Menopausa e tumori: più rischi se il seno è «teso»?

   

(Sportello Cancro,Donatella Barus (Fondazione Umberto Veronesi), 21 ottobre 2009)

Sospetto legame fra terapia ormonale sostitutiva, tensione mammaria e casi di cancro. «Ma non con farmaci e dosaggi attuali» replicano gli esperti

MILANO – Per le donne che seguono una terapia ormonale sostitutiva in menopausa potrebbe esserci un legame fra la sensazione di tensione mammaria e un aumento del rischio di tumore al seno. Non si sa ancora come e perché i fenomeni siano collegati fra loro e pare che ciò accada solo con regimi di trattamento ormonale ormai superati in Italia, ma secondo gli esperti l’argomento merita attenzione e qualche approfondimento, perché potrebbe dire qualcosa di più su sintomi e rischio oncologico.

LA RICERCA - A suggerire un ruolo (finora inedito) della tensione mammaria in terapia ormonale sono i risultati di una ricerca coordinata dagli esperti dell’università della California e riportati sulla rivista Archives of Internal Medicine. Gli autori dello studio hanno appurato che l’assunzione di farmaci ormonali combinati (estrogeni e progestinici) aumenta la probabilità di sviluppare tensione mammaria in donne che prima non l’avevano mai sperimentata. E proprio queste donne sono risultate esposte ad un rischio di cancro della mammella del 48 per cento più alto rispetto alle loro coetanee che, pur seguendo la stessa terapia ormonale combinata, non dichiaravano però alcun cambiamento nella struttura del loro seno.

OGGI TERAPIE MENO RISCHIOSE - Il lavoro è basato su dati relativi a più di 16mila donne coinvolte nello studio americano Women’s Health initiative (Whi), che da ben 18 anni raccoglie informazioni sulla salute delle donne in menopausa e che qualche anno fa negli Stati Uniti fece scalpore poiché svelò come l’assunzione di farmaci ormonali (estrogeni e progestinici) per compensare gli effetti del brusco calo di ormoni, piuttosto diffusa negli Usa, aumentasse il rischio di sviluppare un carcinoma mammario e altre patologie. Dunque gli ormoni contro i disturbi della menopausa (vampate, secchezza vaginale, demineralizzazione ossea, alterazioni della pressione arteriosa) sono da evitare? Lo chiediamo a Bernardo Bonanni, condirettore della Divisione di Prevenzione e Genetica Oncologica del’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, che da tempo si occupa di farmaci e prevenzione del rischio nei tumori mammari: «I risultati dello studio americano sono interessanti e vanno approfonditi. Però è difficile applicarli alle nostre pazienti. Qui in Europa, e in Italia specialmente, nessun medico si sognerebbe di prescrivere i farmaci usati nello studio (un progestinico chiamato medrossiprogesterone, ndr), si usano dosaggi molto più bassi, perlopiù per via transdermica, in gel o cerotto. In generale, poi, va detto che le donne che si sottopongono a cure ormonali per la menopausa (terapia ormonale sostitutiva, o Tos) sono più controllate della media».

SENO TESO? NIENTE PANICO - E la tensione della mammella è da considerare un campanello d’allarme? «Non direi. Stando all’esperienza attuale, è un sintomo spesso del tutto assente nelle donne con un tumore al seno, così come il dolore – precisa Bonanni -. Ogni sintomo va considerato, e la ricerca oncologica è sempre a caccia di nuovi indizi, ma solo alla luce di un profilo personalizzato di rischio». Bernardo Bonanni partecipa allo studio internazionale Hot, attualmente in corso, su donne sane in postmenopausa, da cui ci si attendono molti chiarimenti: «Lo scopo è confrontare l’uso di terapia ormonale sostitutiva, di qualunque tipo, a dosaggi più bassi rispetto a quelli considerati nell’indagine americana, associato o meno a tamoxifen a basse dosi, per vedere se cambia il rischio di andare incontro a un tumore durante le cure. Per ora abbiamo visto che sono molto ben tollerati sia la Tos sia il tamoxifen, e non si vedono aumenti di casi di tumore rispetto alle donne di pari età che non fanno Tos. Ma ci vorranno due o tre prima dei dati definitivi. Alle visite semestrali di controllo registriamo tutti i sintomi, valuteremo anche l’impatto della tensione mammaria».

ORMONI: A CHI NE HA BISOGNO - Non sappiamo esattamente quante siano le cinquantenni che dopo l’ultimo ciclo mestruale seguono una terapia ormonale sostitutiva, ma in Italia sono certamente meno che nell’Europa del nord o negli Usa, qui la Tos non è mai realmente diventata una «moda». «Il concetto chiave – replica Bonanni – è che la terapia ormonale non è un bene per tutte le donne, né un male per tutte. L’equilibrio sta nella personalizzazione: non dobbiamo curare una donna qualunque, dobbiamo curare la signora Maria Rossi che può avere o non avere casi di cancro mammario in famiglia, fattori di rischio legati agli ormoni, alla sua storia riproduttiva o al suo stile di vita. La Tos va prescritta a chi ne ha bisogno, con l’aiuto di un buon centro di prevenzione del cancro della mammella e un buon follow up ginecologico».