Cure oncologiche, la Lombardia un modello per la Joint Commission

   

(Lombardia Notizie, n°207 del 21 ottobre 2009)


(Ln - Milano) La Joint Commission International, l'ente statunitense che accredita le strutture sanitarie e ne accerta la qualità, ha assegnato a sette ospedali milanesi la prima certificazione a livello europeo per il progetto di assistenza domiciliare ai malati oncologici terminali, promosso e finanziato da Regione Lombardia.
Il riconoscimento è stato attribuito oggi al Belvedere del 31° piano del Grattacielo Pirelli dal presidente della Regione, Roberto Formigonni, e dal presidente della Joint Commission, Anne Ronney, ai direttori dei sette ospedali (Istituti Clinici di Perfezionamento, Fatebenefratelli, Niguarda Cà Granda, San Carlo, San Paolo, Sacco e Istituto Nazionale dei Tumori).
"Si tratta di un altissimo riconoscimento, il primo in Europa, - ha commentato Formigoni - della qualità della sanità lombarda e di un progetto emblematico della sua capacità di farsi carico di tutte le esigenze del paziente e della sua famiglia, secondo un concetto di umanizzazione della cura che va ben al di là del semplice percorso terapeutico".
La nascita del progetto risale al 2005 quando Regione Lombardia, con il coordinamento dell'Azienda Ospedaliera Istituti Clinici di Perfezionamento, ha avviato in via sperimentale - attraverso una apposita dotazione di fondi - uno specifico programma di lavoro per assicurare continuità di assistenza a domicilio ai pazienti oncologici terminali, integrando le prestazioni con la rete dei Servizi Sanitari già presenti nel territorio e concordando modalità comuni di azione.
"La scelta operata da Regione Lombardia - ha ricordato Formigoni - ha voluto incentivare un modello di assistenza che privilegiasse la permanenza a domicilio dei pazienti fino alla morte. Si tratta di una condizione che, come hanno documentato numerosi studi clinici, consente un livello di assistenza medica pari a quello offerto dall'hospice o dal ricovero ospedaliero, ma è caratterizzata da una maggior qualità della vita. I pazienti infatti mantengono le proprie abitudini e sono a contatto con le persone care e le proprie cose".
"E' particolarmente importante - ha aggiunto il presidente - la certificazione che ci giunge dalla Commissione forse più severa e che detta soglie di valore assoluto a livello mondiale".
LA RETE LOMBARDA - Sulla base di questa importante e unica esperienza, il nuovo percorso "Ospedalizzazione Domiciliare di Cure Palliative Oncologiche" è stato esteso a tutta la Lombardia con l'approvazione di una delibera da parte della Giunta regionale, che ha permesso di ampliare la gamma di servizi della rete di cure palliative già esistente, integrando l'offerta di ricoveri effettuati sia nelle unità operative di cure palliative sia negli hospice, con l'obiettivo di garantire un'assistenza non solo clinicamente adeguata ma anche più attenta alle necessità familiari e psicologiche dei pazienti oncologici in fase terminale. Per il 2009, la Regione ha autorizzato 32 strutture sanitarie lombarde ad erogare le cure palliative oncologiche (per complessivi 5.000 pazienti), secondo i criteri adottati in fase sperimentale dai sette ospedali milanesi.
IL SERVIZIO - L'ospedalizzazione domiciliare prevede:

  • un servizio attivo 24 ore su 24 e 365 giorni all'anno: dalle 8 alle 20 con visite programmate o estemporanee in caso di urgenza e dalle 20 alle 8 tramite una reperibilità telefonica;
  • la presa in carico dei pazienti da parte di professionisti sanitari esperti in cure palliative che si riuniscono settimanalmente per discutere le problematiche dei pazienti;
  • l'assistenza psicologica per i familiari e i malati che ne facciano richiesta;
  • la fornitura di farmaci o direttamente da parte dell'ospedale o tramite prescrizione su ricettario regionale;
  • la possibilità di effettuare esami del sangue a domicilio;
  • la fornitura gratuita di alcuni strumenti come pompe infusionali, materassi antidecubito, carrozzine, letti, ecc;
  • il supporto, a richiesta, di volontari senza compiti sanitari, specificamente formati.

IL PERCORSO PER LA CERTIFICAZIONE JCI - Nel corso del 2006, in considerazione degli ottimi risultati ottenuti, il gruppo di lavoro della sette aziende ospedaliere milanesi ha deciso di impegnarsi nella realizzazione di un programma di miglioramento della qualità, molto innovativo e ambizioso, che avesse come punto di riferimento gli standard JCI previsti per la certificazione di specifici percorsi di cura.
Recentemente, infatti, JCI ha messo a punto un programma di certificazione applicabile non alle istituzioni ma a percorsi di assistenza specifici per patologia (Disease or Condition Specific care). Questo tipo di programma interdisciplinare consente di focalizzare l'attenzione verso il miglioramento della qualità delle prestazioni erogate e in particolare verso l'esito finale delle cure.
La certificazione consiste nel riconoscimento che il percorso di cura risponde a standard e requisiti di eccellenza, predefiniti sulla base delle migliori evidenze scientifiche disponibili e con particolare riferimento ai seguenti punti:

  • linee guida cliniche basate su prove di efficacia;
  • procedure e processi di assistenza e organizzativi;
  • modalità di arruolamento, selezione e valutazione del personale;
  • percorsi di formazione su aspetti clinici, gestionali e organizzativi;
  • gestione della documentazione clinica.

Lo scorso mese di marzo, dopo tre anni di intenso lavoro che ha comportato la definizione e l'uniforme implementazione di moltissime procedure attinenti ai 30 standard e ai 150 elementi misurabili previsti dal sistema di certificazione, le sette Aziende ospedaliere milanesi sono state sottoposte ad una approfondita visita da parte di due esperti americani, che hanno verificato la totale adesione dei programmi di assistenza ai requisiti internazionali, anche attraverso la visita a domicilio dei pazienti in carico.
Al termine dei lavori e della successiva valutazione del rapporto della visita ispettiva da parte dell'apposito board americano, Joint Commission ha comunicato l'avvenuta certificazione (prima in Europa) del programma di cure palliative coordinato dall'Azienda Istituti Clinici di Perfezionamento.
Il progetto ha consentito di verificare e migliorare la qualità dell'assistenza domiciliare al paziente oncologico, con particolare riferimento: o alle modalità di assistenza per uguali livelli di gravità del paziente; o al contenimento dei tempi medi di presa in carico al di sotto dei tre giorni; o alla gestione della documentazione clinica; o alla verifica della soddisfazione dei pazienti (il 95% si è dichiarato soddisfatto o molto soddisfatto dell'assistenza ricevuta); o alle modalità di comunicazione con il paziente; o alla realizzazione di percorsi formativi per il personale. Il mantenimento degli standard di qualità previsti dalla certificazione, che ha una validità di tre anni, sarà oggetto di monitoraggio continuo in modo da stimolare il sistematico miglioramento dell'attività assistenziale.
Attualmente, le strutture sanitarie lombarde accreditate Joint Commission International sono l'Ospedale Bassini, Humanitas, Istituto Europeo di Oncologia e ospedale di Casalmaggiore / Oglio Po. Su richiesta di Regione Lombardia, la stessa Joint Commission sta svolgendo un progetto di supporto alla promozione e alla diffusione di standard internazionali di qualità (170 standard) riguardanti aree quali la sicurezza del paziente, la gestione della documentazione sanitaria e la comunicazione con i pazienti ed i loro familiari.
Questo progetto che terminerà nel 2011 ha come obiettivo prioritario quello di individuare degli spunti per integrare l'attuale sistema di accreditamento istituzionale con requisiti che siano finalizzati a promuovere - in modo più adeguato ai tempi e ai moderni contesti organizzativi - la qualità e la sicurezza delle strutture sanitarie.