TUMORE AL SENO, CRESCE L'INCIDENZA IN ITALIA

   

(SIC, Sanità in cifre, 08/03/2011)
 

Nel giorno dedicato alla donna e al suo ruolo nella società, arrivano dati preoccupanti riguardo a una delle patologie più specifiche del corpo femminile. È in aumento in Italia l’incidenza del tumore al seno, soprattutto tra le più giovani: nelle donne tra i 25 e i 44 anni si registra, infatti, negli ultimi 6 anni un aumento del 28,6%. È il dato contenuto nell’indagine conoscitiva sulle malattie degenerative, condotta dalla Commissione Igiene e Sanità del Senato, che sarà presentato proprio oggi. Nel complesso, si legge nel documento, si registra un aumento dell’incidenza del tumore al seno del 13,8 per cento negli ultimi sei anni; “particolarmente allarmanti i dati relativi alle donne under 45 per le quali si calcola un incremento del 28,6 per cento nella fascia di età compresa tra i 25 e i 44 anni”. Una popolazione, ammonisce l’indagine, “attualmente esclusa da qualsiasi campagna di screening, anche per le donne con elevato rischio familiare e eredo-familiare”.
Malgrado l’importanza dello screening mammografico per la prevenzione, peraltro inserito nei Livelli Essenziali di Assistenza, in Italia si registra la “situazione paradossale” per cui si fanno meno mammografie che Pap test: “A livello nazionale si stima infatti che poco meno di una donna su cinque (18 per cento) abbia eseguito il test di screening mammografico come prevenzione individuale (si va dall’8,5 per cento dell’Umbria al 41,1 per cento della Liguria), rispetto a circa una donna su tre dello screening cervicale (37 per cento)”. La situazione è a macchia di leopardo: “Rimane bassa la percentuale di donne sottoposte a screening su tutta la popolazione italiana, la quale si aggira intorno al 33,3 per cento del totale nazionale. Purtroppo molti Centri di riferimento per il Centro-Sud registrano bassi volumi di attività (meno di 10 mila e spesso meno di 5 mila esami all’anno) e nessun Centro di riferimento regionale supera i livelli auspicabili di 20.000 esami per programma. Il detection rate dei carcinomi invasivi inferiori o uguali al centimetro si attesta intorno all’1,18 per 1000 esami alla prima chiamata e all’1,28 nel caso di test ripetuto; la proporzione delle lesioni in situ è pari al 13,3 al primo esame e al 14,7 al secondo test. Questi dati risultano nettamente inferiori rispetto al Nord dove il detection rate delle lesioni invasive è salito al 5,4 per 1000 esami, anche se purtroppo rimane ancora alto il tasso di richiami”.
Attualmente i programmi di screening diagnosticano in forma anticipata circa 6.000 casi di tumore all’anno, che corrispondono al 35 per cento circa dei tumori della mammella che si manifestano in un anno fra i 50 e 69 anni, ovverosia la popolazione complessiva ideale target dello screening. Il numero potenziale di nuove neoplasie diagnosticate in forma anticipata, se venissero ampliate in tutta Italia le fasce di screening, potrebbe essere di circa 1.100 tumori nella fascia d’età compresa tra i 45 ei 49 anni e di circa 1.700 tumori nella fascia tra i 70 ei 74 anni