Sicurezza alimentare, Autorità europea: quel cancerogeno difficile da debellare

   

(SIC, n.16 anno II, 27/04/2011)

 

Nonostante l’impegno volontario dell’industria alimentare, dopo le indicazioni dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, negli ultimi anni soltanto in tre gruppi di alimenti (nei cracker, nei biscotti per l’infanzia e nel pan di zenzero) su 22 è stata rilevata una tendenza verso l’abbassamento dei livelli di acrilammide, un composto chimico notoriamente cancerogeno e genotossico che solitamente si forma nei prodotti alimentari durante la cottura a temperature elevate, come la frittura, la cottura al forno e alla griglia.
Nel 2005 l’Efsa aveva avvertito che l’acrilammide “poteva rappresentare una potenziale preoccupazione per la salute”, per la sua capacità di causare danni al materiale genetico delle cellule. Nel corso del monitoraggio triennale, condotto dal 2007 al 2009 sull’efficacia di misure volontarie adottate dall’industria alimentare per ridurre l’acrilammide, i livelli del composto sono persino aumentati nei cracker di tipo svedese e nel caffè istantaneo, rimanendo invariati in altri gruppi di prodotti alimentari. L’impegno su base volontaria da parte dell’industria sembrerebbe aver “ottenuto un successo solo parziale” commenta quindi l’Efsa, nella relazione sui dati presentati da 23 Stati membri e dalla Norvegia tra il 2007 e il 2009 che verrà usata dalla Commissione europea e dagli Stati membri dell’Ue nella valutazione delle misure volontarie.
I livelli medi “più elevati” di questa sostanza, continua il report dell’Authority con sede a Parma, sono stati rilevati in alimenti quali le patatine fritte e i succedanei del caffè, tra cui le bevande simili al caffè a base di cicoria o di cereali come l’orzo. Mentre le patate fritte, le patatine, i biscotti e il pane morbido sono stati identificati come i principali responsabili dell’esposizione negli adolescenti e nei bambini. “Per abbassare l’esposizione complessiva, sarebbe auspicabile ridurre ulteriormente i livelli di acrilammide presenti nei gruppi di alimenti che contribuiscono in misura maggiore all’esposizione a tale sostanza” conclude l’Autorità europea per la sicurezza alimentare.