Un milione e mezzo gli italiani guariti, grazie anche alla target therapy

   

(Sportello Cancro, Vera Martinella  (Fondazione Veronesi), 26 agosto 2009)
 

A dieci anni dall’avvento delle primi farmaci a bersaglio molecolare, gli esperti tirano le somme: sale di circa il cinque per cento la sopravvivenza per alcuni tumori 
 

MILANO – L’Italia è tra i Paesi con la più bassa mortalità per cancro in Europa. Sono oltre un milione e mezzo le persone che hanno sconfitto un tumore, 400mila delle quali hanno vinto la loro battaglia contro quello del seno. Un dato che lascia ben sperare, emerso nel corso di un convegno del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita, tenutosi di recente a Roma. Un risultato importante raggiunto grazie a un mix di eccellenza: prevenzione, impegno per i programmi di screening, campagne di comunicazione, trattamenti tradizionali sempre più evoluti. Ma che è anche dovuto, sottolineano gli esperti, alle terapie a bersaglio molecolare (o Target therapy), che nell’ultimo decennio hanno contribuito a migliorare notevolmente le prospettive dei malati.

 FARMACI TARGET, BILANCIO DI UN DECENNIO – «A dieci anni dall’avvento delle primi farmaci a bersaglio molecolare (dal 1998 al 2008), abbiamo registrato un aumento della sopravvivenza nei tumori di mammella, colon retto, rene, tumori stromali gastrointestinali (Gist) e linfomi di circa il cinque per cento» ha detto Leonardo Santi, presidente del Comitato. Queste cure hanno determinato benefici evidenti per i malati di cancro in termini di riduzione della mortalità, ma soprattutto di miglior qualità della vita a un prezzo sostenibile per il Servizio sanitario nazionale. «Contrariamente a quanto si pensa, infatti – aggiunge il coordinatore del convegno - i farmaci biologici incidono solo per il 4 per cento sul complesso dei costi in oncologia e le molecole a bersaglio permettono di essere impiegate in pazienti selezionati, con un utilizzo estremamente mirato e appropriato di risorse».

SUCCESSI SOPRATTUTTO CONTRO ALCUNI TUMORI - Le neoplasie che più hanno subito l’impatto delle nuove terapie target sono quelle del seno, del colon, il carcinoma gastrico, il Gist e il rene, «ma gli studi proseguono per tutte le patologie - ha sottolineato Francesco Di Costanzo, direttore dell’Oncologia medica all’ospedale Careggi di Firenze -. È su questo fronte che si concentra la gran parte degli investimenti sia pubblici che privati e in questo campo il nostro Paese si pone ai primi posti al mondo. I centri italiani coordinano sperimentazioni importanti a livello internazionale e i nostri ricercatori conducono studi all’avanguardia». Alcuni esempi di successo? Imatinib, il «capostipite» di questo tipo farmaci, che ha cambiato la storia della leucemia mieloide cronica resistente alla terapia con interferone. O cetuximab, da poco rimborsato dall’Agenzia italiana del farmaco come trattamento di prima linea nei pazienti colpiti da tumore metastatico del colon retto caratterizzati dal gene Kras non mutato.

IL FUTURO? PAZIENTI SELEZIONATI CON TEST E LOTTA AGLI SPRECHI - Su un punto in particolare, gli esperti sembrano concordare: il futuro sarà sempre più rivolto alla personalizzazione delle cure per colpire la singola neoplasia. Ma per farlo, ha sottolineato Leonardo Santi, «va affinata la ricerca sui marcatori biologici, così da trattare con i costosi medicinali target solo chi risponde al trattamento». Razionalizzazione, dunque, è la parola d’ordine: ovvero, somministrare il farmaco giusto alla persona giusta, impiegando quelli a bersaglio molecolare solo su chi ha un tumore sensibile a quella specifica terapia. Evitando gli sprechi, che vengono pagati a caro prezzo anche dalle casse del Ssn.

RICERCATORI AL LAVORO – Sono oltre mille le molecole in via di sviluppo in oncologia. Ogni due mesi, infatti, ci sono circa 60 nuove molecole al vaglio dei ricercatori e due terzi di queste sono farmaci «intelligenti». «E’ molto importante cambiare il modo di vedere le malattie, guardando soprattutto alle alterazioni molecolari che le causano, per capire come sfruttare al meglio le opportunità offerte da questi nuovi approcci» ha concluso Filippo De Braud, direttore divisione Farmacologia clinica e nuovi farmaci dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. È evidente che l’oncologia, con 240mila nuovi casi di tumore e 140mila decessi l’anno in Italia, rappresenta un’area di estremo interesse anche per le aziende farmaceutiche che spesso sostengono i costi della ricerca.

CANCRO, NEL 2010 STIMATI 270MILA CASI – Secondo le stime degli esperti, per il 2010 saranno intorno a 270mila le nuovi diagnosi annuali nel nostro Paese e circa 145mila i decessi. Un aumento in gran parte dovuto all’invecchiamento della popolazione e all’allungamento della vita media, ma anche causato dall’esposizione a fattori di rischio noti e a sostanze cancerogene, come il fumo da sigaretta o la diffusione di inquinanti nell’ambiente. L’andamento temporale dell'incidenza dei tumori osservato negli ultimi anni presenta però differenze rispetto al sesso. Nella popolazione maschile il tasso di incidenza generale appare in diminuzione, mentre per le donne l’incidenza del complesso dei tumori risulta ancora in crescita, nonostante per il carcinoma al seno o allo stomaco si registrino tassi rispettivamente in stabilizzazione e in diminuzione. Più in generale la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è in media del 55 per cento: un aumento rispetto al 1985 di circa il 15 per cento. Permangono però differenze geografiche. In genere la sopravvivenza al Nord e al centro è più alta del 10 per cento rispetto al Sud.