Geni alterati «dal di fuori»: così nasce la metà dei tumori

   

(Sportello Cancro, Adriana Bazzi , 30 marzo 2009)

Ricerca. Processi che modificano il Dna senza cambiarne la sequenza possono trasformare le cellule normali

MILANO- Il sospetto: circa la metà dei tumori potrebbe essere il risultato di un processo chimico, chiamato demetilazione, che altera il Dna senza riscriverne la sequenza. Conseguenza potenziale: alcuni farmaci antitumorali come la 5-azacitidina, agiscono proprio attraverso processi di demetilazione e potrebbero dare origine a nuovi tumori primitivi nei pazienti trattati. La prospettiva futura: occorrerà studiare un farmaco, da abbinare alla 5-azacitidina (ed eventualmente ad altri chemioterapici che funzionano con lo stesso meccanismo d’azione), che impedisca la demetilazione degli oncogeni. Tutto parte da un lavoro appena pubblicato su PLoS One da un gruppo di ricercatori della Johns Hopkins Univesrsity di Baltimora che hanno dimostrato come non soltanto la ipermetilazione degli oncogeni dà origine a tumori, ma anche la demetilazione. Si tratta di due processi chimici durante i quali o vengono aggiunti o vengono sostituiti gruppi metili, cioè gruppi formati da un atomo di carbonio e tre atomi di idrogeno.
NASO E GOLA - Questi dati emergono da uno studio di cellule normali e neoplastiche di tumori della bocca, del naso e della gola e forniscono nuove prove che i regolatori dell’attività dei geni possono agire sia all’interno del Dna sia all’esterno. «Mentre le mutazioni del Dna danno origine a tumori alterando la produzione delle proteine attraverso una riscrittura del codice genetico – spiega Joseph Califano , l’otorino che ha guidato lo studio– cambiamenti epigenetici, conseguenti a processi di ipermetilazione e demetilazione di oncogeni legati alla crescita tumorale, trasformano una cellula normale in cellula neoplastica senza che il codice stesso venga alterato». Per dimostrare come avvengono queste modificazioni epigenetiche, Califano ha trattato due linee cellulari, derivate da tessuti della bocca normali, con 5-azacitidina e ha individuato la lista di geni che vengono attivati dal farmaco. Per far questo ha utilizzato uno speciale chip di silicone che permette di analizzare migliaia di geni e di identificare quelli demetilati.
LA 5-AZACITIDINA - Poi ha confrontato la lista dei geni attivati dal farmaco con quella dei geni che risultano attivati nei tumori della testa e del collo e con quella di tessuti normali. Come risultato Califano ha individuati 106 geni specifici per i tumori di testa e collo che venivano attivati dal processo di demetilazione. «Alcuni geni – ha detto Califano – regolano la crescita, altri metabolizzano gli zuccheri, altri ancora sono già stati messi in relazione con la crescita tumorale>. La ricerca ha anche rivelato un legame fra questi 106 geni: il processo di metilazione è regolato, per tutti, da un altro gene chiamato Boris: Boris agisce come capo-regolazione reclutando proteine per demetilare set coordinati di geni e segnalare la nascita del cancro. Non a caso circa il 60 per cento dei tumori, inclusi quelli della testa e del collo, esprime alti livelli del gene Boris. Conclusione ovvia: se è vero che la demetilazione provoca tumori e se è vero che la 5-azacitidina è un agente demetilante, occorrerà studiare un “bloccante per Boris” da somministrare insieme all’antitumorale per evitare l’insorgenza di nuovi tumori nei pazienti trattati.