Il benessere spirituale nel paziente oncologico: risorsa indispensabile per affrontare la malattia

   

(Salute Europa, 04/12/2009)

Il 54% dei pazienti oncologici ritiene molto importante l’aspetto spirituale nella sua vita e l’80% attribuisce a questa un ruolo fondamentale per affrontare la malattia.
Questi dati sono il risultato dello studio realizzato dall’Associazione di volontariato AISCUP-Onlus e condotto, con il patrocinio dell’IDI-IRCCS di Roma dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma, dal prof. Paolo Marchetti (Ordinario di Oncologia Medica, Dir. UOC Oncologia Medica Osp. Sant’Andrea, Consulente Clinico Scientifico IDI) e dal dr. Alessandro Scoppola (Dirigente Medico di Struttura Complessa IDI). “Obiettivo dello studio, è stato quello di misurare l’influenza delle convinzioni spirituali e religiose sulla qualità della vita e sul disagio psicologico nei pazienti oncologici - ha dichiarato il prof. Marchetti nel corso del convegno su ‘Il benessere nel paziente oncologico’.
La spiritualità individuale si è dimostrata uno dei principali fattori che consentono di affrontare e gestire con fiducia e dignità la malattia e la sofferenza. “Il tema centrale che emerge con forza - ha proseguito il professore - è relativo alla necessità, non più rinviabile, di integrare nella cura del malato oncologico una maggiore attenzione sia al disagio psicologico sia al benessere spirituale”.
Nello studio stati arruolati 220 pazienti afferenti al reparto di oncologia dell’IDI, Istituto Dermopatico dell’Immacolata di Roma in trattamento chemioterapico. Per 75 pazienti la diagnosi è di cancro alla mammella, per 55 colon, per 25 polmone, per 25 melanoma, mentre il resto è affetto da altre neoplasie. Nel 66.5% dei casi si tratta di donne (N=145), l'età media è 58 anni e le donne sono più giovani degli uomini (età media 56 vs 61; p=0.005). Il 62% ha più di otto anni di scolarità (N=133); il 74% è coniugato, soprattutto tra gli uomini (p=0.020).
Tra le evidenze emerse dallo studio:

  • il 55% risulta positivo allo screening per l'ansia e il 47% a quello per la depressione;
  • la dimensione di benessere spirituale legata a pace e serenità è elevata con un valore medio pari a 71 (range teorico 0-100), quella legata alla fede è inferiore con un valore medio pari a 38;
  • il 92% dei pazienti si è definito credente, il 30% dei pazienti crede maggiormente di più dopo la diagnosi di malattia mentre il 12%, al momento della diagnosi, crede meno rispetto a prima della malattia.

Per gli oltre 250.000 nuovi casi di tumore diagnosticati in Italia, ogni anno, la spiritualità e la religione possono aiutare a trovare risposte agli interrogativi sul significato della vita, della malattia e della morte. Possono fornire un costrutto personale che sostenga la persona che incontra, suo malgrado, eventi della vita spiacevoli ed inevitabili, senza cadere in depressione. La sfera spirituale resta però ancora sottovalutata ed è ipotizzabile che costituisca, ad oggi, un’ampia area di bisogni non corrisposti in oncologia.
Negli ultimi anni, in Italia, il processo di umanizzazione delle cure ha portato gli operatori sanitari ad integrare i bisogni psicologici e sociali, dei pazienti e dei loro familiari, alla terapia medica. Per dare una risposta concreta ai bisogni dei pazienti è stato istituito presso l’ospedale IDI-IRCCS di Roma un gruppo di ascolto e di auto-aiuto, condotto da psicologi. Ciascun paziente ha raccontato la propria storia, sia personale che di malattia, e ognuno dei componenti ha trovato negli altri attenzione ed ascolto. Si è determinato un clima di condivisione e il gruppo è diventato il luogo, sia fisico che mentale, dove portare la propria esperienza. Spesso le parole dei partecipanti al momento della conclusione sono “Questa esperienza mi da forza”, “L’incontro mi ha dato energia”, “Mi sento più calmo e tranquillo”.
Sulla base dei risultati ottenuti, oltre alla prosecuzione dell’integrazione di questa attività nella assistenza quotidiana ai pazienti oncologici, è stato deciso di estendere lo studio ad altri Centri oncologici in Italia, con lo scopo di valutare eventuali differenze tra Nord, Centro e Sud. Inoltre, lo studio è stato condiviso anche con altri Paesi, per valutare la presenza di differenze legate a diversi modelli culturali e sociali, oltre che religiosi.