Tumori: alcuni ancora inguaribili ma nessuno incurabile

   

(Sportello cancro, Donatella Barus, 16 giugno 2009)



ORLANDO - «Il cancro? Inguaribile a volte; incurabile mai». Così dice Sylvie Ménard, colpita dal male che ha studiato per quarant’anni, molti dei quali spesi a capo del dipartimento di oncologia sperimentale dell'Istituto tumori di Milano. Si esprime così oggi la ricerca anche per i malati più difficili, di fronte ai quali, fino a poco tempo fa, si sventolava bandiera bianca. Il segnale che l'aria è cambiata arriva da una vetrina d'eccezione, il meeting annuale dell'Asco, il più importante appuntamento mondiale per gli oncologi. Degli oltre 4mila studi clinici presentati, molti riguardano loro, gli inguaribili dimenticati. Ci sono novità degne di nota? Almeno due, secondo Filippo de Braud, direttore della divisione di farmacologia clinica e nuovi farmaci dell'Istituto europeo oncologico di Milano e membro della Commissione tecnico scientifica dell'Agenzia del farmaco: le ricerche sul melanoma in fase metastatica e sui tumori gastrici in stadio avanzato. Due malattie che, nelle forme più gravi, finora non hanno goduto di scoperte rilevanti.
STOMACO - «Per il tumore dello stomaco la chemioterapia ha dato pochi vantaggi, ci sono molte incertezze e si usano farmaci 'vecchi' — dice de Braud — . Ora per la prima volta si è visto che un farmaco mirato, il trastuzumab, migliora la prognosi di malati con una particolare caratteristica (le cellule del loro tumore hanno quantità elevate di una proteina chiamata HER2), e sono circa il 22 per cento del totale». I pazienti coinvolti in uno studio coordinato dall'ospedale universitario di Lovanio, in Belgio, tutti con un tumore inoperabile e aggressivo, hanno avuto una sopravvivenza di 13,8 mesi contro i 10-11 attesi. Farmaco e test per HER2 sono già ampiamente utilizzati per i tumori del seno e già oggi i principali centri di cura italiani tengono conto dell'opzione trastuzumab anche per i carcinomi gastrici, sia pure in via per ora sperimentale.
MELANOMA - Di pazienti selezionati per identificare chi può davvero beneficiare di farmaci ad azione selettiva, che funzionano solo sulle persone con le caratteristiche adatte, si parla anche per i malati di melanoma metastatico. Fanno ben sperare, infatti, i primi risultati sull'efficacia di un nuovo farmaco, ancora in sigla per ora, PLX4032, che riduce il tumore e aumenta la sopravvivenza nei pazienti che esprimono una particolare mutazione nel gene BRAF. Non è rara, è la mutazione più comune in questo tumore maligno della pelle e si riscontra nel 65 per cento dei casi. Sempre sul melanoma in fase avanzata ha suscitato poi grande interesse l'abbinamento fra un vaccino terapeutico e l'interleuchina-2, la cui azione combinata permette di potenziare la risposta del sistema immunitario contro la malattia. «Ci sarà ancora da lavorare, ma finalmente — osserva de Braud — ci sono terapie attive. E' un faro che ci dice: andate avanti, c'è una strada da percorrere». Ma sono davvero progressi? Quale significato hanno per malati che vivono condizioni drammatiche? Gli esperti parlano con entusiasmo di terapie che regalano qualche mese di vita in più. «Definire un successo prolungare la vita di un uomo di nove o dieci mesi può apparire brutale, perché la malattia spesso lo è — riconosce Alberto Sobrero, primario di oncologia medica dell'ospedale San Martino di Genova — . Un esempio: per i tumori gastrici più gravi, quando anche il bisturi non serve più, fino agli anni Settanta si parlava di tre mesi di vita. Oggi possiamo offrire a questi pazienti un tempo almeno triplicato, mantenendo sott'occhio non solo la quantità, ma anche la qualità di vita. Significa vedere tre altre stagioni».
METASTASI - Ma è anche raccogliendo briciole che la medicina va avanti. Qualche precedente? «C'è stato un progresso scientifico per tante malattie metastatiche — sottolinea de Braud — ; nei tumori del colon dagli anni Novanta ad oggi la vita media è raddoppiata, in quelli del seno il 95 per cento delle donne operate vive almeno 5 anni; con i Gist (rari tumori addominali) ad alto rischio, prima del 2000 a volte i medici non sapevano dove sbattere la testa, ora con l'imatinib la sopravvivenza supera i 5 anni; per il rene fino a 3 anni fa si parlava di settimane o mesi, oggi di anni, anche per carcinomi aggressivi; nelle malattie ematologiche gli anticorpi monoclonali hanno rivoluzionato le prospettive di vita dei malati. E anche sui tumori cerebrali, proprio in questa edizione dell' Asco, sono stati presentati molti studi su farmaci antiangiogenetici attivi contro astrocitomi e glioblastomi». Intanto scompare a poco a poco il paziente senza volto che al contrario, diventa sempre più protagonista. Dice la sua, partecipa alle decisioni anche nelle situazioni più critiche. Ciò che deve chiedere e pretendere è che gli vengano proposte speranze e non illusioni. Perché c'è sempre incertezza nella ricerca. Donatella Barus