Dottore, posso fare il lipofilling?

   

Il reimpianto di tessuto adiposo a scopo riempitivo è indicato anche per il seno post-mastectomia
(Sportello Cancro, Vera Martinella (Fondazione Veronesi), 25/05/2011)


LA TECNICA - L’idea di utilizzare il grasso corporeo come “filler” (materiale di riempimento) non è affatto recente: già alla fine dell’Ottocento sono infatti riportate in letteratura esperienze cliniche di reimpianto di tessuto adiposo a scopo riempitivo. Oggi il lipofilling, indicato solo per fare dei piccoli ritocchi, viene usato per la correzione di numerosi difetti dovuti a traumi facciali, per malattie congenite, per la ricostruzione del seno post-mastectomia e per il trattamento di cicatrici della più svariata natura. Oppure, in ambito estetico, ha trovato larga utilizzazione nell’aumento volumetrico di labbra e glutei, nel ringiovanimento di viso e mani, nel trattamento delle cicatrici procurate dall’acne e nella correzione delle occhiaie. «In pratica, mediante apposite ago-cannule, le cellule adipose vengono prelevate (ad esempio dall’addome) dalla stessa persona che deve sottoporsi all’intervento e impiegate come materiale riempitivo per rimodellare alcune forme che risultano svuotate» spiega Jean Yves Petit, direttore della Divisione di chirurgia plastica all’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano e autore dello studio appena presentato sugli Annals of Oncology sui possibili rischi del lipofilling nelle donne operate di cancro al seno.

MILANO - Il lipofilling può essere considerato una vera e propria rivoluzione nel mondo della chirurgia plastica dell’ultimo decennio ed è oggi ampiamente utilizzato per ritocchi estetici. Ma si tratta di una tecnica di cui possono usufruire anche le donne operate per un tumore del seno? Oppure è meglio che le pazienti oncologiche la evitino, perché può interferire con i controlli a cui devono sottoporsi periodicamente? O, ancora, re-intervenire sulla mammella operata può comportare dei rischi per la salute? 
Una ricerca italiana appena pubblicata sulla rivista Annals of Oncology fornisce una prima risposta, che dimostra la sicurezza del lipofilling e suggerisce ulteriori approfondimenti sul lungo periodo, senza creare angosce ingiustificate fra le pazienti.

UNO STUDIO PER VALUTARE I POSSIBILI RISCHI – La letteratura scientifica sottolinea sicurezza ed efficacia di questa tecnica e ne approva l’uso per correggere o riempire asimmetrie che vengono a crearsi dopo l’intervento di quadrantectomia o quando vi sia una protesi con un po' di diversità tra i due seni. Quest’ultima ricerca, però, ha puntato l’attenzione sugli effetti di alcuni fattori di crescita potenzialmente presenti nelle cellule adipose, rendendo necessario qualche approfondimento scientifico in più. I ricercatori hanno analizzato i dati di 321 donne operate allo Ieo tra il 1997 e il 2008 per carcinoma mammario e successivamente sottoposte al lipofilling e li hanno confrontati con quelli di 642 pazienti operate per la stessa forma di neoplasia senza ricorrere al filler. Le partecipanti sono state seguite in media per 56 mesi dall’intervento primario d’asportazione del tumore e per 26 mesi dopo il reimpianto di tessuto adiposo. «La conclusione principale  a cui siamo giunti è che questa tecnica non è pericolosa quando praticata sulle pazienti oncologiche - prosegue Petit -. I nostri dati poi sembrano dimostrare un piccolo aumento di carcinomi in situ (cioè di tumori non invasivi) nelle donne che hanno già subito una chirurgia del seno e che fanno un lipofilling, ma serve un periodo d’osservazione più lunga e un numero maggiore di partecipanti per confermare questa ipotesi». Niente panico, però: questo significa soltanto che devono essere effettuati studi clinico che valutin>o, su ampi numeri di pazienti, gli effetti a lungo termine del trattamento.

PRECAUZIONI - E chi si è già sottoposto al riempimento o vorrebbe farlo a breve? «Non ha motivi di preoccuparsi - risponde Giovanna Gatti, senologa allo Ieo -: il lipofilling è utile e dà ottimi risultati. E’ fondamentale discutere con il chirurgo plastico l’effettiva necessità dell’intervento e ricevere una spiegazione dettagliata, come per qualsiasi operazione, sul bilancio fra  benefici e rischi». Tenendo presente che non esiste un “tempo limite” per sottoporsi al filler e che questo non disturba i successivi controlli, previsti per le pazienti oncologiche, con mammografia ed ecografia mammaria.