Oncologia: i primari vanno in rete

   Sportello Cancro, Roberta Villa, 30/06/2011

MILANO - Il progetto si chiama expanded option e serve a dare un’ulteriore chance, per non dover dire: «Non c’è più niente da fare». Perché se il medico che ha in cura il malato ha esaurito le armi a sua disposizione, non è detto che altrove non si stiano percorrendo altre strade. In oncologia, infatti, la ricerca è in continuo movimento e, oltre alle terapie standard a disposizione di tutti i centri, ci sono molte sperimentazioni e sostanze non ancora approvate per l’uso generale, che però si possono tentare quando gli approcci tradizionali non hanno dato frutto. «E’ l’uovo di Colombo» esordisce Sergio Crispino, presidente uscente del Collegio Italiano dei Primari Oncologi Ospedalieri, in sigla CIPOMO, che ha fortemente voluto e sostenuto la realizzazione dell’idea. «Eppure finora nessuno lo aveva messo in pratica».

L’IDEA- Il presupposto è semplice. «I primari di CIPOMO sono a capo di 180 strutture medico-ospedaliere e di alcuni dei più importanti centri di ricerca, rappresentando così l’eccellenza italiana in questo campo» spiega Crispino, che è responsabile dell’Oncologia medica all’AUSL 7 di Siena. «Abbiamo quindi pensato di costituire una rete informatica per condividere le nostre esperienze, su una piattaforma internet che si sviluppa a partire dal sito del CIPOMO. Qui tutti coloro che vi hanno accesso possono descrivere in un’apposita scheda, in forma del tutto anonima, le caratteristiche cliniche e il percorso terapeutico già fatto dal paziente per cui si cerca aiuto». In questo modo, se la struttura che loha in cura non ha a disposizione ulteriori terapie, si dirama una sorta di SOS in tempo reale, con una richiesta di consulenza a tutti i centri di eccellenza italiani e all’Organizzazione per i nuovi farmaci dell’Europa meridionale (SENDO, Southern Europe New Drug Organization): questi, di volta in volta, dopo aver valutato il caso, potranno proporre nuovi trattamenti ed eventualmente accogliere il paziente. «Ma solo dopo che si sarà accertata l’opportunità del trasferimento, e la sua migliore destinazione» precisa l’oncologo, «risparmiando al malato inutili viaggi della speranza».

LA RETE- «Il nostro sforzo è di contrastare il disorientamento dei malati» interviene Gianpiero Fasola, direttore del Dipartimento di oncologia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria S. Maria della Misericordia di Udine. «L’iniziativa va quindi nella stessa direzione delle reti oncologiche che si stanno mettendo a punto in molte regioni, per accompagnare e indirizzare il paziente fin dal momento della diagnosi, attraverso un percorso coordinato dall’inizio, invece di vagare da uno specialista all’altro, seguendo i suggerimenti di parenti e amici, perdendo così tempo prezioso e alimentando l’ansia di un momento di per sé già difficile». Una migliore organizzazione facilita un esito più favorevole delle cure e permette di razionalizzare meglio la spesa sanitaria, evitando la ripetizione di esami e i consulti inutili.

IL FUTURO- Intanto la rete dei primari online ha già cominciato a funzionare, ma il progetto non si ferma qui. «Ora l’oncologo segnala il suo paziente, e chi ha un determinato farmaco a disposizione o sta conducendo una sperimentazione su casi simili può rispondere» aggiunge Roberto Labianca, direttore dell'Unità Operativa di Oncologia Medica degli Ospedali Riuniti di Bergamo e neoeletto presidente del CIPOMO. «Nei prossimi mesi vorremmo sviluppare in più una sorta di bacheca virtuale su cui siano messe a conoscenza di tutti almeno le più importanti tra le sperimentazioni in corso, cosicché tutti ne siano al corrente». Perché, anche contro il cancro, è l’unione che fa la forza.