Nuove strategie per contrastare le metastasi ossee

   

(Sportello Cancro, V.M., 29 settembre 2009)

CONGRESSO ECCO-ESMO - I dati di due studi sui tumori di polmone e seno confermano l’efficacia di un anticorpo monoclonale

MILANO - Agisce prima e con un impatto uguale o superiore a quello del farmaco tradizionale utilizzato finora, un nuovo farmaco biologico contro l’osteoporosi, soprattutto contro quella provocata dalle metastasi ossee seguenti ai tumori del polmone e della mammella. Lo dimostrano due studi presentati a Berlino, in occasione del Congresso Europeo di Oncologia (ECCO-ESMO. I due studi, uno sul cancro del polmone, l’altro sul carcinoma della mammella, hanno messo a confronto un anticorpo monoclonale (denosumab) e un bisfosfonato usato oggi per curare l'osteoporosi. «In Italia - dice Pierfranco Conte, direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Modena - ci sono ogni anno 37mila nuovi casi di tumore polmonare e altrettanti di cancro della mammella. Le nuove terapie fanno sì che si abbia una maggiore sopravvivenza, cosa che aumenta il rischio che si possano avere metastasi scheletriche. Quindi più dolore, più fratture, più cicli di terapia, più interventi ortopedici ripetuti». I due studi presentati a Berlino fanno un raffronto fra due farmaci con meccanismi d’azione diversi, ma che agiscono entrambi sull’equilibrio metabolico tra osteblasti (cellule dell’osso che producono continuamente nuova massa ossea) e osteoclasti (quelle che la distruggono). «Il biofosfonato testato - spiega Conte - è tossico per gli osteoclasti, semplicemente li uccide quando si attivano per digerire le cellule ossee». Mentre è diverso il meccanismo dell'anticorpo monoclonale , che agisce a livello molecolare contro il Rank Ligand, la proteina regolatrice dell’attività degli osteoclasti. «Il nuovo farmaco - conclude l’esperto - si lega a questa proteina, la inattiva e impedisce così agli osteoclasti di mettersi in azione».

LO STUDIO - Lo studio di comparazione fra i due farmaci condotto su 1700 pazienti affetti da carcinoma polmonare, «ha permesso di stabilire - precisa Conte - la non inferiorità dell'anticorpo monoclonale al biofosfonato nell’impedire metastasi scheletriche e la sua superiorità nel ritardarle (in media di 20 mesi rispetto a 16). Quanto al tumore della mammella, la sperimentazione su 2mila pazienti ha permesso di accertare sia la superiorità del nuovo farmaco nell’impedire metastasi ossee (ne riduce il rischio della metà, contro il 30 per cento del vecchio farmaco), sia la sua maggiore attività nel ritardarle: il tempo medio di comparsa di metastasi con acido zoledronico è infatti di 800 giorni, quello indotto dal farmaco biologico lo ha superato e non si conosce ancora il limite.