Anziani e tumori: come aiutare i pazienti più fragili

   

(Sportello Cancro, Vera Martinella, 05 giugno 2009) 

E bisogna farli parlare, soprattutto delle loro paure: dolore, morte, solitudine. Un malato di cancro su tre ha più di 75 anni, ma l’età non è (quasi) più un limite alle terapie. Serve però un team di medici specializzato in oncologia geriatrica

MILANO - Anziani e cancro: è questa una delle più impegnative sfide della sanità di oggi. In Italia, gli over 65 sono la fascia di popolazione in più rapida espansione. Sono il 20 per cento oggi, diventeranno il 30 per cento nel 2030. L’invecchiamento è uno dei principali fattori di rischio per l’insorgenza del cancro e i tumori, dopo le malattie cardio¬vascolari, sono la patologia più frequente in questa età. In Italia sono oltre 150 mila le nuove diagnosi oncologiche ogni anno e circa un malato oncologico su tre ha più di 75 anni. «Per curare in modo ottimale una persona anziana affetta da tumore però è necessario un approccio integrato, che consideri tutti i diversi aspetti del malato», spiega Paolo Foa, direttore del Dipartimento di Oncologia dell’ospedale San Paolo di Milano, che ha recentemente organizzato un convegno sulla particolare fragilità di questi pazienti. L’invecchiamento, infatti, è frequentemente associato ad altri problemi di salute e al declino della riserva funzionale di organi e apparati. «Una vulnerabilità fisica – sottolinea Foa - a cui si sommano spesso problemi di natura economica, psicologica, familiare, sociale. Tutti fattori che vanno tenuti in considerazione quando si scelgono le terapie anticancro».

IL DIALOGO E’ FONDAMENTALE - «Con gli anziani, innanzi tutto, serve una maggiore delicatezza fin dalla comunicazione della diagnosi – dice Costanzo Gala, direttore della di Psichiatria I al San Paolo – perché se la scoperta di avere un tumore è uno shock per tutti, i pazienti avanti con l’età sono ancora più vulnerabili e il rischio di sofferenza psichica per loro è maggiore». In età senile, infatti, si tende a tener per sé le proprie paure e, spesso, anche il dolore, per non arrecare disturbo a coniugi e figli. In questo modo, viene a mancare la comunicazione e il senso di solitudine cresce. «E’ importante, invece, - prosegue Gala – soprattutto se un anziano si ammala di cancro, dargli la possibilità di esprimersi. Non bisogna temere che affrontare certi temi - paura, dolore, morte – aumenti l’angoscia. In realtà, è solo parlandone che si può superare le difficoltà». Dialogo, quindi: con le persone più care, se in famiglia c’è un «clima» adatto, se fra marito e moglie o con i figli esistono le condizioni e la volontà per affrontare l’argomento. Oppure chiedendo l’intervento di uno specialista psiconcologo.

CONSIGLI UTILI PER LA FAMIGLIA – Prima di tutto, secondo Gala, bisogna vigilare sulla demoralizzazione del malato. Sentirsi tristi, angosciati, impauriti è una reazione normale, ma bisogna trovare le risorse per superare questo iniziale sconforto. I pazienti tendono a dare per scontato di dover conviverci «a oltranza» e non si confidano, per non pesare ulteriormente sui familiari. Invece, comunicare con loro è fondamentale: parlare di come si sentono e del futuro aiuta a fare chiarezza. Niente bugie o fine consolazioni, però. Meglio affrontare per gradi e delicatamente la verità, che non sempre è negativa. Perché anche i malati oncologici seniores possono guarire o convivere con la neoplasia per molti anni, arrivando a concludere la loro vita con una «fine naturale», non dovuta cioè al cancro. insomma, bisogna lottare contro la visione pessimistica di sé e del futuro che fa credere d’esser giunti al momento ineluttabile e che non ci sia più nulla da fare. Capita, con una certa frequenza, che anche mogli e mariti (presi dal timore di restare soli) e i figli (spaventati dall’idea di perdere un genitore) cadano preda della disperazione e siano incapaci di dare aiuto. In questi casi, il circolo vizioso dello scoraggiamento può essere interrotto con il sostegno di uno psicologo. «I mezzi a disposizione ci sono, per pazienti e familiari ci sono. Basta chiedere aiuto», conclude Gala.

UNA TASK FORCE SPECIALIZZATA IN ONCOLOGIA GERIATRICA – Buone notizie per gli over 65 arrivano, poi, dai laboratori di ricerca e dalle sperimentazioni cliniche. In materia di terapie, l’età conta, ma non deve e non può essere un ostacolo alle cure «È importante - sottolinea Foa - non arrendersi davanti a un tumore solo perché chi ne è colpito è un anziano. Và ricordato che oggi sono disponibili nuove tipologie di farmaci, i cosiddetti agenti biologici, che determinano effetti tossici più contenuti e tollerabili rispetto a quelli causati dai chemioterapici tradizionali». Si aprono così nuovi spazi di cura per il trattamento dei tumori senili, che richiedono una visione d’insieme particolarmente ampia: «Noi abbiamo proposto un’apposita task force, costituita da oncologi e da esperti in altre patologie (l’Unità di cure di supporto) e organizzata per seguire i pazienti a domicilio», dice Foa. Non solo oncologi e chirurghi, dunque, ma anche geriatri, fisioterapisti, dietologi, cardiologi, medici specializzati nelle malattie più frequenti nell’anziano e – se serve – assistenti sociali -. Con un ruolo chiave del medico di famiglia, che più di chiunque altro può avere il polso della situazione e indirizzare malato e familiari, di volta in volta, verso gli specialisti adeguati.