Per il tumore al seno controlli personalizzati

   

(Corriere della Sera,"Daniela Natali, 14 marzo 2010)

Tre fasce di rischio ed esami diversi a seconda delle età

" Quando si pensa allo screening per il tumore al seno, si pensa a donne non più giovani che periodicamente ricevono una lettera che le invita a sottoporsi ad un controllo mammografico. Ma il ministro Fazio (coadiuvato dal consigliere Giovanni Simonetti) ha disegnato un quadrò diverso. In futuro gli screening potrebbero essere «personalizzati» e anche donne, molto giovani, se ad "alto rischio", si vedrebbero arrivare a casa l'invito a sottoporsi a un controllo. Scopo ovvio: diminuire ulteriormente la mortalità per tumore al seno che, già con gli screening attuali, è scesa del 25-30%(e del 50%in chi risponde positivamente all'invito). E la «personalizzazione» non consisterà solo nella suddivisione in fasce di rischio, ma anche nel tipi di controlli. Il seno di una donna giovane viene «letto» meglio da strumenti diversi da quelli usati per una donna in età matura e quindi anche ad ogni fascia di età «corrisponderanno» metodologie diverse di indagine. Spiega Alessandro Del Maschio, primario del servizio di Radiologia diagnostica e ordinario di radiologia all'UniversitàVita-Salute San Raffaele, nonché membro del Gruppo oncologico del ministero della Salute: «Lo screening, oggi, segue un modello che data dagli anni Sessanta, ma la tecnologia in tutto questo tempo ha fatto passi da gigante. Alla mammografia "classica" si è aggiunta quella digitale e sono comparse ecografia e risonanza magnetica Come non usare questi mezzi?». «E, dato l'allungarsi della vita media, - precisa Francesco Cognetti, direttore del Dipartìmento di oncologia medica dell'Istituto nazionale dei tumori Regina Elena e membro del Gruppo oncologico - i controlli andrebbero proseguiti oltre i 70 anni. E anche iniziati prima, benché non si possa definire un'età precisa, perché, in chi è ad alto rischio, si deve partire cinque-dieci anni prima dell'età di insorgenza del primo caso di cancro al seno in famiglia». Per le donne più "esposte" alla minaccia tumore dovrebbero essere previsti controlli precoci, inizialmente con ecografia e risonanza; per le donne a rischio intermedio i controlli saranno più serrati di quelli previsti oggi (una mammografia all'anno, invece che ogni due) ed eventualmente anche ecografici; per le donne a rischio normale, controlli sempre biennali, ma estesi fino a 75 anni contro i 70 attuali. Si sa però che il problema delle adesioni ai "richiami" esiste. Le donne come risponderanno a tante "sollecitazioni"?«Certamente bisognerà migliorare anche le tecniche di comunicazione - risponde Del Maschio - e bisognerà garantire una migliore - copertura sul territorio. Ma anche" un'altra novità introdotta da questo progetto potrà persuadere le donne a sottoporsi ai controlli.
Oggi, durante lo screening, la donna incontra prima il tecnico e successivamente, solo se sono necessari approfondimenti diagnostici, il medico radiologo; tra i due incontri, inoltre, possono passare anche quindici" giorni. In futuro, le due figure dovrebbero lavorare affiancate, in maniera da dare risposte più rapide e diminuire lo stress legato a questo tipo di esami».
Un punto delicato è quello della definizione di "alto rischio": come ci si arriva? “A parte le donne più esposte perché sono state già sottoposte a radiazioni al torace per " altri tumori, - chiarisce Del Maschio -il problema si pone con chi ha forte familiarità con questo cancro, ha cioè avuto più parenti di primo grado colpite.Per arrivare alla definizione di alto rischio bisogna passare per un test che individua mutazioni genetiche. Una diagnosi di questo tipo, che comporta un 80% di probabilità di sviluppare un tumore al seno nel corso della vita, è sconvolgente.Ecco perché ritengo che "dovrebbe essere fatta solo in centri selezionati dove esiste un servizio di psico-oncologia».
Negli Usa, Obama per risparmiare ha portato da 40 a 50 anni l'età in cui iniziare i controlli e noi andiamo in controtendenza. «Le donne per cui si renderebbero necessari controlli precoci, cioè quelle ad alto rischio; sono solo un 10%,- ribatte Del Maschio - e stiamo per iniziare uno studio, che durerà tre anni e che coinvolga l'Università Vita-Salute del San Raffaele, Università Tor Vergata di Roma e Università di Ancora, per valutare il rapporto tra accuratezza diagnostica e costi. Peraltro, con controlli personalizzati si risparmierebbe sugli screening fatti spontaneamente, che comunque gravano sullo Stato perché le donne pagano solo il ticket.
Senza contare le vite salvate:pensiamo che, tra chi aderisce allo screening,la mortalità si riduce del 50%. E sono dati italiani. Chissà quale ulteriore riduzione ci aspetterebbe se nella rete di prevenzione riuscissimo a "catturare" più donne e prima».