"DOTTORE, MI PARLI DEL SESSO"

   

Vera Martinella(Fondazione Veronesi), 01/04/2011

 

Sempre più persone guariscono dal cancro e il ritorno alla normalità prevede anche una vita intima appagante. Sgombrando il campo da falsi pudori, i rimedi esistono 

MILANO - Andare avanti, tornare alla «normalità», ricominciare a vivere dopo che la malattia e le cure hanno interrotto bruscamente le abitudini quotidiane. Sono sempre di più le persone che si sono lasciate un tumore alle spalle: le statistiche recenti raccontano di un milione e mezzo di italiani guariti a cui si aggiungono altri 750mila connazionali che convivono con una diagnosi oncologica. Riprendono a lavorare, a fare sport, a seguire le faccende domestiche e pure a programmare le vacanze. Solo una cosa resta ancora, troppo spesso, tabù: il sesso. Se qualche strategia in più è stata messa a punto per preservare la fertilità e gradualmente cadono gli ostacoli a parlare di figli dopo l’esperienza-cancro, resta ancora molto da fare nella battaglia per il diritto degli ex-malati ad una vita intima appagante.

PARLARE DI SESSO È PIÙ FACILE SE INIZIA IL MEDICO - Molti pazienti, raccontano gli psicologi, escono rafforzati dall’esperienza-cancro. Duramente provati, certo, ma con nuove priorità: «Non voglio più perdere tempo con persone, situazioni, rancori: la vita è breve e va vissuta al meglio», sintetizza Loredana nello Spazio libero dedicato ai lettori su Sportello Cancro. «Nell’ottica di una qualità di vita soddisfacente, il recupero dell’intimità con il partner non può essere tralasciato. E sono i medici a dover affrontare il problema per primi» commenta Stacy Tessler Lindau, docente di Ostetricia e ginecologia alla University of Chicago Medical Center e autrice principale di uno studio da poco pubblicato sulla rivista Cancer. Diverse ricerche, infatti, hanno provato che per i pazienti è più facile esternare i propri disturbi sessuali se è lo specialista (oncologo, psicologo o anche il medico di famiglia) a introdurre l’argomento.

DONNE INTERESSATE ALL’INTIMITÀ - Il sondaggio comparso su Cancer dimostra chiaramente che solo sette donne su 100, curate per un tumore, chiedono aiuto al proprio medico per ritornare a una sessualità appagante. Quel che è peggio, però, è che meno della metà di quelle sette riesce ad ottenere una risposta. «Sebbene molte pazienti abbiano a cuore la questione, solo poche trovano il coraggio di affrontarla - spiega Tessler Lindau – e troppo spesso dai curanti ottengono empatia, ma nessuna prescrizione utile a risolvere il problema. Molti medici sono ancora impreparati sul tema». E’ questo l’esito a cui è giunto lo studio condotto fra il 2008 e il 2009 dalla Lindau su 261 ex-pazienti, in media 55enni, trattate per una neoplasia al seno o ginecologica: solo il sette per cento delle intervistate ha chiesto rimedi per i propri problemi “intimi”, ma l’argomento (a un anno dalla conclusione delle cure anticancro) interessava il 42 per cento delle partecipanti. I disturbi accusati dalle donne con queste forme di cancro, del resto, sono ben documentati: dolore durante il rapporto, frigidità, scarsa lubrificazione, secchezza vaginale, perdita del desiderio, difficoltà a raggiungere l’orgasmo. Disturbi che per di più causano loro imbarazzo, le fanno spesso sentire in colpa nei confronti del partner e spesso finiscono per minare la loro femminilità e isolarle.

MOLTI I RIMEDI A DISPOSIZIONE - Purtroppo, spiegano gli specialisti, se i problemi legati alle terapie anticancro non vengono risolti provocano vergogna, preoccupazione, stress e alla lunga possono minare la solidità di una coppia. Frequentemente, poi, si tende a credere che la faccenda sia esclusivamente di natura psicologica. Certo è che tutti i trattamenti (chirurgia, chemio, radio e ormonoterapia) comportano dei cambiamenti fisici, spesso temporanei, che hanno delle ripercussioni sull’immagine corporea che ciascuno ha di sé, sulla femminilità così come sulla mascolinità (basti pensare ai disturbi erettili o all’incontinenza dopo un carcinoma prostatico), sulla sessualità e sul sentirsi attraenti e desiderabili. La quasi totalità dei pazienti si ritrova a fare i conti con questi aspetti, ma pochi sanno (o vengono correttamente informati) che esistono interventi chirurgici “salva-sensibilità” nelle zone riproduttive. E se per gli uomini operati di carcinoma alla prostata è ormai considerato di routine affrontare l’argomento, proponendo rimedi che li aiutino a riprendere l’attività sessuale – quando possibile -, le donne vengono ancora troppo spesso lasciate sole con i loro problemi. Le soluzioni, però, esistono. Ci sono pillole e iniezioni contro la disfunzione erettile e, al femminile, sono disponibili pomate, cerotti a rilascio di estrogeni per stimolare il desiderio, antidolorifici, creme lubrificanti. Infine, ricordano gli esperti, l’attività sportiva contribuisce a scaricare meglio le tensioni fisiche negative e riacquistare un buon rapporto col proprio corpo.