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NEWS DEL 15 GIUGNO 2009

15 giugno 2009

 SOMMARIO:

  1. VALLE CAMONICA RACCONTA
  2. PROTESI SANITARIE - UN FIORE TRA I CAPELLI
  3. TUMORI: ANCHE IN ITALIA NUOVO FARMACO CONTRO CANCRO AL SENO
  4. TUMORI DEL SENO: ALCUNI ANTIDEPRESSIVI POSSONO INTRALCIARE LA TERAPIA
  5. ANZIANI E TUMORI: COME AIUTARE I PAZIENTI PIU' FRAGILI 
  6. IL SUPER TEST DEL SANGUE PER I TUMORI 
  7. È BATTAGLIA LEGALE SUI TEST GENETICI
  8. I NUOVI COSMETICI PER NASCONDERE I DANNI DELLE CURE 
  9. SCONFITTA LA "TRIPLICE RESISTENZA" DEI TUMORI AL SENO  

 

VALLE CAMONICA  RACCONTA

Foggia, 21-22 maggio 2009
Siamo diventate Nazional Popolari

Il neonato Comitato A.N.D.O.S. di Foggia, consultando il sito del Nazionale, ha trovato inserita la pubblicità del libro scritto da Rosanna Ducoli. Miriam, Betta, Ester e Giovanna del Direttivo Pugliese, con tanta sensibilità e spirito di collaborazione, ci hanno contattate e invitate a Foggia a presenziare ad una serata, che hanno organizzato in una biblioteca del centro della città, per la promozione e la vendita a scopo benefico di questa testimonianza difficile, citata e descritta come “un vestito troppo stretto”, ma dove alla fine la gioia della vita prevale e vince con tanta determinazione su tutte le vicissitudini e sulla malattia. L’esperienza di questi due giorni, conferma che la solidarietà non ha confini. Siamo state loro ospiti e ci siamo sentite, da subito, come in famiglia. Alla serata erano sicuramente presenti tutte le socie tesserate (50 circa), che hanno portato anche nuove amiche, tanto che temevamo di non aver abbastanza copie del libro per tutte. Ci sono bastate ma le abbiamo, in pratica, esaurite. Era presente anche un chirurgo senologo che aveva operato parecchie delle signore presenti e che lavora all’Ospedale di S.Giovanni Rotondo (paese di Padre Pio).
E’ cugino di Betta e si presta molto affinché il gruppo di volontariato cresca e si consolidi. Devo riconoscere che loro sono quattro colonne portanti determinate , colte e che sicuramente sapranno far crescere un gruppo di volontarie che aiuteranno le donne di Foggia operate di tumore al seno a superare il difficile momento del periodo pre e post-operatorio.
Fulvia Glisenti

Nota della redazione:
Un grande grazie a tutte le volontarie dei comitati di Valle Camonica e di Foggia.
Ewelina
 

Entro il 2010 la radioterapia sarà operativa anche in Valle Camonica

Entro il 2010 in Valle Camonica potrà partire la radioterapia. I malati di tumore non dovranno più raggiungere la città per curarsi ma potranno rivolgersi all’ospedale di Esine.
L’inizio dei lavori per la realizzazione del bunker dove troverà sede l’acceleratore nucleare (acquistato grazie alla donazione di un milione di euro dalla Fondazione Zalesky) partirà a giorni considerato che la gara d’appalto si chiude il 31/05/2009.
Alla realizzazione del progetto ha contribuito anche la Regione Lombardia con 2 milioni e mezzo di euro.
Il progetto della radioterapia prevede l’installazione dell’acceleratore nucleare nel bunker che verrà realizzato presso ospedale per la cura, la diagnostica e l’impostazione delle cure saranno affidate all’equipe del Centro Radio del Civile di Brescia con il quale Esine colloquierà per via telematica.
A spiegare importanza del progetto è stato invitato dall’Andos di Valle Camonica in più occasioni il prof. Paolo Frata, primario del Centro alte Energie dell’Ospedale di Brescia e consulente dell’Asl camuna.
Ogni anno in Valle Camonica si registrano 600 nuovi casi di tumore.
Le persone che hanno bisogno di radioterapia sono tra le 350 e le 400. Attualmente, però solo la metà di loro accede al servizio, comunque in altri centri medici a Brescia o in altre città.



Pulmino A.N.D.O.S. – un sogno diventato realtà.

Un servizio molto apprezzato, reso possibile dalla sensibilità e disponibilità di preziosi autisti volontari.
Il trasporto con il pulmino è, da sempre, al servizio di tutti i malati oncologici che devono effettuare cure radioterapiche presso gli Ospedali “Civile” e “S.Anna” di Brescia.
A secondo delle necessità e della disponibilità dei posti (capienza massima 8 persone) è stato utilizzato anche per trasportare pazienti che si sottopongono a trattamenti di camera iperbarica.
Vista l’elevata richiesta del servizio, al bisogno, viene effettuato sia al mattino che al pomeriggio.

Riepiloghiamo il numero dei pazienti che hanno usufruito del servizio:
(da quanto è stato istituito)
Da ottobre a dicembre 2004 - 09
Anno 2005 - 33
Anno 2006 - 62
Anno 2007 - 64
Anno 2008 - 66
Da gennaio ad aprile 2009 - 25
_______________
TOTALE - 259

Considerando che ogni utente deve effettuare mediamente 30 sedute di radioterapia e, calcolando la massima capienza del pulmino, risulta evidente come il servizio sia utilizzato alla sua massima potenza. Dall’inizio del servizio ad oggi abbiamo sostenuto 259 persone x 30 terapie di media = 7770 SINGOLI VIAGGI EVITATI ( di andata e ritorno)

(Se anche tu (uomo o donna) hai del tempo libero e vuoi collaborare con noi…telefona al n°0364360407 (ore pasti) presidente Fulvia Glisenti)

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PROTESI SANITARIE - Un fiore tra i capelli

L'alopecia provocata dalla chemioterapia può aumentare il livello di stress, ansia e depressione compromettendo la vita di relazione di una donna. Ora in alcune Regioni le parrucche, assimilate alle protesi, sono in parte o in tutto rimborsate - Elisabetta Iannelli
(www.aiote.org, 08/06/2009)
 

C'è un aspetto della chemioterapia che, per quanto noto, previsto e spiegato alle pazienti, lascia uno strascico pesante sulla psiche già provata dalla malattia: la perdita dei capelli e dei peli del viso e di tutto il corpo. Soprattutto nelle donne, infatti, il cambiamento della fisionomia indotto dai farmaci può avere effetti demoralizzanti quanto la mutilazione dell'intervento, e compromettere pesantemente la vita di relazione, aumentando il livello di stress, ansia e depressione. Un possibile rimedio è l’uso di una parrucca, magari personalizzata, ma non tutte possono beneficiarne, anche a causa del costo.

Ora, almeno per quanto riguarda l’aspetto economico, finalmente qualcosa sta cambiando: le parrucche, assimilate alle protesi (quali in effetti sono), in alcune regioni sono in parte o in tutto rimborsate. Una recente nota della Direzione regionale delle entrate dell'Emilia Romagna, in risposta a interpello (nota n. 009-19317/2009 del 29 aprile 2009) chiarisce che la spesa per l’acquisto della parrucca per chi è in chemioterapia può essere portata in detrazione nella dichiarazione dei redditi.

Il panorama di quanto fanno i sistemi sanitari regionali è variegato. La prima ad intervenire è stata la Toscana, che dal 2007 ha offerto alle donne un rimborso di 250 euro, per ottenere il quale basta un'autocertificazione unita alla fattura di pagamento. L'iniziativa, per la quale sono stati stanziati 350.000 euro, è stata pensata come estensione istituzionale del progetto "Un fiore tra i capelli", lanciato nel 2003 dall'associazione "Per te donna" in sette comuni (Camaiore, Stazzema, Forte dei Marmi, Massarosa, Pietrasanta, Seravezza e Viareggio).

Un'altra regione che si è fatta carico del problema è quella delle Marche, che dal 2008 prevede un rimborso di 200 euro per le donne affette da tumore mammario. Per questo progetto sono stati stanziati 150.000 euro e per avere il rimborso è necessario presentare un’apposita domanda corredata da certificato medico e fattura di acquisto della parrucca.

Anche l'Assessorato alla famiglia del Comune di Monza dà un contributo una tantum di 200 euro alle donne residenti che abbiano un reddito non superiore ai 25.000 euro: le domande vanno consegnate, insieme alla certificazione dei redditi, entro la fine del 2009.

In Lombardia, le pazienti in cura presso il reparto di oncologia di Sondrio diretto da Alessandro Bertolini possono contare su parrucche e trucco gratuiti. L'iniziativa è stata resa possibile grazie al contributo dell'Associazione italiana contro le leucemie e l'associazione di volontariato oncologico Univale di Sondrio. Anche in altre parti d’Italia alcune associazioni di volontariato destinano parte dei loro fondi al rimborso parziale o totale delle parrucche; tra queste, l'Associazione oncologica Alto Friuli di Tolmezzo.

Per tutte le pazienti che non ottengono rimborsi o contributi, al danno di dover pagare per intero il costo della parrucca, fino ad ora, si è aggiunta la beffa dell’indetraibilità della relativa spesa dalle tasse, come se si trattasse di una spesa voluttuaria ed estetica! Ora anche l’erario ha mostrato di avere un cuore e soprattutto una mente lucida, per capire che la parrucca per l’alopecia causata dalle cure antineoplastiche deve essere considerata una protesi sanitaria e, pertanto, detraibile. La direzione Regionale dell'Emilia Romagna ha, dunque, chiarito che le spese sostenute per l'acquisto della parrucca, da parte di un paziente che abbia perso i capelli in seguito alla chemioterapia (per qualunque forma neoplastica) sono detraibili dall'Irpef (articolo 15, comma 1, lettera c del Tuir), purché la protesi sia stata prescritta da un medico specialista.
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Tumori: anche in Italia nuovo farmaco contro cancro al seno

(Corriere della Sera, Scienze e Tecnologie, 09 Giugno 2009) 

ROMA - Via libera anche in Italia al lapatinib, farmaco per il cancro al seno ad azione mirata che agisce quando le altre molecole hanno fallito e aiuta a proteggere dalle metastasi cerebrali. Il farmaco entra nelle cellule malate e blocca i recettori chiave della proliferazione del tumore al seno di tipo Her 2 positivo. La nuova molecola, che si assume per via orale, e' gia' utilizzata in altri paesi europei dallo scorso anno. In Italia sara' somministrata con una modalita' particolare - che gli anglosassoni chiamano 'pay for performance' - in accordo con l'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco: se nell'arco di dodici settimane non blocca la progressione del tumore, quindi se non funziona, il farmaco non sara' pagato dallo Stato ma sara' a carico dell'azienda produttrice, la GlaxoSmithKline. (Agr)


 

Tumori del seno: alcuni antidepressivi possono intralciare la terapia

Importante che oncologi e psichiatri agiscano in sinergia
Negli Usa una paziente su tre prende farmaci contro la depressione, ma talune molecole frenano l’azione del tamoxifen e aumentano i rischi di ricadute
(Sportello Cancro, Donatella Barus, 09 giugno 2009) 


MILANO - Alcuni fra i farmaci più usati contro depressione e «vampate» rischiano di diventare un boomerang per le donne che, dopo aver rimosso con successo un carcinoma mammario, seguono una cura antiricaduta con tamoxifene. Dal meeting annuale dell’American society of clinical oncology (Asco), il più importante appuntamento mondiale per l’oncologia clinica, arriva la conferma che i certi casi il mix di farmaci porta a un rischio di recidive quasi raddoppiato.

SORVEGLIATI SPECIALI – Gli antidepressivi in questione sono medicinali piuttosto diffusi, appartenenti alla famiglia degli Ssri (selective serotonine reuptake inhibitors), che agiscono sui meccanismi di attivazione della serotonina. Comprendono molecole come la fluoxetina, la paroxetina e la sertralina . Da tempo la loro interazione con il tamoxifene era tenuta d’occhio dagli esperti, ma senza che ci fossero prove delle eventuali conseguenze per le pazienti.

LO STUDIO – I ricercatori dell’Indiana University hanno seguito 1.300 donne per due anni, dal momento in cui hanno iniziato a prendere il tamoxifene in avanti. La terapia viene prescritta alle donne operate per tumore del seno per abbattere il rischio che la malattia si ripresenti. Ma le percentuali di successo si sono rivelate più basse della media fra le donne che assumevano anche una classe particolare di Ssri, diretti contro un microenzima chiamato CYP2D6. Per loro, il tasso di recidiva nell’arco dei due anni è stato del 16 per cento, contro il 7,5 di chi prendeva solo tamoxifene. Nessuna differenza, invece, per le pazienti in cura con antidepressivi che non agiscono su CYP2D6, come citalopram, escitalopram o fluvoxamina.

UNA DONNA SU TRE - «Questi dati sono importanti perché parliamo di terapie diffuse e di malattie diffuse. Se ben utilizzate, le cure possono aiutare molto le pazienti» commenta Paolo Pronzato, direttore dell’oncologia medica dell’Istituto nazionale per la ricerca sul cancro di Genova. Negli Stati Uniti, circa il 30 per cento delle donne in cura ormonale dopo un cancro al seno prende antidepressivi. «In Italia ci sono 500mila donne che hanno avuto una diagnosi di tumore della mammella. Hanno attraversato momenti difficili e possono avere segni di depressione, che va curata a dovere».

AFFIDARSI AL MEDICO – E non c’è solo la depressione. «Gli Ssri portano anche un beneficio contro alcuni sintomi tipici della terapia ormonale, come le vampate – prosegue Pronzato - . Inutile e fuorviante, quindi, demonizzare i farmaci, che vanno piuttosto gestiti al meglio per ogni singola paziente. Se è il caso, si possono scegliere alternative al tamoxifen (come gli inibitori dell’aromatasi) e ai Ssri che agiscono sulla proteina incriminata». Ecco perché è fondamentale che la mano destra sappia cosa fa la sinistro, ovvero che oncologo, medico di famiglia e psichiatra lavorino sempre in squadra, evitando di prescrivere farmaci senza conoscere le terapie concomitanti o tenerne conto.

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Anziani e tumori: come aiutare i pazienti più fragili

E bisogna farli parlare, soprattutto delle loro paure: dolore, morte, solitudine
Un malato di cancro su tre ha più di 75 anni, ma l’età non è (quasi) più un limite alle terapie. Serve però un team di medici specializzato in oncologia geriatrica

(Sportello Cancro, Vera Martinella, 05 giugno 2009) 


MILANO - Anziani e cancro: è questa una delle più impegnative sfide della sanità di oggi. In Italia, gli over 65 sono la fascia di popolazione in più rapida espansione. Sono il 20 per cento oggi, diventeranno il 30 per cento nel 2030. L’invecchiamento è uno dei principali fattori di rischio per l’insorgenza del cancro e i tumori, dopo le malattie cardio¬vascolari, sono la patologia più frequente in questa età. In Italia sono oltre 150 mila le nuove diagnosi oncologiche ogni anno e circa un malato oncologico su tre ha più di 75 anni. «Per curare in modo ottimale una persona anziana affetta da tumore però è necessario un approccio integrato, che consideri tutti i diversi aspetti del malato», spiega Paolo Foa, direttore del Dipartimento di Oncologia dell’ospedale San Paolo di Milano, che ha recentemente organizzato un convegno sulla particolare fragilità di questi pazienti. L’invecchiamento, infatti, è frequentemente associato ad altri problemi di salute e al declino della riserva funzionale di organi e apparati. «Una vulnerabilità fisica – sottolinea Foa - a cui si sommano spesso problemi di natura economica, psicologica, familiare, sociale. Tutti fattori che vanno tenuti in considerazione quando si scelgono le terapie anticancro».

IL DIALOGO E’ FONDAMENTALE - «Con gli anziani, innanzi tutto, serve una maggiore delicatezza fin dalla comunicazione della diagnosi – dice Costanzo Gala, direttore della di Psichiatria I al San Paolo – perché se la scoperta di avere un tumore è uno shock per tutti, i pazienti avanti con l’età sono ancora più vulnerabili e il rischio di sofferenza psichica per loro è maggiore». In età senile, infatti, si tende a tener per sé le proprie paure e, spesso, anche il dolore, per non arrecare disturbo a coniugi e figli. In questo modo, viene a mancare la comunicazione e il senso di solitudine cresce. «E’ importante, invece, - prosegue Gala – soprattutto se un anziano si ammala di cancro, dargli la possibilità di esprimersi. Non bisogna temere che affrontare certi temi - paura, dolore, morte – aumenti l’angoscia. In realtà, è solo parlandone che si può superare le difficoltà». Dialogo, quindi: con le persone più care, se in famiglia c’è un «clima» adatto, se fra marito e moglie o con i figli esistono le condizioni e la volontà per affrontare l’argomento. Oppure chiedendo l’intervento di uno specialista psiconcologo.

CONSIGLI UTILI PER LA FAMIGLIA – Prima di tutto, secondo Gala, bisogna vigilare sulla demoralizzazione del malato. Sentirsi tristi, angosciati, impauriti è una reazione normale, ma bisogna trovare le risorse per superare questo iniziale sconforto. I pazienti tendono a dare per scontato di dover conviverci «a oltranza» e non si confidano, per non pesare ulteriormente sui familiari. Invece, comunicare con loro è fondamentale: parlare di come si sentono e del futuro aiuta a fare chiarezza. Niente bugie o fine consolazioni, però. Meglio affrontare per gradi e delicatamente la verità, che non sempre è negativa. Perché anche i malati oncologici seniores possono guarire o convivere con la neoplasia per molti anni, arrivando a concludere la loro vita con una «fine naturale», non dovuta cioè al cancro. insomma, bisogna lottare contro la visione pessimistica di sé e del futuro che fa credere d’esser giunti al momento ineluttabile e che non ci sia più nulla da fare. Capita, con una certa frequenza, che anche mogli e mariti (presi dal timore di restare soli) e i figli (spaventati dall’idea di perdere un genitore) cadano preda della disperazione e siano incapaci di dare aiuto. In questi casi, il circolo vizioso dello scoraggiamento può essere interrotto con il sostegno di uno psicologo. «I mezzi a disposizione ci sono, per pazienti e familiari ci sono. Basta chiedere aiuto», conclude Gala.

UNA TASK FORCE SPECIALIZZATA IN ONCOLOGIA GERIATRICA – Buone notizie per gli over 65 arrivano, poi, dai laboratori di ricerca e dalle sperimentazioni cliniche. In materia di terapie, l’età conta, ma non deve e non può essere un ostacolo alle cure «È importante - sottolinea Foa - non arrendersi davanti a un tumore solo perché chi ne è colpito è un anziano. Và ricordato che oggi sono disponibili nuove tipologie di farmaci, i cosiddetti agenti biologici, che determinano effetti tossici più contenuti e tollerabili rispetto a quelli causati dai chemioterapici tradizionali». Si aprono così nuovi spazi di cura per il trattamento dei tumori senili, che richiedono una visione d’insieme particolarmente ampia: «Noi abbiamo proposto un’apposita task force, costituita da oncologi e da esperti in altre patologie (l’Unità di cure di supporto) e organizzata per seguire i pazienti a domicilio», dice Foa. Non solo oncologi e chirurghi, dunque, ma anche geriatri, fisioterapisti, dietologi, cardiologi, medici specializzati nelle malattie più frequenti nell’anziano e – se serve – assistenti sociali -. Con un ruolo chiave del medico di famiglia, che più di chiunque altro può avere il polso della situazione e indirizzare malato e familiari, di volta in volta, verso gli specialisti adeguati.

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Il super test del sangue per i tumori

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Studio allo Ieo per avere cure personalizzate. Una macchina scopre l'aggressività delle cellule malate

(Sportello Cancro, Mario Pappagallo, 08 giugno 2009) 


MILANO — Da un campione di sangue si può conoscere l'aggressività di un tumore. In base alle cellule «malate» presenti: per il tumore al seno e per quello alla prostata il numero è 5, per il colon è 3. Che cosa significa? Nel cancro al seno, per esempio: se le cellule tumorali circolanti nel sangue sono da zero a 4 non è aggressivo, se sono 5 o più allora lo è. Finora il termine «aggressivo» era statistico. Di facile comprensione per i pazienti, ma non misurabile. Oggi, grazie a una macchina «leggi sangue», diventa misurabile scientificamente. Gli studi, in vari centri del mondo, stanno individuando il numero magico per ogni tumore. Non solo. Un domani si potranno individuare le cellule staminali del tumore: «insensibili» alle cure e capaci, se presenti, di innescare metastasi e di far «riapparire» il male anche quando sembra sconfitto. Questo è il tema di Pier Giuseppe Pelicci nello Ieo day 2009 di lunedì 8 giugno, «vetrina» dell'Istituto milanese guidato da Umberto Veronesi. I dati sulle cellule tumorali circolanti nel sangue sono uno dei «fiori all'occhiello» dell'Istituto europeo di oncologia di via Ripamonti. Ne parlerà Maria Teresa Sandri, direttore della Medicina di laboratorio, che allo Ieo day annuncerà anche la ricerca appena avviata per caratterizzare, con questo esame del sangue, le cellule tumorali isolate e «vedere» se esprimono determinati «agganci» di superficie (recettori) bersaglio dei farmaci intelligenti. La cura mirata, «personalizzata», di cui si è parlato all'Asco (il congresso degli oncologi americani) di Orlando, avrà in questo esame di laboratorio il miglior complice.

LA «MACCHINA» - Il campione di sangue prelevato dal paziente si affida alla nuova macchina che in tre ore e mezza, grazie ad appositi reagenti, seleziona le cellule tumorali poi esaminate al microscopio a fluorescenza: si vede se sono tumorali, quante sono, se sono morte o vive. Le morte non fanno numero. Messa a punto negli Stati Uniti 6-7 anni fa, approvata dall'agenzia americana del farmaco (Fda) nel 2008, la strumentazione (classificata l'anno scorso dalla Cleveland Clinic tra le 10 apparecchiature più innovative in ambito medico-scientifico) è stata finora utilizzata per «tarare» i possibili esami. In Italia è anche a Padova, Prato, Brescia e Napoli. A Roma è arrivata ma non è ancora operativa. Solo negli Stati Uniti, ma in pochi centri, l'esame del sangue per conoscere l'aggressività del tumore è già entrato nella routine clinica. Presto dovrebbe essere lo stesso in Italia e in Europa. «La rilevazione della presenza delle cellule tumorali circolanti nel sangue — spiega Maria Teresa Sandri — permette una valutazione della prognosi del tumore e offre una fotografia dello stato della malattia, permettendo all'oncologo una gestione terapeutica più mirata ed efficace. Evitando i trattamenti inutili. Da noi questa tecnica è utilizzata da circa quattro anni nell'ambito di diversi protocolli di ricerca clinica».

I RISULTATI - I risultati di questi studi saranno illustrati durante lo Ieo day dalla Sandri. In sintesi? «In Istituto abbiamo analizzato circa 300 pazienti con tumore al seno, 50 pazienti con tumore alla prostata e 20 con tumori al colon. I risultati confermano che la presenza e la persistenza di cellule tumorali circolanti in prelievi di sangue eseguiti nel tempo sullo stesso paziente indicano una malattia più aggressiva e più resistente ai farmaci. In America è appena iniziato uno studio in pazienti affette da tumore della mammella metastatico, nelle quali la terapia può venire precocemente variata sulla base della persistenza di cellule tumorali circolanti». Lo Ieo day 2009 è anche compleanno: l'Istituto fondato da Veronesi celebra i 15 anni di attività. Interverranno: il viceministro Ferruccio Fazio, il governatori Roberto Formigoni, l'Assessore regionale alla sanità Luigi Bersani e l'Assessore alla salute del Comune Landi di Chiavenna. Oltre al presidente dello Ieo Carlo Buora e all'amministratore delegato Carlo Ciani. Umberto Veronesi, padrone di casa, festeggerà il suo Ieo raccontando i «15 anni di ricerca e cura», le scoperte fatte e le prospettive future. Infine l'annuncio della «Scuola di chirurgia robotica», diretta da Bernardo Rocco.

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È battaglia legale sui test genetici

NUOVA POLEMICA
Il brevetto sui geni Brca 1 e 2, per predire il rischio di tumore al seno e all'ovaio, sarebbe incostituzionale negli Usa perché violerebbe il «Primo Emendamento»
(Sportello Cancro, Adriana Bazzi, 07 giugno 2009) 

MILANO - Il brevetto sui geni Brca 1 e 2, quelli che servono per predire il rischio di tumore al seno e all'ovaio, non solo è illegale, dal momento che i geni sono «pro­dotti di natura» e per legge «non brevettabili», ma è anche incostituzionale perché violerebbe il Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'Ameri­ca sulla libertà di parola, che garantisce la libera circolazio­ne delle informazioni. Così sostengono gruppi di pazienti, associazioni femminili e società scientifiche che hanno ap­pena citato in tribunale l'azienda Myriad, produttrice esclusiva del test, l'università dello Utah, che insieme a quest'ultima incassa le royalties, e l'ufficio brevetti ameri­cano, l'Us Patent and Trademark Office. Non è la prima volta che si mette in discussione la brevettabilità dei geni, ma è la prima volta che lo fa un gruppo così folto e rappre­sentativo, tanto che l'eco di questa clamorosa azione ha raggiunto, a Orlando, l'Asco, il congresso annuale della so­cietà americana di oncologia clinica.
 

La storia comincia nel 2006 quando una donna, dopo un tumore al seno, decide di sottoporsi ad un esame dei geni Brca per valutare il rischio di tumore all'ovaio, ma non riesce a ottenere una 'seconda opinione' da un altro test: l'unico disponibile è infatti quello della Myriad. Si verifica quindi l’impossibilità da parte della paziente, la prima firmataria dell'azione legale, di acquisire informa­zioni alternative e la violazione del Primo emendamento. L’accusa di illegalità fa invece riferimento a una sentenza del 1980 della Corte Suprema (causa Diamond v. Chakra­bartyi) secondo cui un minerale o una pianta esistenti in natura non sono brevettabili. Secondo i querelanti c’è da parte dell'azienda un mono­polio assoluto, che ostacola le verifiche cliniche, interferi­sce con la ricerca e fa lievitare i costi (3.000 dollari a test negli Usa). E che diventa preoccupante dal momento in cui stanno arrivando sul mercato molti altri test che non soltanto identificano il rischio di malattia, ma che servi­ranno sempre più a orientare le cure secondo quella che gli oncologi chiamano «medicina personalizzata» (non a caso quest'anno il titolo dell'Asco era 'Personalizzare la cura del cancro'). In altre parole: le terapie antitumorali (o più precisamente: quelle cosiddette a bersaglio moleco­lare che colpiscono particolari proteine del tumore) si de­cideranno sempre più in base a quella che è la «carta di identità genetica» del tumore stesso, identificabile appun­to con i test. A formulare il verdetto sulla vicenda della Myriad sarà il tribunale del New York Southern District e non interes­serà soltanto l'America, ma avrà certamente ripercussioni anche in Europa. Qui la situazione è un po' diversa rispet­to agli Usa, perché il brevetto del Brca1, concesso dall'Eu­ropean Patent Office, contiene un emendamento rispetto a quello americano: copre soltanto alcune mutazioni e co­munque non contiene indicazioni che riguardano l'intero gene o eventuali nuove mutazioni scoperte. E non pone (apparentemente) limiti a nuove ricerche. Anche in Euro­pa, però, rimane tuttora il monopolio dei prezzi.

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I nuovi cosmetici per nascondere i danni delle cure

Arrossamenti della pelle, viso decolorito e unghie fragili. Una linea dedicata alle persone trattate con la chemioterapia
(Sportello Cancro, Adriana Bazzi, 03 giugno 2009) 


DAL NOSTRO INVIATO ORLANDO — Sta nascendo una nuova cosmetica apposta per loro, per le donne che seguono una chemioterapia anti-tumore. I farmaci funzionano, soprattutto i più nuovi, ma a volte rischiano di compromettere estetica e femminilità: spesso si rivelano tossici per la pelle, provocano arrossamenti, pustole, prurito, bruciori, soprattutto al viso, che si aggiungono a un altro effetto collaterale delle terapie che è, dal punto di vista estetico, il più pesante per la donna: la perdita di capelli. Le statistiche dicono che almeno otto pazienti su dieci (uomini compresi) soffrono di disturbi alla pelle da chemio e allora si comincia a parlare di prevenzione, con l'aiuto della medicina cosmetica. «Antibiotici, cortisonici, ma anche emollienti e prodotti solari studiati apposta. Così — ha spiegato Edith Mitchell della Thomas Jefferson University di Philadelphia presentando la sua ricerca all'Asco, il meeting annuale degli oncologi americani a Orlando — siamo riusciti a dimezzare gli arrossamenti cutanei, anche gravi, provocati da un farmaco usato contro il tumore al colon, il panitumumab». Intanto negli Stati Uniti sono nate aziende specializzate in prodotti «dedicati» a persone trattate con la chemio e studiati da équipe di oncologi, dermatologi e pazienti: balsami per gli eritemi che compaiono sui palmi delle mani e per la fragilità delle unghie, fondo-tinta per ovviare alla decolorazione della pelle e soprattutto filtri solari.

QUALITÀ DELLA VITA - L'attenzione all'aspetto fisico è una novità, ma quanto più aumenta la sopravvivenza dei pazienti, tanto più ci si deve preoccupare di tutto quello che riguarda la qualità della loro vita, compresa la salute «estetica». Da qualche tempo è nato negli Stati Uniti e si sta diffondendo in altri Paesi, Italia compresa, il progetto Look good... feel better («Migliora l'aspetto e ti sentirai meglio»). «È indispensabile sensibilizzare i pazienti a segnalare gli effetti collaterali delle terapie, soprattutto di quelle più nuove e ottimizzarne il controllo, anche quando riguardano l'estetica — commenta Giorgio Scagliotti, pneumo-oncologo all'Università di Torino e direttore del Dipartimento di Oncologia polmonare all'Ospedale di Orbassano —. Il nostro ospedale è diventato centro di riferimento regionale per un programma che prevede corsi settimanali di make up durante i quali le estetiste insegnano alle donne a prendersi cura della propria pelle, a scegliere il trucco più adatto a valorizzare il proprio aspetto e a nascondere i danni da terapia». Il progetto è appena partito ed è, almeno per il momento, rivolto a piccoli gruppi di persone. Ancora tutto da risolvere, invece, il problema della perdita di capelli, nonostante alcuni farmaci abbiano ridotto questo effetto collaterale e qualcuno tenti di usare soluzioni alternative, come il «casco raffreddante» che, almeno secondo una comunicazione presentata all'Asco, sembra avere effetti positivi. arazzi@corriere.it

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Sconfitta la «triplice resistenza» dei tumori al seno

Terapia. Una nuova categoria di farmaci chiamati Parp-inibitori efficace nelle forme più aggressive
(Sportello Cancro, Adriana Bazzi, 03 giugno 2009)  

Dal nostro inviato ORLANDO – Sono la bestia nera degli oncologi, ma stanno per essere domati: parliamo dei tumori al seno «triplo-negativi», così chiamati perché non hanno i tre classici bersagli che possono essere colpiti dai farmaci. E cioè: i recettori per gli ormoni estrogeni e progestinici e il recettore Her 2 (quello contro cui sono diretti i nuovi farmaci intelligenti). Questa loro triplice resistenza li rende particolarmente difficili da controllare e l’unica soluzione di terapia sono i classici chemioterapici. Almeno finora. Ma una nuova categoria di composti, diversa da tutte le altre, e presentata con una serie di studi a Orlando in occasione del meeting annuale degli oncologi americani (Asco), sembra davvero promettente: si chiamanoParp-inibitori (la sigla Parp indica un enzima che ripara i danni del Dna).

L’EREDITARIETÀ - «Questi tumori – spiega Luca Gianni dell’Istituto Tumori di Milano – crescono rapidamente, sono aggressivi e non danno grandi speranze di sopravvivenza. Non sono frequentissimi, ma rappresentano pur sempre un quindici per cento di tutti i tumori alla mammella».
I tumori triplo-negativi comprendono anche una quota di forme familiari, quelle che si ereditano e che sono legate alla mutazione dei geni Brca1 e 2 (geni che interferiscono con la capacità di riparazione del Dna delle cellule tumorali). «Se le cellule del tumore - spiega Gianni – acquisiscono la capacità di “autoripararsi” diventano anche resistenti ai chemioterapici: questi ultimi, infatti, funzionano proprio perché danneggiano il Dna della cellula e ne provocano la morte». Una volta individuato l’enzima-chiave di questi processi riparativi, appunto il Parp, i ricercatori hanno potuto costruire farmaci diretti contro il nuovo bersaglio: i Parp-inibitori, capaci di bloccare l’enzima e, quindi, la crescita del tumore.

I RISULTATI - «I Parp inibitori – continua Gianni – funzionano se associati ai vecchi chemioterapici, come il cisplatino o la ciclofosfamide: bloccando i meccanismi di riparazione del Dna, danno il via libera all’azione tossica di questi ultimi». All’Asco sono stati presentati i risultati di due studi con questi nuovi farmaci (ce ne sono cinque o sei in sperimentazione) in diverse combinazioni. Il primo condotto dal Bayor-Charles A. Sammons Cancer Center di Dallas, il secondo dal Kings College di Londra. Entrambi hanno dimostrato una maggiore sopravvivenza nelle donne trattate con il farmaco rispetto a quelle in chemioterapia soltanto (sopravvivenza che gli oncologi hanno definito «rilevante da un punto di vista clinico»: in qualche caso ha superato i sei mesi) e una riduzione delle dimensioni del tumore.

CANCRO ALL’OVAIO - «I risultati – ha commentato Andrew Tutt del Kings College – sono incoraggianti, ma andranno verificati con altri studi su un numero più grande di pazienti». Un altro piccolissimo studio ha dimostrato che uno di questi farmaci, sempre appartenenti alla categoria dei Parp-inibitori, funziona anche in certe forme di cancro all’ovaio dove è presente un’alterazione dei geni Brca.
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