«Basta sprechi»: l'appello degli oncologi verdi e sostenibili

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 21 maggio 2012

Gli sperperi danneggiano l'ambiente e aumentano i costi. "Appropriatezza" parola d'ordine per offrire le cure migliori

MILANO – La crisi (economica certo, ma anche ambientale) pesa pure sulla nostra salute. E i medici del Collegio italiano primari oncologi medici ospedalieri (Cipomo) riuniti a Convegno nei giorni scorsi a Cosenza si sono chiesti come sarà l’oncologia che verrà. La risposta? Equa, verde e sostenibile. Ovvero: per continuare a curare tutti con le migliori e più innovative terapie a disposizione bisogna attenersi rigidamente alle parola d’ordine «appropriatezza» (prescrittiva, diagnostica e terapeutica), in modo che i costi siano sostenibili, e «green», verde, cioè rispetto per l’ambiente. E per iniziare a dare il buon esempio hanno fatto in modo che il loro convegno calabrese abbia un minimo impatto sull’ambiente: «Abbiamo aderito al progetto Impatto Zero di LifeGate – dice il responsabile organizzativo del congresso e vicepresidente Cipomo, Salvatore Palazzo – che calcola, riduce e compensa le emissioni di anidride carbonica nelle attività di persone, eventi, prodotti, aziende. In pratica, per compensare al 100 per cento quanto abbiamo “consumato” nei giorni congressuali e smaltire il conseguente impatto ambientale verranno piantati oltre 4mila metri quadrati di alberi in Costa Rica».

LA GREEN ONCOLOGY – A Cosenza è stato presentato un vero e proprio Manifesto della Green Oncology per dare suggerimenti concreti nell’ottica di un’oncologia rispettosa dell’ambiente. «Premesso che bisogna garantire quanto necessario ai pazienti – spiega ancora Palazzo – bisogna, ad esempio, adottare follow up minimalisti che evitino sprechi ed eccessi negli esami di controllo per ridurre l’inquinamento ambientale da radiazioni. Si deve privilegiare quando possibile l’uso delle terapie orali che i malati posso assumere a casa, così è inferiore l’inquinamento causato dai mezzi di trasporto verso l’ospedale. E sempre per diminuire gli spostamenti si dovrebbe estendere la rete delle cure domiciliari. O ancora – prosegue l’esperto – per quanto riguarda i farmaci dobbiamo impegnarci nella lotta agli scarti e fare più attenzione al ciclo di vita dei farmaci oncologici: nella fase di preparazione ma anche in quella di somministrazione e smaltimento. Molto semplicemente, poi, dovremmo impegnarci per “ambulatori verdi”, con il riciclo di carta e l’impiego di detersivi non tossici o inquinanti per la pulizia, preferire mail o video-conferenze agli spostamenti (inquinanti) e usare strumenti a basso consumo energetico».

PAROLA D’ORDINE: APPROPRIATEZZA – Anche l’accanimento terapeutico è uno sperpero di risorse inutile e dannoso, oltre che un danno per il paziente, con un impatto sui consumi energetici e la produzione di anidride carbonica. Senza considerare che causa un ulteriore aumento della spesa sanitaria (mentre in tempi di crisi incombe la necessità di tagli). «Quando si parla di sprechi si pensa subito ai farmaci, ma un miglior uso delle risorse si può fare anche in chirurgia, radioterapia e nella diagnostica - sottolinea Roberto La bianca, presidente Cipomo -. Bisogna promuovere l’uso dei muovi farmaci ad alto costo solo quando è davvero indicato e utile il loro impiego, ridurre gli esami diagnostici a quelli davvero necessari e limitarci a prescrivere le cure che sappiamo essere necessarie ed efficaci (evitando i casi in cui sappiamo che le probabilità di insuccesso sono elevate e sarebbe più indicata una terapia palliativa o del dolore). In una sola parola: appropriatezza».