Protesi al seno, il registro obbligatorio è legge

   Sportello Cancro, Margherita De Bac, 8/03/2012

DOPO LO SCANDALO FRANCESE
Vietato l'intervento estetico sulle minorenni. Voto unanime sul provvedimento. Il senatore Gramazio: «Avremo più controlli»


ROMA – Era necessario lo scandalo francese e il rischio corso da milioni di donne per portare in dirittura di arrivo la legge che introduce per la prima volta un sistema di controllo sulle protesi mammarie. Ieri la Commissione Sanità del Senato ha approvato in sede deliberante, dunque senza la necessità del passaggio in aula, il testo che istituisce l’obbligo da parte del chirurgo di segnalare gli impianti al ministero della Salute attraverso un Registro. Passa anche la norma che vieta gli interventi sotto i 18 anni a meno che la ragazza non abbia problemi legati alla salute e non prettamente estetici. La legge dovrà essere approvata in terza lettura dalla camera perché sono state apportate un paio di modifiche non sostanziali.
I «RITOCCHI» - I senatori della Commissione presieduta da Antonio Tomassini hanno votato all’unanimità e questo «evento», oltre alla concessione della deliberante da parte del presidente Renato Schifani, la dice lunga sul nuovo atteggiamento culturale dei politici e dell’opinione pubblica. Il fattaccio delle protesi di marca Pip, costruite con silicone non conforme all’uso umano, maggiormente esposte alle rotture e capaci di procurare infezioni, ha favorito la presa di coscienza di un problema serio che coinvolge l’intero settore della chirurgia estetica. I ritocchi con la plastica e altri trattamenti per mantenere la giovinezza non sono come mettersi la crema. Comportano rischi, possono creare danni e dunque vanno affrontati con la stessa cautela di ogni altra operazione.

LA RINTRACCIABILITA' - La legge era ferma in Senato dal dicembre del 2010 e se dalla Francia non fosse arrivata l’ondata di polemiche sulle protesi Pip molto probabilmente nessuno si sarebbe ricordato del provvedimento elaborato e fortemente voluto da Francesca Martini, oggi deputata Lega Nord, ex sottosegretario alla Salute nel precedente Governo: «Adesso l’opinione pubblica ha preso consapevolezza che fare la mastoplastica al seno non è uno scherzo – dice Martini – Comincia una nuova era. Finisce il business». I chirurghi saranno obbligati, pena una sanzione, a comunicare ai registri regionali i dati sulle protesi impiantate per garantirne la completa rintracciabilità. Il modello, la marca, il materiale, gli esiti successivi all’intervento. Tutelata la privacy della paziente, aspetto attentamente valutato dall’autorità garante. Se la rete fosse già stata in funzione oggi sapremmo ad esempio dove rintracciare i medici che hanno utilizzato le famigerate Pip che in Italia, secondo i dati raccolti in un sito aperto dal ministero della Salute proprio per affrontare l’emergenza, sono diverse migliaia. Il senatore Domenico Gramazio sottolinea il significato del voto unanime: «Avremo controlli attenti e maggior senso di responsabilità da parte dei chirurghi». Per il ministro della Salute, Renato Balduzzi, «è il segno della buona politica. Con le minime modifiche apportate al testo si potrà andare veloci anche alla Camera. E’ una legge per la sicurezza delle pazienti e la trasparenza del settore».

IL RIMBORSO - In Italia le donne portatrici di Pip si sono trovate di fronte al dilemma se sostituirle o mantenerle, in baso allo stato del silicone. Un accordo tra Stato e Regioni prevede che il servizio sanitario rimborsi l’intervento, ma questa indicazione viene diversamente interpretata a livello locale. In Toscana la giunta regionale ha deciso di farsi carico dei costi per la sostituzione degli impianti: «il servizio sanitario – dice la delibera – provvederà alla valutazione clinica, specialistica e diagnostica delle pazienti che si sono operate in strutture pubbliche e private. In ogni azienda sanitaria dovrà essere organizzato almeno un ambulatorio». Il settore della chirurgia estetica italiana, già in crisi per la difficile fase economica del paese, ha subito un grosso colpo. La mastoplastica è meno richiesta. Le donne hanno capito che bisogna affidarsi alle mani di specialisti seri, esperti e che lavorano in centri qualificati.