Nuovo farmaco contro il cancro al seno

   

(Sportello Cancro, Franco Marchetti, 14 ottobre 2010)

Più efficace e meno tossico dei precedenti Ottenuto unendo la precisione del trastuzumab con un chemioterapico estremamente efficace, una sostanza tossica che non viene somministrata per via normale

MILANO - Farmaci efficaci, in grado di agire in modo sempre più mirato sul tumore, ma con effetti collaterali sempre più modesti per il paziente: un obiettivo cui si sta cominciando ad avvicinarsi, almeno nel caso del trattamento del tumore al seno Her2 positivo. Si tratta di quel gruppo di tumori mammari, circa il 15% del totale, che esprimono sulla loro superficie una particolare proteina, l’Her2. Quest’ultima è da tempo diventata il bersaglio di un farmaco, il trastuzumab, un anticorpo monoclonale costruito su misura per colpirla: la sua introduzione ha migliorato nettamente le possibilità di cura di queste pazienti.
ANTICORPI ARMATI - «I nuovi farmaci a bersaglio molecolare funzionano bene quando sono associati alla chemioterapia - spiega Marco Venturini, presidente eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica. Ma gli effetti collaterali della
chemioterapia rimangono gli stessi, a fronte degli effetti collaterali del trastuzumab che sono modesti, fatta eccezione per una minima tossicità al cuore». L’idea è stata perciò quella di fondere in un unico farmaco la precisione di trastuzumab con un chemioterapico estremamente efficace, una sostanza tanto tossica da non poter essere somministrata per via normale. In questo modo si è ottenuto un nuovo farmaco, denominato T-DM1, che è in grado di rilasciare il chemioterapico solo a livello del tumore. L’efficacia di quello che viene considerato il primo rappresentante di una nuova classe di fermaci denominati "anticorpi armati", è già stata testata in uno studio clinico di fase II i cui risultati sono stati presentati a Milano in occasione del congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO). «Lo studio dimostra che si possono combinare i vantaggi della chemioterapia e dell’anticorpo monoclonale in unica molecola - sottolinea Luca Gianni, dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, uno degli autori della ricerca -. Con T-DM1 viene portato un agente estremamente tossico direttamente al bersaglio; il fatto che invece non vada a bersaglio sui tessuti sani comporta una migliore tollerabilità e quindi un ulteriore vantaggio per le donne».
BUONI RISULTATI - Nella ricerca, che ha coinvolto complessivamente 137 donne con tumore del seno Her2 positivo a uno stadio metastatico, metà delle pazienti sono state trattate con trastuzumab associato a un chemioterapico e l’altra metà con la nuova molecola. «I risultati dal punto di vista del beneficio sono stati dello stesso ordine di grandezza a costo di effetti collaterali molto minori rispetto a quelli causati dal trattamento tradizionale con l’anticorpo e la chemioterapia - spiega il ricercatore -. È la prima dimostrazione clinica della fattibilità di questo approccio; c’è da attendersi nei prossimi anni la proliferazione di nuovi farmaci con queste caratteristiche che ci metteranno nelle condizioni di essere più efficaci e meno tossici». Forse la differenza che più colpisce nello studio presentato al congresso è la frequenza con cui le donne trattate hanno manifestato alopecia: ha perso i capelli il 66% delle donne trattate con lo schema tradizionale e solo l’1,5% di quelle in terapia col nuovo farmaco; ma anche altri effetti indesiderati come la diminuzione dei globuli bianchi e la diarrea sono risultati nettamente inferiori. Dal congresso europeo arriva anche una nuova possibilità di trattamento per un altro sottogruppo di tumori mammari, i cosiddetti triplo negativi, quelli cioè in cui non sono presenti né i recettori ormonali né l’her2. «Sono più o meno il 15% di tutti i tumori della mammella - precisa Venturini -; in termini generali in questo tipo tumori la chemioterapia è molto efficace, ma le ricadute sono precoci».
CHEMIOTERAPIA - Una strada seguita dai ricercatori è stata perciò quella di trovare un modo per rendere più efficace la chemioterapia, tenendo presente che uno degli effetti della chemioterapia è di provocare una danno a carico del Dna delle cellule tumorali. Tuttavia le cellule posseggono una serie di meccanismi con cui sono in grado di riparare i danni subiti dal loro Dna; fortunatamente, questa funzione è in genere meno efficace nelle cellule tumorali rispetto a quelle normali. «Le cellule tumorali hanno dei difetti dei meccanismi di riparo del Dna - spiega l’esperto -: il motivo principale per cui la chemioterapia funziona è che la cellula normale ripara, mentre quella tumorale ripara male». Sfruttando il fatto che le donne con tumore triplo negativo hanno difetti abbastanza importanti di riparo del Dna si è pensato di somministrare dei farmaci capaci di bloccare uno dei meccanismi di riparazione (i cosiddetti inibitori del PARP), in modo da rendere ancora più difficile per le cellule tumorali la possibilità di recuperare dai danni subiti a opera della chemioterapia. Gli ultimi risultati di uno studio di fase II presentati al congresso milanese confermano che la strada seguita è quella giusta. Circa metà delle 123 donne arruolate nello studio hanno ricevuto insieme alla chemioterapia anche il BSI-201, un farmaco capace di ostacolare la riparazione del Dna. In queste donne è stato possibile ottenere migliori risultati in termini di riduzione del tumore, di intervallo libero da progressione della malattia e di sopravvivenza mediana che è passata da 7,7 a 12,3 mesi.