I tumori in Italia - Rapporto AIRTUM 2009

   

(Salute Europa, 03/12/2009)

In Italia la mortalità per tumore è in diminuzione. Il dato appare evidente quando si analizzano i dati al netto degli effetti del progressivo invecchiamento della popolazione Il numero di donne che ogni anno riceve una diagnosi di cancro è rimasto costante, mentre le nuove diagnosi tra i maschi sono in aumento Dopo diversi anni di crescita, dovuta soprattutto all’avvio dei programmi di screening, il numero di nuove diagnosi di tumore della mammella si è stabilizzato.
Per la prima volta tra gli uomini sia l’incidenza sia la mortalità per tumore del polmone diminuiscono in valori assoluti (anche senza epurare i dati dall’effetto invecchiamento della popolazione); tra le donne, invece, nuove diagnosi e decessi continuano ad aumentare, anche se principalmente a carico delle fasce di età più anziane.
Le regioni meridionali, storicamente più protette nei confronti delle malattie tumorali, continuano a perdere il loro vantaggio nei confronti del resto d’Italia. Nel confronto internazionale, i miglioramenti ottenuti in termini di mortalità
pongono l’Italia al livello dei Paesi occidentali più avanzati e anche i trend dei nuovi casi risultano in linea con quelli osservati nei Paesi del Nord Europa.
Questi sono i messaggi principali contenuti nel documento dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) che aggiorna al periodo 1998-2005 i dati sull’andamento dell’incidenza e della mortalità per patologia tumorale in Italia.
Lo studio si basa sui dati raccolti dai 22 Registri tumori afferenti alla rete AIRTUM, che complessivamente copre il 32% della popolazione residente nel Paese.
Il documento è pubblicato come supplemento a Epidemiologia & Prevenzione, la rivista dell’Associazione Italiana di Epidemiologia (riassunto, prefazioni e introduzione sono scaricabili dal sito web dell’AIRTUM: www.registri-tumori.it).
«Il fatto che tra il 1998 e il 2005 si sia registrata una significativa riduzione della mortalità per tutti i tumori (-12% per gli uomini, -6% per le donne) parallelamente a un aumento dei casi diagnosticati, dimostra essenzialmente l’efficacia complessiva del Servizio sanitario nazionale in termini di prevenzione, diagnosi e terapia delle malattie neoplastiche» afferma Emanuele Crocetti, epidemiologo dell’ISPO di Firenze, coordinatore del Rapporto AIRTUM 2009.
Il dato sopra riportato si riferisce all’insieme dei tumori- specifica Crocetti. - Di fatto, la riduzione media della mortalità è sostenuta da trend decrescenti per molte sedi tumorali. In dettaglio:

  • si registra una riduzione della mortalità per i tumori di stomaco, retto, fegato, linfomi non Hodgkin; dati, questi, di particolare importanza sia perché la diminuzione è statisticamente significativa, sia perché si riscontra in entrambi i sessi;
  • tra i soli uomini, invece, sono in netta diminuzione i decessi per il cancro della prostata, le leucemie e per i tumori legati al tabagismo (vie aerodigestive superiori, esofago, vescica, polmone, quest’ultimo sceso da 74 decessi ogni 100.000 nel 1998 a 63,8 nel 2005);
  • tra le donne, la mortalità si sta riducendo in maniera significativa per i tumori del colon, dell’osso, della mammella.

A fronte della riduzione media complessiva, c’è un aumento di mortalità per il tumore del polmone tra le donne (da 13,1 decessi su 100.000 donne nel 1998 a 14,2 nel 2005) e per il melanoma tra gli uomini (2,4/100.000 nel 1998, 2,7/100.00 nel 2005). Un effetto, questo, dovuto all’incremento del numero di casi senza che si sia verificato un contemporaneo miglioramento della terapia».
“Mentre un incremento della mortalità è sempre un evento negativo, l’aumento delle nuove diagnosi (ossia, dell’incidenza) è un fenomeno più complesso - spiega Crocetti.- Può infatti essere dovuto a un aumento dell’esposizione a fattori cancerogeni (come accade per il tumore del polmone tra le donne, legato all’aumento del tabagismo nel sesso femminile), e questo è un segnale sicuramente negativo. Ma può anche originare dal miglioramento e dall’estensione delle campagne di screening organizzati (mammografia, Pap-test, ricerca del sangue occulto nelle feci) e di diagnosi precoce. In questi casi infatti l’aumento dell’incidenza rappresenta in realtà un’anticipazione della diagnosi di forme tumorali che si sarebbero sviluppate più avanti negli anni e invece vengono scoperte in una fase più precoce. E quando questo si associa a una maggiore efficacia della terapia, si ottiene anche un guadagno in termini di mortalità. E’ quanto si osserva, per esempio, per i tumori della mammella tra le donne, come emerge dall’analisi di più lungo periodo, 1986-2005, che rappresenta uno degli approfondimenti della monografia”.
Quindi, oltre al periodo 1998-2005 vi sono a disposizione anche dati che riguardano un arco temporale di due decenni…
Esatto. La monografia include una serie di approfondimenti sui trend per età, sui confronti internazionali e sui trend di lungo periodo. E per quanto riguarda questi ultimi abbiamo potuto constatare che gli andamenti della patologia tumorale rilevate nei primi anni di questo ventennio oggi vengono confermate. Anche se i dati più vecchi sono stati raccolti solo da otto Registri (sui 20 utilizzati per l’analisi del periodo 1998-2005): sei nel Nord, uno al Centro e uno al Sud, per una popolazione di circa 7 milioni di persone. Una convalida importante, che corrobora i risultati dell’analisi di più breve periodo. Inoltre, l’ampliamento della finestra temporale ha permesso di identificare la data in cui hanno avuto origine i trend attuali, mettendo così a disposizione elementi utili alla loro spiegazione.
Dall’analisi di lungo periodo emerge, per esempio, che tra i maschi l’incidenza per tutte le sedi tumorali è aumentata di più nel primo decennio (+1,2% annuo) rispetto al secondo (+0,3%, quando si è fatta sentire la riduzione della frequenza del tumore del polmone), mentre per le femmine si registra un andamento piatto fino agli anni Novanta, quando si verifica un incremento significativo dell’1,7% l’anno (presumibilmente in coincidenza con l’attivazione di molti programmi di screening mammografico), e poi nuovamente una stabilizzazione.
La mortalità, sempre considerando tutti i tumori, è invece in diminuzione per i due sessi: tra gli uomini, a partire dal 1991 si registra un calo dell’1,8% l’anno; per le donne la diminuzione è dell’1,1% l’anno lungo tutto il ventennio».