Desenzano -Nuova unità operativa all’avanguardia

   

Verona Fedele, Francesca Gardenanto, 13 giugno 2010)

In questo centro tutti alleati contro il tumore al seno

Non a caso l’ospedale di Desenzano ha ottenuto il massimo riconoscimento a livello nazionale per l’attenzione dedicata alla donna. Un ulteriore segno di sensibilità è dimostrato, in tale direzione, da un nuovo progetto chiamato Centro senologico. Parliamo di «un’unità operativa complessa di senologia per la prevenzione, la diagnosi e la cura delle malattie della mammella».
A presentarlo è proprio la dott.ssa Mara Azzi, direttrice generale dell’Azienda ospedaliera con sede in località Montecroce e promotrice dell’iniziativa: «Credo molto in questo progetto che vede l’assoluta centralità della donna, in un percorso che va dalla diagnosi alla cura della patologia tumorale». Oggi, purtroppo, si assiste ad una crescita continua del numero dei casi di tumore al seno anche se, per fortuna, conforta la percentuale maggiore di donne che riescono a guarire. Certo, riflette la dirigente, «la malattia è un momento che cambia profondamente l’esistenza di una donna: perché, con lei, si ammalano la sua vita e la sua famiglia, non solo una parte anatomica...».
All’intervento solitamente si accompagnano una serie di fattori che mettono in crisi la donna, specialmente se subentrano una menopausa precoce e delle asportazioni. «Abbiamo già assunto un chirurgo plastico – aggiunge Azzi – proprio perché, oltre all’estetica, bisogna preservare la dignità della persona e lo si fa anche attraverso il suo corpo. La paziente non deve essere operata una seconda volta, per fare la chirurgia plastica, ma ha diritto di uscire dalla sala operatoria senza mutilazioni e con la possibilità di vivere ancora una vita dignitosa».
Nell’intenzione della direzione il centro senologico si annuncia una realtà a gestione interdipartimentale e multidisciplinare, attualmente l’unica in provincia di Brescia. All’interno del grande ospedale con vista lago, sarà offerto alla paziente un percorso completo: diagnosi rapida, iter terapeutico tempestivo, riabilitazione funzionale e anche supporto umano e psicologico.
Nel progetto rientra anche la sezione locale dell’Andos (Associazione nazionale donne operate al seno), onlus che conta 56 comitati in tutta Italia, e un’equipe di attori medico sanitari. Radiologo, anatomo- patologo, chirurgo plastico, oncologo, personale di riabilitazione e varie figure deputate all’assistenza psicologica, a turno, seguiranno la paziente nel suo cammino verso la guarigione. L’unità di chirurgia senologica è già autorizzata e finanziata dalla Regione Lombardia. «Il progetto è stato accolto molto bene dalla Regione, il che qualifica l’ospedale e aumenta le prestazioni anche di altri reparti collegati», rimarca la dirigente. La struttura di Desenzano ha sempre fatto questo tipo di operazioni, seppur in misura limitata.
Ora, gli interventi di tipo strutturale saranno orientati a creare spazi ad hoc, con ambulatori per le visite e sale di accoglienza per le donne che seguono le terapie, così come per i colloqui con lo psicologo e la fase di accompagnamento insieme alle volontarie. I posti letto saranno adiacenti alla divisione di ginecologia. Ma l’importante, riferisce Azzi, è che dal 21 giugno un medico chirurgo, esperto di chirurgia oncoplastica della mammella, inizierà a dedicarsi al progetto a tempo pieno. «Abbiamo stipulato un contratto con il dott. Claudio Pagliari, nostro consulente dall’8 marzo scorso (non a caso), e dal primo giorno d’estate lavorerà con noi 36 ore a settimana».
Il dottor Pagliari, chirurgo con un’esperienza trentennale è anche vicepresidente dell’Andos nazionale e presidente del comitato di Oglio Po. Fin dall’inizio si è occupato di chirurgia generale, e in particolare della mammella, con esperienze presso l’Istituto tumori di Milano, al fianco del prof. Umberto Veronesi, poi all’ospedale di Viadana e all’Oglio Po. «Questa disciplina nuova – spiega – è finalizzata all’intervento della donna non solo nella sua parte demolitiva, ma anche nella ricostruzione immediata per salvaguardare pure l’aspetto estetico ».
C’è un’altra considerazione rilevante che influenza lo stato d’animo del malato. «Quando ci si occupa del tumore della mammella o di altre neoplasie – precisa Pagliari –, il paziente non deve essere costretto a migrare tra più reparti e servizi: occorre creare una struttura dove la persona sia sempre al centro, sin dal momento della diagnosi. Qui, sarà accolta e seguita da tutti gli specialisti del caso». Nel centro senologico, «radiologo, chirurgo, oncologo, fisiatra e psicologo si alternano a seconda delle esigenze della donna, occupandosi dei vari aspetti della patologia. Il trattamento del tumore alla mammella, come di altre patologie, non richiede una sola tecnica ma è sempre più multidisciplinare: molte sono le terapie che entrano in gioco per ottenere i risultati migliori.
Pertanto è fondamentale la creazione di un’equipe di specialisti». Vista la missione comune, la direttrice generale conferma infine l’assoluta disponibilità a collaborare con l’ospedale oncologico Laudato si’, in costruzione a Rivoltella del Garda per opera della cooperativa Raphaël di don Pierino Ferrari. «Siamo aperti ad uno scambio reciproco di servizi perché l’obiettivo è comune: curare le persone. E, da credente, sono convinta che non ci possa essere una cura del
Negli ultimi anni, l’incidenza del tumore al seno è aumentata, soprattutto tra le donne più giovani. In Italia, precisa Pagliari, si verificano dai 35mila ai 40mila nuovi casi all’anno. Ma, se fino a qualche anno fa il picco dei casi era concentrato in età pre- menopausale, tra i 45 e i 55 anni, ora si vedono donne sempre più giovani: molti casi si verificano sui 35-40 anni e purtroppo anche prima dei 30. Importante, però, è la diminuzione della mortalità, che ci spinge a perseguire la strada intrapresa della multidisciplinarietà».
Applicarla, spiega il chirurgo, «ha già portato a buoni risultati: se il tumore Mara Azzi viene identificato al primo stadio, la sopravvivenza a cinque anni nelle donne trattate è del 98,7% (nei casi di tumori piccoli e senza metastasi). Bisogna però fare diagnosi precoce. Non possiamo fare una prevenzione primaria perché non conosciamo le cause, ma solo dei fattori di rischio: legati alla familiarità (circa il 7% dei tumori alla mammella è dovuto a una coppia di geni), a fattori ambientali, come l’inquinamento, allo stile di vita e a un’alimentazione scorretta, troppo ricca di proteine».