Sulla mammografia c'è chi estende e chi arranca

   

(Corriere della Sera,"Edoardo Stucchi, 14 marzo 2010)

Come rispondono le Regioni al dovere di promuovere gli screening mammografici, che fanno parte dei Livelli essenziali di assistenza? Con un gap notevole fra Nord, Centro e Sud. E l'adesione delle donne segue, come prevedibile, lo stesso andamento. Al Nord, in media, gli "inviti" a sottoporsi al test arrivano all'89% delle donne e l'adesione è al 68%; al Centro gli inviti raggiungono una percentuale del 77%con una adesione del 60%; al Sud le cose vanno peggio: 38%di donne raggiunte e 36%di sì. Complessivamente, nel 2008, sono state raggiunte dalle lettere che propongono i" controlli 2 milioni e 500 mila donne fra i 50 e i 69 anni, pari al 70%della popolazione che ne avrebbe diritto; soltanto il 60%ha risposto positivamente. Spiega Marco Zappa, responsabile dell'Osservatorio nazionale screening presso l'Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica di Firenze: «Dopo l'introduzione degli screening, la mortalità per tumore al seno si è ridotta complessivamente del 25/30% , ma tra le donne che si sottopongono al test la riduzione del rischio è deI 50%, possiamo quindi pensare che se l'offerta dello screening raggiungesse tutte le donne e tutte aderissero, la riduzione globale sarebbe del 60%». Come indurre le Regioni ad ampliare la diffusione dello screening. «Purtroppo - risponde Zappa - molte Regioni e Asl del Sud non si impegnano come dovrebbero. Del resto, gli incentivi dello Stato sono talmente bassi da non indurre le Regioni a dare il massimo». Ci sono Regioni al Nord (Lombardia, Alto Adige, Friuli e Emilia Romagna), al Centro (Toscana e Umbria) e al Sud (Molise a Basilicata) che invitano ogni 2 anni, come prescrive la legge, tutte le donne comprese nella fascia di età più a rischio per tumore al seno, dal 50 ai 70 . In Sicilia, invece, solo il 6% delle donne viene raggiunto dall'offerta di screening e risponde positivamente il 40%. Cifre destinati ,però, a cambiare presto. «Già dall'anno" scorso - dice la dirigente del Sevizio" educazione alla salute della Regione Sicilia è aumentato il numero " di Asl che propongono lo screening e l’ampliamento ,su scale regionale e un obiettivo di tutti i direttori generali”.
Ma i problemi non esistono soltanto al Sud. In Liguria," ad esempio, dove nel 2008 è stato avviato un nuovo programma di copertura dello screening, non tutte le Asl hanno evidentemente risposto positivamente, visto che gli inviti per sottoporsi a mammografia raggiungono solo il 37%delle donne, con una adesione del 67%.
Alcune delle Regioni del Nord hanno, invece, ampliato la fascia d'età" in cui proporre lo screening. Capofila, l'Emilia Romagna che dal 2010 offre questa opportunità alle donne dai 45 ai 49 anni e dai 70 ai 74 con cadenza biennale. «Questa scelta è stata presa sulla base delle evidenze di efficacia dello screening anche in queste fasce d'età, - spiega Pierluigi Macini, responsabile del servizio di sanità pubblica della Regione Emilia Romagna - anche se ciò comporterà una spesa di 6 milioni di euro in più, oltre agli attuali 8». La scelta di estendere lo screening dai 45 anni fino ai 74 anni è stata fatta anche da alcune Asl della Lombardia' a Firenze e da tutte le Asl del Piemonte." Un contributo alla sensibilizzazione verso la diagnosi precoce del tumore al seno viene dalla Lega Italiana lotta contro i tumori: dal 14 al 21 marzo, visite e controlli gratuiti e informazioni sulla prevenzione nelle principali piazze italiane (per informazioni: 800.998877).
Ieri e oggi Gli inizi - L'attività di screening mammografico è cominciata nel 1995 spontaneamente in alcune Ragioni, poi il programma è passato al Ministero della Sanità che ha stabilito criteri comuni.
I Lea - Dal 2001, lo screening mammografico è entrato nei Livelli essenziali di assistenza, i LEA, tutte le Regioni sono tenute a proporlo, sia pure nei modi e nei tempi che credono più opportuni.
Le estensioni - Anche il Gruppo italiano per lo screening mammografico (Gism) raccomanda di estendere lo screening fino a 74 anni, per chi ha partecipato ai controlli fino a 69. Il Gism promuove anche l'estensione dello screening alle donne da 40 a 49 anni, con priorità alla fascia di età 45-49