La dottoressa della speranza

   

http://www.dols.net/, Alehina Musumeci

Intervista con la dott.ssa Francesca Catalano chirurgo delle patologie tumorali al seno e Presidente del comitato catanese A.N.D.O.S Onlus Associazione Nazionale Donne Operate al Seno

La dott.ssa Catalano è una donna molto impegnata, ma dopo la riuscitissima serata A.N.DO.S di Catania, è stata ben lieta di incontrarmi. Una bella quarantenne dallo sguardo franco ed intenso, sposata con un collega chirurgo e madre di una bimba di 9 anni e di due maschietti rispettivamente di 8 e 4 anni.
Laureatasi in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Catania con 110/110 e lode si è specializzata in Chirurgia nel 1999. Si occupa di patologia mammaria dal 1991. Ha frequentato l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano nel 1996 in qualità di specializzanda. Autrice di due capitoli, sulla patologia mammaria, dell’Enciclopedia Medico- Chirurgica. E’ docente presso la Scuola di Specializzazione di Ostetricia e Ginecologia, per il trattamento del tumore al seno della donna in gravidanza, dell’Università di Catania. Direttore dell’Unità Multidisciplinare di Senologia, Dipartimento materno-infantile, dell’Ospedale Cannizzaro di Catania. Impegnata nel sociale dal 2004 è divenuta Presidente del comitato di volontarie A.N.D.O.S di Catania che sotto la sua guida è diventato uno dei più attivi, organizzati, e vivaci d’Italia.  Il comitato organizza infatti svariate attività:
visite mensili gratuite, incontri settimanali e sostegno psicologico, arteterapia, piscina riabilitativa e molto altro ancora. Sicuramente la dott.ssa Catalano è una donna speciale e, sicuramente, A.N.D.OS è un faro di luce e sostegno, non ci si sente più sole, si ottiene aiuto medico all’avanguardia e ci si trova a far parte di una grande famiglia allargata.
Cosa l’attrae della professione medica?
La possibilità di aiutare gli altri, dare coraggio e speranza e poi tutto ciò che è ricerca, sperimentazione.
L’università è ancora una roccaforte maschile, ci sono atteggiamenti maschilisti che la infastidiscono particolarmente?
No, ho avuto la fortuna di confrontarmi e lavorare con colleghi che non hanno mai fatto differenza di sesso. Ho scelto senologia non soltanto per passione ma perchè credo che una donna può immedesimarsi meglio di un uomo sulla problematica della patologia mammaria.
Che qualità bisogna avere per essere una buona chirurgo e sono molte le donne che svolgono questa professione in Italia?
Le donne che svolgono questa professione in Italia non sono poche sopratutto in campo senologico considerando anche gli aspetti diagnostici oltre che terapeutici. Certo, è un lavoro che richiede dedizione e passione, che richiede il confronto quotidiano con altri colleghi dedicati alla mammella per esempio il chirurgo plastico. E’ impensabile non avere nella propria Unità operativa la figura dedicata alla ricostruzione mammaria pertanto la qualità di un servizio di senologia dipende dall’insieme delle figure professionali dedicate.
Come riesce a conciliare i suoi numerosi impegni di lavoro, di volontariato e di famiglia come moglie e madre? Ho tre bambini ai quali ogni giorno, dentro di me, chiedo perdono per il tempo che sottraggo loro. La sera però sono completamente dedicata alla famiglia. Non mi concedo infatti serate mondane e spesso rinuncio agli inviti per rimanere a casa. Quando parto per lavoro ho un grande senso di vuoto perché tutte le sere andiamo a dormire tutti insieme nel lettone e mio marito poi li rimette nei loro letti mentre dormono.
Ritiene che la “medicina di genere'' sia importante per comprendere ed affrontare mali come quelli che aggrediscono il seno ed altre parti del corpo specificatamente femminili?
Ritengo che ci vuole molta sensibilità per svolgere questo lavoro che non è diverso da quello ad esempio del ginecologo. Il senologo, uomo o donna che sia deve essere dedicato, deve spendere il proprio tempo curando anche gli aspetti psicologici, spiegando alla paziente dettagliatamente l’intervento e la possibilità di migliorarne l’estetica nonostante il cancro. Ritiene importante che le donne in particolare le catanesi e le siciliane si possano identificare con S. Agata, ( la giovane martine e santa patrona catanese a cui furono stappate le mammelle e le cui ferite furono poi miracolosamente sanate), avendo così una figura- archetipica a cui riferirsi e da cui trarre fede e coraggio? Molte donne che hanno avuto il tumore alla mammella si affidano alla santa patrona Sant’Agata.
Come sapete io dedico una parte del mio tempo al volontariato. L’A.N.D.O.S (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) che conta in Italia 55 comitati, ha un comitato a Catania dal 2004. Ogni anno durante i festeggiamenti agatini il comitato con le volontarie partecipa alla sfilata delle associazioni portando uno stendardo dedicato alla santa interamente realizzato dalle donne operate, nel disegno, nel ricamo. Dovreste vedere quanta commozione durante la sfilata.
Infatti il Consiglio Direttivo Nazionale A.N.D.O.S ha scelto di celebrare la festa nazionale annuale proprio a Catania nei primi giorni di febbraio dedicati alla Santa!
Il seno è la parte più dolcemente femminile di una donna, e la donna affronta questo male con paure anche riguardo la perdita della sua femminilità, ci parli delle nuove tecniche chirurgiche, sono meno invasive?
Fino agli anni ’70 si asportava l’intera ghiandola mammaria e i linfonodi ascellari poiché si pensava che il tumore fosse una malattia dell’intero organo. Oggi la percentuale dei tumori scoperti in fase precoce, grazie allo screening senologico e alle campagne di prevenzione diffuse in tutto il territorio, è notevolmente aumentata tanto da riconoscere con le sofisticate tecniche diagnostiche il tumore in fase iniziale quando non è ancora palpabile; l’intervento chirurgico più diffuso in questi casi è la quadrantectomia, cioè l’asportazione di una parte della mammella che comprende il tumore e una zona di tessuto attorno con la possibilità di rimodellamento immediato . Inoltre si applica ormai da più di dieci anni la tecnica del linfonodo sentinella , cioè durante l’intervento sulla mammella si asporta un solo linfonodo che è il primo che drena la linfa proveniente dal tumore e lo si esamina. Se il linfonodo è pulito, non contiene cioè cellule tumorali, allora lo saranno tutti gli altri pertanto eviteremo alla nostra paziente l’asportazione di tutti i linfonodi, tecnica che non è scevra di complicanze postoperatorie.
Quante sono le speranze di “vincere'' questo male oggi? Oggi la percentuale di guarigione è alta. Per tumori di piccole dimensioni e con linfonodo sentinella negativo possiamo arrivare a superare il 90%.