Cancro: servono più tutele per riprendersi la vita

   

Il 15 maggio, la giornata del malato oncologico: le associazioni di volontariato fanno il punto
(Sportello Cancro, Vera Martinella, 11/05/2011)
 

MILANO - Una bomba economica a orologeria. E’ l’immagine del cancro che emerge dal terzo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici che verrà presentato il prossimo 12 maggio a Roma. Il tumore oggi è una patologia di massa, una fatica collettiva e come tale va affrontata. I numeri parlano chiaro: in Italia oltre 2,2 milioni di persone hanno avuto in un passato recente o lontano una diagnosi di cancro. Il 57 per cento (circa 1,3 milioni) di loro ha superato la neoplasia da almeno cinque anni e, spesso libero da malattia, non si sottopone più a trattamenti specifici. A conti fatti, ben 891 cittadini italiani ogni 100mila hanno avuto una diagnosi di tumore tra 5 e 10 anni fa, 318 tra 15 e 20 anni fa e 447 si sono lasciati il cancro alle spalle da oltre 20 anni. Cifre destinate a salire insieme al numero di malati di tumore che  è in costante aumento, per motivi vari che vanno dall’invecchiamento della popolazione alla maggiore diffusione delle tecniche diagnostiche.

IL COSTO SOCIALE DEL CANCRO - «Questi numeri hanno un impatto immenso sul futuro socio-economico del Paese – sottolinea Francesco De Lorenzo, presidente della Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo ) -. Oltre ai costi in capo al Servizio sanitario, vanno considerati quelli che vengono affrontati direttamente, di tasca propria dai cittadini, dai ticket fino alle prestazioni pagate per intero; gli effetti sul lavoro e sul reddito disponibile; la dimensione psicologica, umana, relazionale, di vita sociale». In tutto, solo per i nuovi casi di carcinoma mammario registrati nel 2010, si parlerebbe di un costo sociale di oltre 380 milioni di euro (stima che deriva da un’analisi realizzata nel 2008 dalla Lega Tumori su un campione di 292 donne che nei cinque anni precedenti avevano subito un intervento chirurgico per l’asportazione di un tumore al seno , ma per avere dati precisi Censis e Favo stanno conducendo un’indagine apposita). Grazie ai tanti successi nelle cure e alla diagnosi precoce è in crescita costante sia il numero delle guarigioni che quello delle persone che convivono anche per anni con la malattia «e ciò pone chiaramente problemi non solo di battaglia al tumore quando insorge – dice Giuseppe De Rita, presidente del Censis -, ma di organizzazione della successiva vita quotidiana dei singoli, delle loro famiglie, dei loro luoghi di lavoro».  

RIPRENDERSI LA VITA DOPO LA MALATTIA - Il prolungarsi della sopravvivenza, insomma, richiama l’attenzione sulla buona qualità di vita a cui pazienti e familiari hanno diritto: milioni di persone che hanno bisogni nuovi e necessitano di tutele legali e sociali finora non previste. E chiedono terapie con minori effetti collaterali - aggiunge Marco Pierotti, direttore scientifico dell’Istituto tumori milanese -. Ridurli significa ridurre anche il bisogno di assistenza, accelerare i processi di reinserimento lavorativo e relazionale, mettere le persone nelle condizioni di riuscire a tornare alla vita precedente e, soprattutto, di essere autonome». Paliamo di bisogni di tipo sanitario (riabilitazione, controlli periodici, trattamenti di mantenimento, terapia del dolore e cure palliative), ma anche di tipo socio-assistenziale (assistenza domiciliare, reinserimento sociale, aiuto alle famiglie), previdenziale (sostegno economico, riconoscimento dell’inabilità e dell’invalidità su cui Favo e Inps insieme stanno facendo progressi). «E poi ci sono le necessità lavorative che interessano sempre più spesso anche i familiari – conclude Elisabetta Iannelli, segretario Favo -: reinserimento sul posto di lavoro, orario ridotto, permessi. Leggi e tutele esistono e vanno utilizzate».

LA GIORNATA - Oltre 25mila volontari e più di 500 associazioni riuniti in un’unica Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia celebreranno il prossimo 15 maggio la Giornata del malato oncologico. Sono loro che ogni giorno s’impegnano per fare informazione, dare supporto psicologico e legale, per l’assistenza negli ospedali e a domicilio, nei centri di riabilitazione, nelle attività sociali e negli hospice. Loro che integrano, e spesso purtroppo sostituiscono, le istituzioni pubbliche là dove non arrivano. E a loro è dedicato il 2011, Anno Europeo del Volontariato, con l’intento d’incoraggiare e riconoscere l’insostituibile ruolo che svolgono. Favo lavora perché tutte le persone che in Italia si trovano ad affrontare un tumore abbiano diritto alle stesse cure e ai farmaci innovativi subito (riducendo le disparità fra Regioni) e a un miglioramento della condizione di vita. Un lavoro che si è concretizzato nella recente approvazione del Piano oncologico nazionale, una svolta storica dopo 15 anni di battaglie culturali e sociali condotte dal volontariato.