COLPITO ANCHE IL CANCRO SENZA BERSAGLI

   

(Sportello Cancro, Cristina Gaviraghi, 15/02/2011)


È a buon punto la sperimentazione di un nuovo farmaco contro il più aggressivo dei tumori al seno

MILANO - Se il verdetto è triplo negativo, il cancro al seno è più difficile da curare. Ma anche per queste forme, secondo uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, si possono intravedere ora nuove speranze di una terapia mirata. Se anche mancano i tre bersagli classici contro cui finora si sono indirizzate le cure (recettori per gli estrogeni, per il progesterone e per il fattore di crescita epiteliale detto HER2), si può puntare su una proteina chiamata PARP (polyADP-ribose polymerase) coinvolta nel processo di riparazione del DNA. Inibendola con un nuovo farmaco, l’iniparib, si può allungare di qualche mese l’aspettativa di vita.

LO STUDIO CLINICO - La ricerca, finanziata da una società di proprietà dell’azienda farmaceutica francese Sanofi-Aventis, che produce il farmaco, ha esaminato 123 donne con un carcinoma della mammella che aveva già dato metastasi ed era privo dei recettori per estrogeni, per il progesterone e per il fattore di crescita epiteliale, da poter utilizzare come appigli per la cura. Le pazienti che hanno partecipato allo studio sono state divise in due gruppi: uno è stato trattato solo con la chemioterapia standard, mentre all’altro è stato aggiunto anche il nuovo medicinale. «Queste ultime hanno ricavato beneficio e a loro sopravvivenza è stata in media più lunga di 5 mesi - ha commentato Joyce O'Shaughnessy, oncologa del Baylor-Sammons Cancer Center di Dallas -. Questi risultati possono sembrare poco rilevanti, ma al contrario ci hanno molto stupito perché il tumore al seno triplo negativo è molto difficile da trattare - ha proseguito la ricercatrice che ha coordinato il lavoro -. In più il farmaco sembra essere molto ben tollerato dalle pazienti». Non è stata infatti rilevata una maggiore frequenza o gravità di effetti collaterali con l’aggiunta di iniparib rispetto al gruppo che faceva solo la chemioterapia.

UN MECCANISMO INASPETTATO - Il meccanismo d’azione del nuovo farmaco può sembrare paradossale. Blocca infatti la capacità della proteina PARP di riparare il DNA danneggiato delle cellule cancerose. Ora, le alterazioni del DNA contribuiscono a rendere la cellula sempre più aggressiva, ma c’è un limite oltre il quale queste non sono compatibili con la sopravvivenza. Nelle cellule normali esistono altri meccanismi per ripristinare le alterazioni del genoma, ma in quelle del carcinoma triplo negativo questi processi sono difettosi. Se anche a PARP viene impedito di funzionare, la cellula tumorale quindi non può sopravvivere. Le lesioni al DNA provocate da radio e chemioterapia, se non possono più essere risanate, risultano fatali per il tumore. «Dobbiamo essere però cauti - conclude la O’Shaughnessy -, i risultati ottenuti sono incoraggianti ma ancora preliminari e ottenuti su un piccolo campione. Sapremo se iniparib sarà davvero un farmaco efficace solo al termine della fase successiva della ricerca che attualmente coinvolge 500 pazienti». Si attendono dunque i risultati finali che saranno disponibili entro qualche mese.