Chemio e fitoterapia vanno sempre d'accordo o bisogna essere cauti?

   Sportello Cancro, 04/03/2012

Attenzione perché alcune erbe interferiscono con i farmaci

A una cara amica è stato diagnosticato un tumore al seno. È stata operata e alla radioterapia, vista la serietà del caso, ha dovuto far seguito anche la chemioterapia. Io sono da tempo abituata a curare molti malanni facendo ricorso alla fitoterapia e mi domando se alcuni rimedi potrebbero essere efficaci anche per la mia amica, soprattutto per superare il senso di stanchezza e la depressione che la opprimono. Posso azzardarmi a consigliarle dei prodotti che secondo me sarebbero efficaci, o rischio di fare qualche guaio? Mi viene il dubbio che i farmaci chemioterapici che assume potrebbero non andare «d’accordo» con alcune «erbe».

Risponde Fabio Firenzuoli, Direttore Centro medicina integrativa ospedale Careggi di Firenze

Il suo dubbio è più che legittimo. Premetto che di fronte alla malattia oncologica è comprensibile che ci si metta in cerca di soluzioni anche «alternative». È comprensibile, ma non giustificabile perché molte di queste pratiche non sono validate in termini di efficacia e sicurezza. Non si può pensare alle «erbe» in modo superficiale, irrazionale e soprattutto non si può auto-prescriversele (o farsele consigliare da un’amica sia pure animata di buona volontà). È una regola che vale sempre e vale ancora di più se si sottoposti a chemioterapia.

Questo non vuole però affatto dire che la fitoterapia non possa essere utile. Nei due più grandi centri oncologici del mondo, lo Sloan-Kettering di New York e l’ MD Anderson di Houston, esiste da molto tempo un Dipartimento di medicina integrativa, proprio per garantire l’apporto complementare di numerose tecniche alle chemio o radio terapie convenzionali. Ma i medici esperti di queste tecniche lavorano in assoluto accordo con gli oncologi, onde evitare interferenze, alcune delle quali assai insidiose e scoperte solo di recente. È vero che alcune sostanze naturali esercitano una importante azione preventiva sull’insorgenza di molti tumori (per esempio i flavonoidi, gli antociani, e le catechine) e che la fitoterapia può aiutare, e molto, il sistema immunitario, e può combattere stanchezza, nausea, depressione, tossicità dei farmaci e prevenzione delle recidive, ma questo non ne autorizza un uso «a casaccio» perché ci sono anche rimedi fitoterapici che, usati in concomitanza con altre terapie, possono aumentare l’efficacia, e quindi la tossicità, o al contrario annullarne l’attività.

Per esempio, è ben noto che l’Iperico può ridurre l’efficacia di molti farmaci, come ad esempio il tamoxifene (usato proprio per il tumore seno), il gleevec, il taxolo e l’ imatinib, e per questo non deve assolutamente essere utilizzato in corso di chemioterapia. Invece pochi sanno che il tè verde, che pure sembra avere un’azione preventiva nei confronti di molti tumori, annulla l’efficacia del bortezomib, un farmaco importante nella terapia del mieloma multiplo. E la stessa Aloe può ridurre l’assorbimento intestinale di molti altri farmaci. Al contrario il Vischio può aumentare l’effetto, e in teoria anche la tossicità, di alcuni farmaci, come del resto fa il Ginseng nei confronti dell’ Imatinib. Più insidiosa, l’azione di altre sostanze attive sui recettori per gli estrogeni (dal resveratrolo agli estratti di soia al trifoglio, al ginseng, alla liquirizia) che possono contrastare l’attività del tamoxifene o degli inibitori dell’aromatasi.

Fortunatamente esiste anche la possibilità di sfruttare certe interazioni, per migliorare l’attività di alcuni farmaci oncologici come, ad esempio, si è visto con la noscapina, un alcaloide del papavero da oppio, e la stessa curcuma, che può essere associata con vantaggio ad alcune chemioterapie.