Migliora l’oncologia italiana, ma c’è ancora da fare

   

(Sportello Cancro, Vera Martinella (Fondazione Veronesi, 05/03/2010)

Cure domiciliari e terapia del dolore sono più diffuse, ma la radioterapia manca nel 40 per cento dei centri. Sale la spesa per i farmaci e scende quella per gli psicologi
MILANO - Migliorano l’assistenza a domicilio e le terapie antidolore per i malati di cancro, mentre ancora mancano in molti centri le radioterapie e il supporto psicologico. Progressi nelle diagnosi, con Pet triplicate e risonanze raddoppiate. E il Sud che si avvicina al Nord. È la fotografia delle cure oncologiche nel nostro paese scattata dal libro bianco dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), presentato nei giorni scorsi al ministero della Salute. Con circa 250mila nuovi casi diagnosticati ogni anno e due milioni di malati oncologici complessivi, i tumori stanno diventando una delle patologie più diffuse in Italia. «L’invecchiamento progressivo della popolazione (oggi il 40 per cento degli italiani ricoverati in strutture ospedaliere ha più di 65 anni) e la sempre maggiore possibilità di allungare la vita ai pazienti grazie ai progressi terapeutici mettono al centro dell’attenzione la qualità della vita» ha commentato il ministro della Salute Ferruccio Fazio.
PROGRESSI DELLE CURE A CASA E DI QUELLE TERMINALI - Nel nostro Paese, quasi l’87 per cento delle oncologie ha attivo un servizio di assistenza domiciliare e il 33 per cento dispensa medicinali per la cura dei tumori a casa. In questo, i pazienti delle regioni centrali risultano più penalizzati, mentre le unità operative del Sud si avvicinano per efficienza al settentrione: un’unità di oncologia del Nord tratta a casa in media 200 pazienti, 148 al Sud-Isole, 118 al Centro. Il servizio è svolto nel 67 per cento dei casi dalle Asl, seguite da cooperative o ditte private (23 per cento) e solo in un caso su 10 direttamente dal reparto di oncologia. Dal 2001, poi, i servizi riabilitativi (passati dal 4,6 al 41,7 per cento odierno) e quelli per i malati terminali hanno compiuto i progressi maggiori: le strutture per terapie anti-dolore sono quadruplicate, arrivando a coprire l’80 per cento dei casi nel 2009 (dal 70 per cento del 2005 e dal 20 per cento del 2001). Negli ultimi anni i trattamenti specifici per i pazienti nelle fasi finali di malattia hanno compiuto progressi notevoli: nel 2003 le strutture per le cure palliative erano presenti in 4 centri tumore su 10 della penisola, oggi in 6 su 10. Negli ultimi sei anni,
inoltre, gli hospice sono più che raddoppiati. Ora sono disponibili nel 45 per cento delle strutture sanitarie/ oncologie, mentre nel 2003 lo erano solo nel 21 per cento dei casi.
PIÙ PERSONALE E MACCHINARI - I dati Aiom evidenziano inoltre che oggi in media ci sono più di cinque (5,5) medici strutturati, cioè dipendenti fissi, per unità di oncologia, mentre nel 2001 erano solo quattro. L’aumento maggiore (53 per cento) riguarda gli specialisti oncologi che sono oggi 5,2 in media per reparto ed erano 3,4 nel 2001. E gli infermieri professionali, passati da 8,6 in media per centro oncologico nel 2001 ai 13 del 2009. Ma si registra una discesa media del 20 per cento degli psicologi, passati da 1,6 in media per centro oncologico nel 2005 a 1,3 nel 2009. Per quanto riguarda le attrezzature diagnostiche, ecografo, Tac, mammografo sono capillarmente diffusi. Dal 2003, poi, le Pet (tomografia a emissione di positroni) per le diagnosi sono triplicate: erano disponibili nel 10 per cento delle strutture, oggi nel 30 per cento dei centri, mentre scintigrafie e risonanze magnetiche sono quasi raddoppiate passando rispettivamente dal 36 al 61 per cento e dal 51 al 90 per cento. Progressi più lenti, invece, negli apparecchi per radioterapia: presenti nel 46 per cento delle strutture oncologiche nel primo censimento Aiom del 2001, nel 2009 sono a disposizione nel 60 per cento degli ospedali.
RADDOPPIA LA SPESA OSPEDALIERA PER I FARMACI – Si passa da 1,2 milioni di euro del 2004 a 2,2 milioni del 2008: in quattro anni il denaro sborsato dagli ospedali per farmaci oncologici è quasi raddoppiato, soprattutto per la maggiore diffusione di farmaci innovativi. A cui vanno aggiunti i costi per il personale (1.152mila euro in media per ogni nel 2008, con una crescita del 30 per cento circa rispetto al 2004. Il 48 per cento (37 nel 2004, 40 nel 1999) delle Unità di oncologia medica italiane riceve inoltre finanziamenti a favore della ricerca. Alle regioni del Nord nel 2008 è giunto il 54 per cento dei finanziamenti (nel 1999 il 59 per cento), al Centro il 24 (nel 1999 il 26), e al Sud-Isole il 23 per cento (il 15 nel 1999).