Seno: cure più efficaci contro i mini-tumori

   

(Sportello Cancro, Donatella Barus (Fondazione Umberto Veronesi), 10 novembre 2009)

Nuove possibilità anche da farmaci mirati
Se inferiori al centimetro si asportano meglio e hanno meno rischi di ricadute

MILANO – Un tumore al seno molto piccolo guarisce più facilmente. E non soltanto, com’è ovvio, perché si può rimuovere radicalmente con la chirurgia, ma anche perché se la massa è inferiore a un centimetro il rischio di ripresa e di malattia è molto basso. Anche nei casi più esposti a recidiva, poi, si possono usare farmaci cosiddetti «intelligenti» finora riservati a malattie scoperte in stadio più avanzato.
PIÙ EFFICACI CONTRO I PICCOLI - La conferma di quello che i sostenitori della diagnosi precoce (diagnosticare un cancro il prima possibile) e della chirurgia conservativa (rimuovere col bisturi il meno possibile) intuivano da tempo arriva da uno studio apparso sul Journal of Clinical Oncology e condotto dai ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano. «Dei tumori scoperti in fase iniziale non sapevamo come si comportano dopo la chirurgia, e quindi non avevamo certezze su come trattare le pazienti operate» spiega Giuseppe Curigliano, vice direttore della divisione di Oncologia medica dell’Ieo.
LO STUDIO - La ricerca ha permesso di avere due informazioni essenziali sul comportamento e sulla biologia del tumore. In particolare, si è esaminato il ruolo del recettore Her2, che può comparire a livelli diversi sulla superficie delle cellule tumorali e che può fare la differenza in termini di cura, soprattutto da quando esiste un farmaco che lo usa come bersaglio, il trastuzumab. Lo studio ha preso in esame 2.130 donne operate al seno con un tumore inferiore al centimetro e con i linfonodi non intaccati dalla malattia, seguite in media per quattro anni e mezzo. «Ora sappiamo due cose in più – prosegue Curigliano -. La sopravvivenza non cambia fra chi ha o non ha Her2 espresso, ma esiste un maggior rischio di recidiva locale, comunque curabile, per le donne Her2 positive (circa il 7-10 per cento delle pazienti con un tumore piccolo, mentre per i tumori più grandi si sale al 50 per cento)».
NUOVE OPZIONI DI CURA - Mentre finora i tumori Her2 positivi superiori al centimetro erano candidati alla terapia con trastuzumab, per ridurre il rischio di recidive, poco si sapeva su cosa fare per quelli piccolissimi. «In base a ricerche simili alla nostra, negli Usa gli esperti dell’MD Anderson Cancer Center già propongono di dare trastuzumab a tutte le donne con tumori di almeno mezzo cenitmetro Her2 positivi – dice Curigliano -. Noi non siamo convinti, meglio valutare caso per caso e magari condurre altri studi per vederci più chiaro, sapendo che da oggi abbiamo un’opzione terapeutica in più». Ciò che invece è chiarissimo è, ancora una volta, l’utilità di una diagnosi tempestiva, sempre più frequente oggi, grazie al miglioramento delle tecniche diagnostiche e alla sensibilità delle donne attente alla propria salute.