita. Ero in crisi, con me stesso prima che con lei. Poi, piano piano e con tanta fatica, mi sono lasciato aiutare dall’urologo e dai farmaci, ho permesso che lei si avvicinasse. Oggi va molto meglio». Alla quasi trentenne Lorena, invece, dopo il ricovero e il primo ciclo di terapie, il fidanzato ha detto che non se la sentiva di condividere la sua vita con lei: «Dopo la comunicazione della diagnosi è stato l’altro grande shock della mia vita. Ma con il sostegno di uno psicologo ho analizzato, capito e persino accettato. Non è stato facile neppure per lui, stavamo insieme da poco più di un anno e io forse non potrò avere figli».

AD AVIANO LA PRIMA CLINICA PER I GUARITI – Per i medici, però, molti di questi problemi sono «secondari». Prima vengono il tumore e le terapie. Bisogna salvarsi la pelle. E chi ce la fa è già fortunato. Certo, ora che le guarigioni aumentano, cresce anche il numero di quelli che vorrebbero e dovrebbero poter godere di una buona qualità di vita futura. «In Italia ci sono non meno di 1,5 milioni di persone con una storia di cancro alle spalle e circa 800mila rientrano a pieno titolo nella categoria dei cosiddetti lungo-sopravviventi – spiega Umberto Tirelli, direttore del Dipartimento di oncologia al Centro di riferimento oncologico di Aviano (Pn) e responsabile della prima clinica in Italia rivolta ai pazienti oncologici guariti -. Molti soffrono di disturbi legati agli effetti collaterali dell’intervento o di chemio e radioterapia. Tanti sono anziani e magari hanno patologie concomitanti, per lo più cardiovascolari. Altri devono affrontare squilibri ormonali, problemi della sessualità o della fertilità. Su tutti, poi, bisogna studiare la possibilità di eventuali secondi tumori indotti dalle radiazioni. E impostare – come per tutti - gli screening per altre forme di cancro e la loro tempistica». Per questo Tirelli ha sostenuto (con il finanziamento del Ministero della salute e in collaborazione con Aimac , Favo , Angolo e altri Istituti Tumori) l’iniziativa di una clinica dedicata ai bisogni specifici dei survivors. I pazienti italiani che sono invitati a utilizzarla sono quelli che hanno avuto una delle seguenti patologie oncologiche: tumori della mammella, gastro-intestinali, ginecologici, genito-urinari e linfomi, e che sono stati trattati in qualsiasi centro italiano. Basta che abbiano almeno cinque anni di storia di assenza di malattia, senza trattamenti oncologici in atto. Chiunque fosse interessato a prendere un appuntamento può telefonare allo 0434-659036. Le visite vengono erogate attraverso il sistema sanitario nazionale.

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