Terza età e tumori: basta discriminazioni

   Sportello Cancro, Vera Martinella (Fondazione Veronesi), 24/10/2011

Sono sempre di più gli anziani malati di cancro. A rischio di cure eccessive. O di non ricevere terapie standard

MILANO - Un malato di cancro su tre ha più di 70 anni e questi numeri sono destinati ad aumentare in futuro. Nei paesi industrializzati la fascia di popolazione di età superiore ai 65 anni è in crescita esponenziale e i dati epidemiologici indicano che nel 2030 raggiungerà il 40 per cento. Oggi però l’età non è quasi più un limite alle terapie oncologiche: chemioterapie a minore tossicità, terapie biologiche e fattori di crescita offrono nuove speranze. La particolare fragilità di questa classe di malati va rispettata, ma non deve essere un limite alle cure. A riportare l’attenzione sui bisogni specifici degli anziani con un tumore e sul rischio, sempre presente, che vengano discriminati nelle terapie è uno studio presentato all’ultimo Convegno europeo multidisciplinare di oncologia.

CONTA LO STATO DI SALUTE, NON L’ETA’ - Analizzando i dati di 9.776 donne con un carcinoma mammario, i ricercatori greci guidati da Christos Markopoulos della University Medical School di Atene sono giunti alla conclusione che «le pazienti più anziane spesso arrivano al decesso per motivi diversi dal cancro e legati all’età (infarto o ictus, per esempio). Comunque, paragonando i tassi di mortalità per lo stesso tipo di neoplasia di donne over 65 con quelli di malate più giovani, emerge che chi è più avanti con l’età ha una prognosi peggiore. A causa – ha concluso Markopoulos -, probabilmente, di un sotto-trattamento». Che i pazienti con i capelli bianchi non ricevano le migliori terapie a disposizione, per timore che non sopportino gli effetti collaterali o perché si ritiene (a volte a torto) che i costi superino i benefici che possono trarne, è un dubbio che riaffiora spesso. «Ormai però molti studi hanno dimostrato che non è l’età il fattore discriminante – ha sottolineato a Stoccolma Michael Baumann, presidente dell’European Cancer Organisation -, bensì lo stato di salute generale. In Europa è in costante crescita il numero di malati anziani e possiamo appurare sempre più spesso che godono di buona salute e sono in grado di tollerare i trattamenti standard. O di partecipare alle sperimentazioni».

ANZIANI E CANCRO: NUMERI IN CRESCITA - Ogni anno in Italia sono circa 250mila i nuovi casi di tumore e di questi il 60 per cento riguarda gli over 65. Il rischio di sviluppare una patologia oncologica negli anziani è circa 40 volte maggiore rispetto alle persone tra i 20 e i 40 anni e quattro volte superiore rispetto ai 45-65enni. Un problema destinato a crescere nei prossimi anni, a causa dell’aumento dell’età media della popolazione e una realtà con la quale i medici si stanno confrontando per comprenderne difficoltà e bisogni. «I soggetti in età geriatrica rappresentano una quota in crescente e rapido aumento tra i pazienti neoplastici – conferma Riccardo Ghio, direttore del reparto di Medicina Interna 3 dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Martino di Genova - ma a tutt’oggi le linee guida e i trials clinici relativi alle modalità di diagnosi e cura delle neoplasie in età geriatrica sono ancora insufficienti».

FARE ATTENZIONE AI BISOGNI DI CHI E’ PIU’ FRAGILE - Se fino a dieci anni fa un paziente anziano era quasi escluso a priori da un trattamento chemioterapico, l’obiettivo oggi è quello di praticare una scelta tra buona qualità di vita del malato (senza sottoporlo a eccessi effetti collaterali) e possibilità di riuscita delle terapie. Certo per curare in maniera adeguata una persona anziana è necessario un approccio integrato che consideri tutti i diversi aspetti del malato. «L’invecchiamento è frequentemente associato ad altri problemi di salute e al declino della funzionalità di organi e apparati. Una vulnerabilità fisica – sottolinea Ghio - a cui si sommano spesso problemi di natura psicologica e familiare. Tutti fattori che vanno tenuti in considerazione quando si scelgono le terapie anticancro». Il rischio, ripetono da tempo gli esperti, è quello che in età senile si venga curati troppo o troppo poco. Occorre individuare schemi terapeutici adatti, ponendo particolare attenzione all’identificazione dei pazienti fragili per i quali un trattamento anche moderatamente tossico potrebbe essere mal tollerato e soprattutto non portare a benefici in termini di controllo della malattia, vista la rilevanza delle patologie concomitanti. Si tratta di scegliere una terapia tagliata sul paziente, di essere rigorosi nelle cure senza anteporre il protocollo al paziente. «E poi serve una maggiore delicatezza a partire dalla comunicazione della diagnosi – continua l’esperto -. Anche il dialogo riveste un ruolo fondamentale, perché se la scoperta di avere un tumore è uno shock per tutti, i pazienti avanti con l’età sono ancora più vulnerabili e il rischio di sofferenza psichica è maggiore».

SPERIMENTAZIONI E NUOVE CURE, BUONE NOTIZIE –Capita ancora troppo spesso che il paziente anziano venga escluso dai trials clinici sui nuovi farmaci anticancro: ne consegue che la scelta della cura sia spesso basata su protocolli messi a punto in sperimentazioni che per definizione escludono chi ha più di 65 anni. Ma le cose, lentamente stanno cambiando, anche grazie alle nuove chemioterapie a minore tossicità e alle terapie biologiche che, in virtù dei minori effetti collaterali, sono meglio tollerate in chi è avanti nell’età. «Non bisogna ignorare la fragilità tipica di molti anziani, che non vanno sottoposti in alcun modo cure troppo pesanti – conclude Ghio -. Oggi sono però disponibili nuove tipologie di farmaci, come i fattori di crescita (di cui si sopportano bene anche dosaggi elevati) o i farmaci biologici, che danno effetti tossici più contenuti rispetto a quelli dei chemioterapici tradizionali».