Sos cibo per non far perdere peso ai malati

   Sportello Cancro, Vera Martinella (Fondazione Veronesi), 16/03/2012

ALIMENTAZIONE
Circa la metà dei pazienti oncologici non ha un adeguato apporto calorico e proteico ed è malnutrita. Con l’aiuto del nutrizionista si vive meglio e più a lungo


MILANO – I numerosi studi che sono stati dedicati al rapporto tra alimentazione e tumore dimostrano come un buon stato nutrizionale tenda a migliorare il benessere soggettivo ed oggettivo dei malati. Una nuova conferma arriva da una ricerca inglese da poco pubblicata sul Journal of the National Cancer Institute: i pazienti curati con un adeguato sostegno alimentare vedono incrementare non solo il proprio peso e l’apporto di energie, ma a migliorare è più in generale la loro qualità di vita. «Nei malati oncologici – commenta Agostino Paccagnella, responsabile dell’Unità di Malattie Metaboliche e Nutrizione Clinica dell’azienda Ulss 9 di Treviso - la malnutrizione è associata a una prognosi più severa e la perdita di peso è spesso un indice da valutare per la mortalità, anche perché di frequente comporta un’interruzione forzata delle terapie. Mentre se si “mantengono le riserve metaboliche”, anche grazie all’intervento del nutrizionista, che dovrebbe seguire il paziente fin dall’inizio dell’iter terapeutico, si hanno molti vantaggi: si riesce a concludere l’iter di cure, si può abbreviare la degenza in ospedale e migliorare la qualità di vita».

LO STUDIO – Per verificare l’efficace di interventi nutrizionali orali nell’ottica di un miglioramento della qualità di vita in malati oncologici sottopeso o a rischio denutrizione, i ricercatori del King's College di Londra guidati da Christine Baldwin hanno effettuato una meta-analisi di 13 studi condotti su un totale di 1414 pazienti, misurando mortalità, peso, livelli di energia e qualità di vita. Hanno poi messo a confronto i risultati ottenuti nei malati seguiti con interventi nutrizionali con quelli raggiunti seguente un iter di routine. «L’obiettivo di una buona nutrizione è di preservare (o di evitare) gli eventuali deficit nutrizionali – spiega Paccagnella -, di impedire la perdita di massa magra e di ridurre gli effetti della malnutrizione sui vari organi. Fino a qualche decade fa si riteneva che ottimizzare lo stato di nutrizione significasse anche accelerare la crescita del tumore. Studi più recenti hanno invece dimostrato come un’adeguata nutrizione riduca, tra l’altro, la tossicità e i danni della chemioterapia, o migliori la possibilità di sopportare una radioterapia aggressiva».

TANTI I MOTIVI CHE PORTANO A PERDERE PESO - Il grado di malnutrizione può dipendere dal tipo di cancro, dalla sua estensione o dalla sua posizione, così come dal tipo di terapia. «Uno studio attuato in un gruppo di pazienti chemio-trattati – prosegue l’esperto - ha, per esempio, dimostrato come la perdita di peso (e quindi di massa magra) sia molto significativa (circa 80 per cento dei casi osservati) nei tumori del pancreas o dello stomaco; mediamente significativa (50-60 per cento) nel linfoma non-Hodgkin, nel tumore del colon, della prostata e del polmone; poco rilevante (30 per cento) nelle leucemie linfocitiche, nei tumori della mammella e nei sarcomi. Inoltre, nonostante i benefici dimostrati con miglioramento dello stato di nutrizione, la letteratura dimostra come circa la metà dei pazienti neoplastici non abbia un adeguato apporto calorico e proteico, risultando sostanzialmente ipo o malnutriti».

MOLTE LE SOLUZIONI, MA SERVE UNO SPECIALISTA - L’elenco dei problemi legati all’alimentazione dei malati di cancro è lungo. Si va da anoressia e cachessia con perdita progressiva del peso corporeo e conseguente stato di malnutrizione all’alterazione delle capacità sensoriali (gusto, olfatto) in grado di modificare la quantità e la qualità del cibo assunto; dalle molte alterazioni del metabolismo indotte dalla malattia alle disfunzioni gastro-enteriche; dal malassorbimento proteino-disperdente alle anemie, passando per i purtroppo noti nausea e diarrea, con conseguenti problemi di disidratazione e debolezza. Le cure a disposizione però sono molte e i trattamenti nutrizionali possono richiedere l’utilizzo di alimenti assunti per bocca, di integratori orali o della nutrizione artificiale. Prevenire, come sempre, è meglio che curare. «Una consulenza nutrizionale dovrebbe essere instaurata fin da subito, in modo da garantire un apporto di nutrienti anche quando il tumore rischia di compromettere l’assunzione o l’assorbimento del cibo. Un percorso nutrizionale strutturato, specie se condiviso tra specialisti in oncologia e medici esperti in nutrizione clinica, permette di ottimizzare gli apporti quotidiani, assicurando che lo stato nutrizionale e l’idratazione siano ottimali. Tutto questo anche nel caso in cui la malattia obblighi ad assumere diete alternative alle usuali o l’uso degli integratori diventi sostanziale per garantire i trattamenti più difficili» conclude Paccagnella.