In arrivo una nuova tecnica mammografica per la diagnosi precoce

   

(SanitàNews, 24/05/2011)

Un team di ricercatori finanziati dall'UE ha sviluppato un nuovo tipo di tecnica per la mammografia che usa l'imaging molecolare e che potrebbe aiutare a scoprire prima il cancro al seno. Il dispositivo MAMMI, spiega un comunicato del Consiglio nazionale Spagnolo per la Ricerca (CSIC) che ha coordinato lo studio, offre la piu' alta risoluzione e sensibilita' attualmente disponibili. Questo significa che sara' usato principalmente per la diagnosi precoce del cancro al seno e per valutare come i pazienti rispondono alla chemioterapia. Per catturare un'immagine con questo dispositivo, la paziente si stende in posizione prona su un tavolo disegnato per questo scopo e mette un seno in una delle aperture. Accanto al tavolo, lo specialista che aziona il dispositivo posiziona un carrello sul quale si trova Jose' Maria Benlloch del CSIC spiega come questo potenzia significativamente la 'visualizzazione e la diagnosi', visto che i tumori sono a volte 'molto vicini alla base del muscolo pettorale'. Nelle prime fasi del cancro, le cellule maligne si moltiplicano in modo incontrollato e dopo qualche anno la lesione diventa visibile con le attuali tecniche. In seguito, la lesione si estende e ci vuole circa un altro anno perche' sia rilevabile al tatto. Le attuali pratiche di diagnosi e le mammografie tradizionali si basano su immagini morfologiche e di conseguenza non riconoscono il cancro finche' non c'e' una lesione; al contrario, una radiografia della ghiandola mammaria fatta con il dispositivo MAMMI si basa sulla tecnica di tomografia a emissione di positroni (PET) per la diagnosi del cancro al seno, che offre una serie di vantaggi. La tecnica PET nel dispositivo MAMMI misura l'attivita' metabolica del tumore localizzando l'alto assorbimento di glucosio da parte delle cellule cancerose. ''Questo - ha spiegato l'esperto - permette agli specialisti di rilevare la malattia molto prima, uno sviluppo che sara' accolto positivamente per chi ne soffre; la ricerca condotta finora conferma che la diagnosi precoce riduce la mortalita' del 29 per cento''.