Il futuro? La radioterapia in un’unica seduta

   Sportello Cancro, Vera Martinella (Fondazione Veronesi), 22/02/2012

INAUGURAZIONE
All’Ieo di Milano aperto un nuovo centro con macchinari d’avanguardia, con l’obiettivo di abbreviare i tempi


MILANO – Lo scopo principale è chiaro: accorciare i tempi del trattamento, migliorando la qualità di vita dei pazienti. Per molte forme di tumore la radioterapia gioca un ruolo cruciale, ma come ben sanno i circa 150mila malati oncologici che ogni anno in Italia vi si sottopongono (e i loro familiari che li devono accompagnare quotidianamente in ospedale) la cura spesso prevede numerose sedute prolungate nel tempo, settimane o mesi. «Oggi la radioterapia, grazie alla capacità di colpire sempre più selettivamente solo le cellule malate, si propone come cura mirata, rapida e ben tollerata ed è pronta a ritagliarsi un ruolo crescente nella cura dei tumori» dice Giovanni Mandoliti, primario radioterapia ospedale Rovigo e presidente Associazione Italiana di Radioterapia Oncologica (Airo), sottolineando come – in base ai dati del censimento Airo - nell’ultimo decennio siano cresciuti nel nostro Paese sia il numero di centri (sempre più ben distribuiti sul territorio nazionale) sia la qualità delle attrezzature, anche se rimangono alcune zone d’ombra.
UN NUOVO CENTRO DI RADIOTERAPIA AVANZATA - I raggi, insomma, potrebbero essere “l’asso nella manica” per il futuro delle cure anticancro perché possono dare il massimo risultato efficace, con il minimo di effetti collaterali per il paziente. «Le tecnologie di ultima generazione utilizzano “raggi intelligenti” - dice Roberto Orecchia, direttore del nuovo centro di Radioterapia Avanzata ARC (Advanced Radiotherapy Center) inaugurato nei giorni scorsi all’Istituto europeo di oncologia di Milano (Ieo) -: abbiamo frecce migliori per raggiungere un bersaglio, il tumore, che grazie ai progressi dell’imaging, identifichiamo in modo sempre più circoscritto e preciso. Focalizzarci sul bersaglio significa risparmiare le aree sane circostanti e quindi conservare i tessuti e le funzionalità degli organi, concentrare le dosi e quindi accorciare sensibilmente i tempi di trattamento. E, in alcuni casi, anche poter curare lesioni che il bisturi non può raggiungere». I macchinari acquisiti e presenti allo Ieo sono tutti commercialmente disponibili, ma l’investimento (da 25 milioni di Euro) ha permesso di concentrarli in un unico centro, l’ARC appunto, dove si potranno curare fino a 4.500 pazienti all’anno. «E dove potremo fare più sperimentazioni - continua Orecchia – per verificare l’efficacia dei raggi concentrati a alte dosi, anche durante la chirurgia, e l’impiego di nuove particelle come i protoni o gli ultrasuoni focalizzati ad alta intensità».
AD OGNI PAZIENTE LA MACCHINA GIUSTA - Negli Stati Uniti tra il 2010 e il 2020 si prevede un incremento delle cure radioterapiche del 22 per cento e, in alcuni casi, come a esempio i tumori della prostata, del 35 per cento. Sono numerosi gli studi scientifici già in corso (in particolare per i tumori di seno, prostata, testa e collo, fegato, pancreas, polmoni e sulle metastasi vertebrali) che tentano di stabilire se dosi di radiazioni maggiori e più mirate sulla lesione neoplastica possano abbreviare i tempi del trattamento radiante, accompagnato o in alternativa all’intervento e alla chemioterapia. E se si riuscisse a ridurre il numero di sedute radioterapiche per ogni malato, anche il Sistema sanitario se ne gioverebbe: si accorcerebbero notevolmente i tempi d’attesa e si spenderebbe complessivamente meno. «Deve però essere chiaro ai pazienti che la tecnologia è importante, ma non è tutto – concludono entrambi gli specialisti -: tecniche e apparecchiature nuove non vanno inseguiti miracolosamente, non sono indispensabili sempre e per tutti i malati. In base al singolo caso e al tipo di tumore sono i medici che decidono quale sia il trattamento indicato, la tempistica e la dose di raggi necessaria».