"IL CANCRO? MI HA MIGLIORATO LA VITA"

   

(Sportello Cancro, Vera Martinella(Fondazione Veronesi) 20 marzo 2011)


INCHIESTA. La prima ricerca italiana sul tema rivela che il 90% dei pazienti trova dei benefici nell'esperienza della malattia

MILANO - Sia ben chiaro: nessuno è contento di aver dovuto fare i conti con una malattia così difficile come il cancro, ma nove malati su dieci sono riusciti a trovarci qualcosa di positivo. E, quel che più fa riflettere, non si tratta solo di storie "a lieto fine". Anche chi sa di non poter guarire, e magari è consapevole che la quantità di vita residua è limitata, spesso ammette di aver scovato dei benefici nell’esperienza-tumore. Lo rivela uno studio dell’Università di Milano-Bicocca in collaborazione con l’Istituto nazionale dei tumori di Milano e altre oncologie lombarde, che ha coinvolto 190 pazienti sottoposti a chemioterapia.

«SEMBRA DI SCALARE UNA MONTAGNA» - «Il periodo più brutto è l’inizio, dopo la diagnosi e prima dell’intervento - racconta Roberto, 67 anni e un carcinoma colon-rettale scoperto tre anni fa -. Ho superato bene l’operazione, ma le terapie successive sono state pesanti e hanno lasciato un segno indelebile. È stato come scalare una montagna: credo d’essere riuscito a risalire e ora mi sento in discesa, verso la guarigione». Intorno a lui un brusio di assensi: «Io all’inizio non volevo vedere nessuno, mi sono chiuso in me stesso per mesi. Poi, lentamente, con l’aiuto della famiglia sono migliorato. Ora sto meglio e devo ammettere che, anche se è un’esperienza durissima, ci sono stati dei momenti molto intensi, di affetto che mai avrei immaginato» aggiunge Francesco, lo sguardo fisso sulla moglie e le due figlie 20enni che gli sono state accanto in questi due anni di cura per un carcinoma alla prostata. Le loro non sono esperienze eccezionali. Almeno stando agli esiti della ricerca che ha coinvolto 190 pazienti del day hospital oncologico dell’ospedale di Treviglio (Bergamo), seguiti per un periodo fra sei mesi e un anno, ai quali è stato sottoposto un questionario per indagare se la malattia avesse prodotto dei cambiamenti positivi. Il 90 per cento degli intervistati non ha dubbi e afferma di aver riportato almeno un beneficio, mentre solo il 5-10 per cento soffre di ansia e depressione sopra la norma.

ALL’INIZIO È SEMPRE UN COLPO DURISSIMO - Negarlo sarebbe inutile, anzi nocivo:
la parola cancro risuona inevitabilmente come un incubo e semina paura, rabbia e angoscia fra malati e familiari. Ma i mezzi per combatterle ci sono e, come dimostrano le vicissitudini di migliaia di pazienti oncologici, l’alleato più prezioso è il tempo che passa. Per il 35 per cento del campione bergamasco la diagnosi di cancro è stato un evento di vita molto stressante per se stessi e per il 51 per cento lo è stato per l’intera famiglia. Il 54 per cento, poi, confessa d’essere molto preoccupato per le conseguenze che la malattia avrà per la famiglia e il 48 per cento è tormentato dal timore di peggiorare. «L’impatto con il cancro è sempre destabilizzante e negativo, soprattutto per i primi due o tre mesi, i più duri» commenta Maria Elena Magrin, docente di Psicologia sociale presso l’Università di Milano-Bicocca e autrice della ricerca. Dopo sei mesi, però, e a volte dopo un anno, malati e familiari imparano a reagire. Si fanno inevitabilmente i conti con la parte di esistenza già vissuta e si guarda al domani con occhi diversi. «Tutto acquista nuova intensità - continua Magrin -. È un vero e proprio percorso di revisione durante il quale i pazienti stabiliscono nuove priorità e nuove regole di vita, anche nei casi di persone con una patologia molto grave».

QUELLA FORZA CHE NON SAI D'AVERE - Dopo il dolore, l’ansia, la rassegnazione, i malati raccontano il "secondo livello" a cui necessariamente si approda. «Mi sono guardata intorno e ho visto, ho sentito, l’affetto di mio marito, dei figli, di tutta la famiglia. E ho ascoltato la spinta a lottare che mi trasmettevano, con un pugno di amici e colleghi irriducibili. Erano sempre lì a darmi coraggio e alla fine è arrivata: una forza misteriosa che neppure io sapevo d’avere». Sono le parole della 45enne Lucia, decisa ad andare avanti nel miglio modo possibile per il tempo che le lascerà il carcinoma ovarico contro il quale sta combattendo. Come lei, quattro malati su dieci (il 41 per cento) ammettono che la diagnosi di cancro ha avuto un impatto molto forte rispetto agli obiettivi e scopi di vita, all’immagine di sé e alle relazioni. E la stragrande maggioranza racconta di aver vissuto un cambiamento importante rispetto ai propri obiettivi e scopi di vita, di aver riscoperto sé stesso come persona forte e capace di affrontare sfide importanti, di aver sviluppato un maggior senso di vicinanza con le altre persone.

TUMORE, COSA CI PUOI TROVARE DI POSITIVO - Non bisogna sottostimare, dunque, l’abilità dei malati nel reagire a eventi estremamente avversi e le loro capacità di adattamento psico-sociale, sviluppando maggiore autostima e auto-efficacia. L’evento-cancro diventa così un modo per capire, rivalutare, scoprire sia le persone che il valore che si attribuisce alle cose. «All’inizio - spiega Claudia Borreani, responsabile della Struttura di psicologia all’Istituto Nazionale Tumori di Milano - la sfida nel trovare effetti benefici nel cancro è difficile, ma con l’andare del tempo molti pazienti riescono a rilevare i benefici nelle loro relazioni personali e nella qualità di vita. Alcuni poi maturano profondi cambiamenti nella carriera lavorativa, nella gestione del tempo, nella propria scala di valori. Senza considerare che dopo un’esperienza così dura c’è chi accresce il proprio senso di autostima e acquista maggiore fiducia in se stesso». Sebbene questa ricerca sia la prima in Italia che indaga la capacità di un malato oncologico di reagire alla malattia, spiegano gli esperti, i dati raccolti sono in linea con i recenti studi internazionali sul tema. «La malattia per me è stata una svolta - conclude Emilia, 64enne che ormai si considera guarita da un tumore al seno -: mi ha rafforzato il carattere, ho imparata ad affrontare i problemi quotidiani con uno spirito diverso, più combattivo e meno drammatico. E con la pensione mi godo di più le giornate, gli affetti, gli amici veri. Non dimentico le donne ricoverate con me in condizioni molto più gravi. Ogni giorno, l’ho provato sulla mia pelle, è un dono».