"Sensibilizzazione e cura di un problema al femminile: aiutiamoci a migliorare la nostra vita"

   

Comitati A.N.D.O.S. onlus di Senigallia

Paura, preconcetti, immaturità emotiva? Ognuno di noi gestisce il rapporto con la malattia oncologica in modi che possono assumere aspetti molteplici, i quali tutti hanno, però, in comune una caratteristica: si possono ribaltare come un calzino se si fanno esperienze significative in ambienti qualificati. Questo è il senso generale del progetto ”Sensibilizzazione e cura di un problema al femminile: aiutiamoci a migliorare la nostra vita.” Esso è stato condotto dall’ANDOS di Senigallia col sostegno generoso della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010.
Il progetto ruotava su tre cardini: formare, sensibilizzare e prevenire. Due, invece, le finalità: formare delle volontarie ANDOS, e rendere consapevoli gli studenti degli istituti statali di istruzione di 2° grado delle problematiche inerenti l’oncologia, segnatamente quella femminile. La formazione di volontarie ANDOS per la riabilitazione fisica e psicologica delle donne operate per tumore alla mammella si è realizzata in un articolato corso di FKT presso l’università “La Sapienza” di Roma, durante quattro giorni di seminario. I docenti, tutti stimati professionisti, sono stati la prof.ssa A. Bonifacino, il prof. C. Amanti, prof. Bianchi. dott.ssa C. Navarra, prof.ssa P. Pellegrini, Dott.ssa M. Scaffidi e M.R Marchetti. Gli incontri presso le scuole hanno invece coinvolto nove classi di due istituti scolastici senigalliesi: sei classi del 3° e 4° anno dell’Istituto “Perticari”, e tre classi del terzo anno dell’Istituto di stato IPSSARCT “Panzini”, per un totale di 162 studenti. Le relatrici sono state la dott.ssa Valeria Benigni specializzata in Oncologia e in Igiene e Medicina Preventiva e le dott.sse Monica Gregorini, Laura Pedrinelli Carrara e Cristina Segoni, psicologhe che operano costantemente come volontarie all’ ANDOS. Dalla relazione conclusiva del progetto cito testualmente: “Vista la brevità degli incontri e l’impatto emotivo che tale tema suscita ... riteniamo i risultati ottenuti altamente soddisfacenti”. Le risposte dei ragazzi a domande come “Che cosa è stato compreso di più” sono senz’altro indicative del buon esito formativo degli incontri.
Un esempio: “È meglio affrontare da subito il problema e prevenirlo piuttosto che rischiare la vita o la propria femminilità per paura”
Oppure: “Ho capito quanto sia importante imparare il come comportarsi davanti ad una persona malata oltre che ascoltarla”
O ancora: “Non si devono mai guardare le cose negativamente, ma da tutti i punti di vista”.
Costruire una rete di interventi di formazione e di informazione è un’azione che risponde a requisiti di “specificità” e di “sensibilità” soprattutto a livello umano. Avvicinare i giovani ad uno scambio fertile e proficuo arricchisce in par misura sia i docenti che gli studenti, gli uni a livello professionale e personale, gli altri per i meccanismi della prevenzione che si spera di innescare. La scuola aperta a tali sollecitazioni diventa un ambiente arricchito, perché attento ai problemi sociali che aiutano i ragazzi a diventare uomini.