Verso il 2011 anno europeo per il volontariato

   

( Ciessevi, Newsvolontariato, n°2/2009)

Marian Harkin, parlamentare europea, parla del contributo del volontariato alla coesione economica e sociale dell’Unione europea, in attesa delle prossime elezioni.

“Sono felice di poter comunicare che, dopo una lunga campagna di sensibilizzazione che ha visto la partecipazione attiva delle reti del volontariato europeo, la Commissione europea ha avviato i preparativi per designare il 2011 Anno Europeo per il Volontariato”.
Con queste parole Marian Harkin, Parlamentare europea e promotrice della Risoluzione sul volontariato, ha annunciato che la Commissione europea ha avviato le procedure per proclamare il 2011 Anno Europeo del Volontariato.

La Risoluzione del Parlamento europeo sul valore del volontariato è un importante lascito che questa legislatura consegna ai delegati che saranno eletti a giugno. Secondo lei ci sono le condizioni affinché le raccomandazioni contenute nella Risoluzione possano trovare concreta attuazione nella prossima legislatura?
Si, penso che ci siano queste condizioni, ma richiederanno determinazione e impegno da parte dei nuovi parlamentari affinchè le idee contenute nella Risoluzione siano prese in esame.

Sia nella preparazione della Risoluzione e della dichiarazione che raccomanda di dedicare il 2011 al volontariato, il gruppo interparlamentare da lei diretto si è consultato e ha collaborato con le reti europee della società civile. Che valutazione dà di questa collaborazione? Può spiegarci di cosa il legislatore ha bisogno nel momento in cui prende delle decisioni o prepara un’azione politica?
Il coinvolgimento della società civile nel nostro lavoro fin’ora è stato molto importante. Per esempio, quando volevamo convincere un eurodeputato tedesco a firmare la Dichiarazione Scritta per chiedere alla Commissione di avere il 2011 come l’Anno Europeo del Volontariato, o un italiano o un olandese, le organizzazioni della società civile dei diversi Paesi hanno fatto pressione sui loro eurodeputati.
Ho avuto una stretta collaborazione con molti gruppi di volontariato a livello europeo quando ho scritto il Rapporto. Perché ho fatto affidamento in ampia misura ad alcune delle loro valutazioni e delle loro ricerche e abbiamo avuto molti incontri.

La prima delle raccomandazioni della Risoluzione invita gli stati membri e le autorità locali a creare i presupposti per un pieno e costante coinvolgimento del volontariato anche nella definizione delle politiche.Per quanto concerne il Parlamento europeo, quali sono, secondo lei, gli strumenti migliori per tenere aperti i canali di un dialogo costruttivo?
Dunque, esistono diversi canali. Prima di tutto, se si considerano le linee guida strategiche della Comunità per i Fondi Strutturali, esse sono scritte dagli eurodeputati. La Commissione sullo Sviluppo Regionale ha scritto queste linee guida in collaborazione con il Consiglio. Elemento essenziale che si può ritrovare in quelle linee guida, è che il settore del volontariato sia coinvolto pienamente nella redazione dei piani, delle politiche, dell’attuazione, etc. Ma, in realtà, questo non avviene sempre. Per questo motivo, dobbiamo assicurarci, chiedendolo alla Commissione, che le organizzazioni di volontariato siano completamente coinvolte. Pertanto, quando le politiche e i piani sono redatti, essedevono essere presenti, devono essere dei partner reali, non devono soltanto sedere al tavolo ed essere ignorate. E’ importante che la loro voce sia ascoltata che siano partner effettivi. E, a mio avviso, questa è la questione essenziale del lavoro che noi facciamo al Parlamento europeo.

Un dialogo costruttivo tra entità diverse per natura, funzionamento e missione si basa su una chiara distinzione e complementarietà dei ruoli secondo il principio di sussidiarietà. Nell’Europa di oggi e del futuro, qual è, secondo lei, il ruolo del volontariato?
Prima di rispondere a questa domanda, vorrei tornare indietro ad uno dei punti della domanda precedente, riguardante il mantenere aperti i canali. Ci sono svariate modalità che i cittadini hanno per arrivare ai loro eurodeputati, alla Commissione, ai parlamentari europei e per fare in modo che quei canali si aprano. Certamente si può fare pressione sugli eurodeputati o su questioni specifiche o per fare in modo che essi sostengano il volontariato attraverso l’attività legislativa in parlamento. Ma allo stesso modo, la Commissione, ha dai 20 ai 30 programmi di consultazione aperti. Perciò, voi, come individui organizzati nella società civile, potete lavorare con i vostri amici, nel vostro gruppo, per assicurarvi che i vostri punti di vista siano presi in esame in questi processi consultivi. Ci sono, inoltre, altre modalità, come le iniziative di cittadini previste dal Trattato di Lisbona, se questo verrà ratificato. Ci sono un numero crescente di strade per la collaborazione. Ma, nonostante una strada sia presente, questo non significa che essa venga sempre utilizzata. Perciò, parte del nostro ruolo durante l’Anno del Volontariato sarà quello di assicurarci che le organizzazioni di volontariato siano consapevoli dei canali che esistono e che poi esse riescano ad usare tali canali in maniera costruttiva.

L’altro importante lascito di questo Parlamento, nel quale Lei ha avuto un ruolo di primo piano, è la richiesta di proclamare il 2011 Anno europeo del volontariato. Affinché non sia solo un momento celebrativo ma lasci un segno e imprima un cambiamento positivo, quali obiettivi è realistico porsi, quali azioni è necessario proporre?
Che le organizzazioni di volontariato siano in contatto con i loro eurodeputati per chiedere risposte. E a ben vedere ciò è quello su cui verterà il 2011. I cittadini, attraverso i loro rappresentanti eletti e attraverso la Commissione europea e attraverso il Consiglio europeo, che è composto dai loro Ministri o chi per loro, hanno l’opportunità di influenzare le politiche europee e di sentirsi parte di questo processo. Ed essi devono sentirsi parte di questo processo sin dall’inizio e fino alla fine. Abbiamo tempo per pianificarlo, abbiamo tempo per avviare i programmi. Allo stesso tempo, è molto importante essere realisti su ciò che possiamo ottenere, e forse che ci sono cose che non possiamo ottenere a livello europeo. Perciò siamo realisti, ma siamo anche visionari e cerchiamo di ottenere il meglio che possiamo e aggiungiamo valore a livello europeo. Ci sono 100 milioni di volontari sul continente europeo. Pensiamoci. In definitiva, è una forza talmente potente nel mondo, e noi la dobbiamo appoggiare. Ed è qualcosa che dobbiamo utilizzare, è già stata utilizzata, è già lì e noi dobbiamo soltanto appoggiarla e agevolarla e valorizzarla ovunque possiamo.