No degli oncologi alle cure alternative, ma apertura a quelle integrate

   

(Sportello Cancro, Vera Martinella (Fondazione Veronesi), 21 luglio 2009)

Quasi l’80 per cento dei pazienti richiede trattamenti complementari. E dal prossimo autunno l’ospedale di Merano li fornirà. Ma non vanno però sottovalutati costi e possibili interazioni con i farmaci

MILANO - Agopuntura, osteopatia, fitoterapia e omeopatia ai pazienti oncologici: cure che fanno discutere e che vedono gli oncologi schierarsi per fare utilizzare le terapie complementari con grande cautela, solo di fronte a prove sicure, quelle che i medici chiamano «evidenze cliniche». Attenzione, però: complementari, perché si integrano con i trattamenti ufficiali, e non alternativi. La questione, che anche in passato è stata al centro di numerose polemiche, torna ora d’attualità con l’arrivo dal prossimo autunno, all’ospedale Tappeiner di Merano (in provincia di Bolzano), di servizi ambulatoriali di medicine complementari per i malati di cancro. Nei giorni scorsi, i membri dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), riuniti per il convegno nazionale in Trentino Alto Adige hanno cercato di fare chiarezza. Francesco Boccardo, presidente nazionale Aiom, chiarisce la posizione dell’associazione: «Non abbiamo certezze, ma l’obbligo di porci domande. Queste sostanze possono avere effetti positivi per i malati, soprattutto per controllare alcuni effetti collaterali indotti dalle cure. Ma possono avere anche interazioni con l’assorbimento o il metabolismo dei farmaci antitumorali. Solo una corretta sperimentazione e lo studio delle possibili interferenze con i farmaci antitumorali possono consentire di inserirle nei protocolli terapeutici».

LA VOCE DEI PAZIENTI - «Sto facendo chemioterapia con taxolo per un carcinoma ovarico – dice Alessandra, 43 anni di Venezia – e soffro di forti dolori osteo-muscolari. Un effetto collaterale del farmaco, mi ha detto l’oncologo. Mi sono informata e ho deciso di fare un trattamento con agopuntura. Prima d’iniziare però l’ho avvertito». Come lei, sono circa otto milioni (il 13,6 per cento della popolazione) gli italiani che per curarsi scelgono le terapie non convenzionali, in alternativa o in associazione alle cure della medicina tradizionale. Secondo gli ultimi dati Istat, la medicina alternativa piace alle donne più che agli uomini (4,7 milioni contro 3,3 milioni). La scelgono soprattutto le persone laureate e sono oltre 10mila i medici che suggeriscono regolarmente trattamenti di medicina non convenzionale. C’è chi sceglie il ginseng americano per combattere quel senso di fatica cronica e spossatezza che spesso colpisce durante la chemio, e chi si sottopone a sedute di ipnosi per alleviare l’ansia e ridurre gli analgesici (già diversi ospedali italiani la utilizzano). «Dopo l’operazione per un tumore del colon ho dovuto fare due cicli di chemio: mangiavo poco, ero stanco, depresso e soffrivo di frequenti nausee – racconta Marco -. Ero molto scettico quando mia moglie ha insistito perché facessi sedute di agopuntura e quando ho visto che l’oncologo non si opponeva mi sono lasciato convincere. Devo ammettere che mi hanno aiutato, ma non è stato a buon mercato: qui (in un paese in provincia di Roma, ndr) ho dovuto farle privatamente».

VIETATO IL «FAI DA TE» - Oltre ad agopuntura e ipnosi, molti malati scelgono massaggi, yoga e meditazione per ridurre angoscia, disturbi dell’umore e dolore cronico. Gli italiani, poi, hanno una vera predilezione per erbe, infusi e preparati omeopatici: tè verde, erbe cinesi, salvia, echinacea, soia, papaia, ginseng e altro ancora. Sono circa 36 su cento i pazienti oncologici in Europa che scelgono di affiancarle alle cure convenzionali, per rafforzare le difese dell’organismo o per sentirsi meglio, ma le stime nostrano parlano del 73 per cento. E’ però proprio in materia di integratori dietetici, fitoterapia (cura a base di erbe) e omeopatia che i medici si fanno più rigidi. È, infatti, ormai noto che un mix incontrollato di sostanze di per sé non dannose può creare problemi ai pazienti: i rimedi a base di erbe possono provocare effetti collaterali, reazioni allergiche e interferire con altri medicinali. «Purtroppo, però, la maggior parte delle persone crede che tutti i rimedi naturali siano innocui. E anche molti medici non sanno che alcune sostanze contenute negli alimenti e nelle bevande possono interagire con i farmaci, compresi quelli oncologici» sottolinea Marco Venturini, segretario nazionale Aiom. Per questo bisogna informare sempre il proprio oncologo se si assumono rimedi naturali e, al tempo stesso, informare l’erborista della chemioterapia in atto.

IL PROGETTO DI MERANO - «Siamo contrari alla contrapposizione ideologica tra la medicina tradizionale e quella non convenzionale – dicono gli oncologi -: esiste solo la medicina dell’evidenza». Insomma, niente pregiudizi sulla possibilità che le terapie complementari vengano utilizzate, purché ci siano studi clinici che ne confermino l’efficacia. Così l’ospedale di Merano fa il primo passo: dall’autunno fornirà servizi ambulatoriali di agopuntura, osteopatia, fitoterapia e omeopatia ai pazienti oncologici. Il progetto (approvato dalla giunta provinciale nel gennaio 2009) avrà la durata sperimentale di due anni e, in caso di successo, potrà essere esteso anche ad altre strutture sanitarie della Regione. La sperimentazione trentina risponderebbe così alle richieste dei pazienti oncologici, visto che – secondo le stime disponibili - già oggi l’80 per cento ricorre a questi trattamenti rivolgendosi a strutture private.

ATTENZIONE AI COSTI – Un aspetto da non trascurare, infatti, è proprio quello relativo ai costi e dell’eventuale rimborsabilità delle terapie non convenzionali. A Merano sarà possibile fruirne, almeno inizialmente, solo su prescrizione dello specialista ospedaliero, in concomitanza con i cicli di radio e chemioterapia. Il costo sarà variabile fra i 30 e gli 80 euro di ticket, o in esenzione per chi ne abbia diritto. Prezzi, cioè, decisamente inferiori rispetto a quelli di mercato, se ci si rivolge privatamente a uno specialista. Del resto, le medicine complementari non possono venire erogate gratuitamente dal Servizio sanitario nazionale senza che prima ne venga dimostrata inequivocabilmente l’efficacia e la sicurezza, come è richiesto per tutti gli altri tipi di prestazioni mediche.