Tumori e farmaci-antipertensivi

   

(Sportello Cancro, Vera Martinella (Fondazione Veronesi), 14 giugno 2010)

RICERCA pubblicata sulla rivista Lancet Oncology
Uno studio mette in relazione una classe di molecole usate per abbassare la pressione con un aumento del rischio di cancro, ma gli esperti sono molto cauti

MILANO - Una famiglia di farmaci comunemente usati per combattere pressione alta, scompenso cardiaco, rischio cardiovascolare e problemi renali legati al diabete sembra essere associata a maggiori rischi d’ammalarsi di cancro. Si tratta dei recettori per l’angiotensina II o bloccanti del recettore per l’angiotensina (Arbs), medicinali contro l’ipertensione assunti milioni di persone in tutto il mondo. L’ipotesi - basata per ora su dati limitati - arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Lancet Oncology dai cardiologi americani del Case Western Reserve University School of Medicine di Cleveland e gli esperti sono molto cauti.
«Come ammettono gli autori della ricerca - sottolinea Giuseppe Di Pasquale, Direttore della Cardiologia all’ospedale Maggiore di Bologna e presidente della Federazione italiana di cardiologia -, per avere una certezza sono necessari studi su casistiche più ampie.
E non sarebbe la prima volta che i grandi numeri fanno cadere i dubbi, come accadde con le statine usate per abbassare il colesterolo o con l’insulina, anch’essi accusati tempo fa di causare il cancro. Infine, milioni di malati prendono ogni giorno questi medicinali e finora la loro sicurezza è stata confermata».
LO STUDIO – Gli esperti hanno condotto un’analisi di revisione di precedenti studi clinici su decine di migliaia di pazienti trattati con Arbs o altri terapie di controllo e hanno così evidenziato quello che definiscono «un aumento significativo del rischio di nuovi tumori». Nello specifico hanno passato in rassegna i dati relativi a tutti gli studi randomizzati riguardanti gli Arbs resi pubblici prima di novembre 2009, fra i quali: cinque sperimentazioni che avevano coinvolto circa 62mila pazienti con neoplasie, altrettanti trial con oltre 68mila malati di tumori solidi (polmone, prostata, seno) e le informazioni raccolte sui decessi per cancro di 93.515 partecipanti ad altre otto ricerche. Complessivamente la maggior parte dei pazienti esaminati in questi trial, l’85,7 per cento, aveva assunto il farmaco telmisartan (gli altri presi in considerazione sono stati losartan e candesartan, mentre sono rimasti esclusi delle ricerche valsartan, irbesartan, olmesartan e eprosartan). «Abbiamo osservato che con gli Arbs il rischio di nuovi tumori è cresciuto dell’8-11 per cento – dice Ilke Sipahi, fra gli autori dello studio -. Un aumento modesto, ma significativo che deve comunque essere confermato da altri studi. Inoltre, visti i dati limitati, non è possibile trarre conclusioni sui pericoli legati a ciascuno dei medicinali Arbs». In particolare, è emerso che gli Arbs sono associati a un aumento significativo del rischio di ricevere una diagnosi di cancro (7,2 per cento contro il 6 per cento dei malati nei gruppi di controllo che avevano preso altre cure). Quanto ai tumori solidi, solo la probabilità di tumore al polmone è cresciuta significativamente del 25 per cento. Mentre nulla di particolare è stato rilevato fra i dati relativi alla mortalità per cancro.
NESSUN ALLARME - «Questa è la prima volta che viene suggerita un’associazione fra trattamento con Arbs e rischio di cancro», sottolinea Sipahi. Fino ad ora, infatti, la sicurezza di questa classe di medicinali non era stata messa in dubbio, con l’eccezione del loro uso in gravidanza e in malati con gravi e croniche patologie renali. Al contrario, test su cavie di laboratorio avevano dati esiti negativi per un’associazione fra Arbs e pericolo di tumori. «I pazienti in terapia con Arbs non devono assolutamente sospendere il trattamento – raccomanda Alberto Banzato, responsabile del servizio di Cardiologia all’Istituto oncologico veneto – perché l’interruzione fai-da-te potrebbe essere molto pericolosa per chi soffre di pressione alta». Per ogni dubbio l’esperto consiglia di parlare con il proprio medico, «E in attesa che arrivino eventuali conferme da nuovi studi – conclude –, per chi deve iniziare una cura ora, si può sempre ricorrere a medicinali più vecchi (come la classe di ace-inibitori) con le stesse caratteristiche e che sono ugualmente efficaci».
LA REPLICA – La multinazionale Boehringer Ingelheim dichiara in un comunicato di essere fortemente in disaccordo con la pubblicazione di Lancet Oncology e conferma la sicurezza di uno dei medicinali (telmisartan) sulla base di dati che prendono in considerazione 50mila pazienti. Secondo l’azienda le conclusioni dello studio Usa riguardano principalmente le sperimentazioni di telmisartan in combinazione con ramipril (che è un farmaco ace inibitore) e a tal proposito evidenzia che il foglietto illustrativo di telmisartan non raccomanda l’associazione con Ace inibitori quali ramipril. «Telmisartan – precisa l’azienda - è uno dei farmaci maggiormente studiati a livello mondiale, con trial clinici che hanno coinvolto più di 50mila pazienti). E il suo positivo profilo di sicurezza è confermato anche dal fatto che è assunto da 34,5 milioni di pazienti/anno».