Farsi operare dal chirurgo giusto ti allunga la vita

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 07/05/2012

LO STUDIO
I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 62mila pazienti
Non sempre, però, è necessario affrontare spostamenti


MILANO - La sopravvivenza dei malati di cancro è di gran lunga migliore quando vengono seguiti in centri specializzati in oncologia, dove possano essere seguiti da un team di medici multidisciplinare e con le strumentazioni d’avanguardia. Dove, accanto all’assistenza al paziente, si fa ricerca. Dove, infine, il malato e i suoi familiari possano trovare personale che abbia esperienza, importantissima per i casi più complessi. A confermare queste tesi sono arrivati in anni recenti numerosi studi, che dimostravano la minore mortalità dei malati curati nei centri più qualificati. La stessa conclusione a cui ora sono giunti i ricercatori della Cochrane Library revisionando i dati di cinque studi, per un totale di ben 62mila donne con un tumore ginecologico diagnosticato dagli anni Novanta in poi: le malate operate e seguite in unità specializzate in ginecologia oncologica vivono più a lungo.

SPOSTARSI SERVE, MA NON SEMPRE - Fino solo a 20 o 30 anni fa la stragrande maggioranza dei pazienti oncologici veniva sottoposta all’intervento chirurgico, indifferentemente dalla complessità del caso, nell’ospedale più vicino a casa, quello che solitamente effettuava la diagnosi. Le cose sono poi gradualmente cambiate e in Italia (come in tutti i Paesi occidentali più sviluppati) le cure oncologiche sono state organizzate in «reti specializzate» articolate su tutto il territorio nazionale che mirano a garantire la cura migliore in base al singolo caso. «Questo non significa che sia sempre necessario spostarsi – chiarisce Alfredo Garofalo, presidente Società italiana di Chirurgia Oncologica (Sico) -, ma è sicuramente consigliabile farlo quando si tratta di patologie complesse, come ad esempio quelle dei tumori della cavità addominale, che richiedono nella maggior parte dei casi approcci multidisciplinari e interventi chirurgici di alta specialità». O, per fare altri esempi, quando sono indicati delicati interventi per una neoplasia al cervello o ginecologica, appunto. O ancora se ci si trova ad affrontare una forma di cancro rara per cui servono diverse competenza e una notevole esperienza.

AFFIDARSI A MANI ECCELENTI - Certo affrontare, oltre alla malattia, le difficoltà logistiche, psicologiche ed economiche di un viaggio non è piacevole. Proprio per evitare lunghi e costosi «viaggi della speranza» l’organizzazione sanitaria mira a creare le Reti Oncologiche Regionali (una realtà ancora poco diffusa in Italia) che consentiranno, se propriamente diffuse, la facile individuazione del Centro di riferimento più vicino. «In pratica, i pazienti più complicati dovrebbero spostarsi sì, ma non di molto – precisa Garofalo -. Un modello già diffuso, ad esempio, in Gran Bretagna dove sono stati selezionati i centri con maggiore esperienza (dove si vedono e operano più casi e dove si fa ricerca) per una determinata patologia: lì vengono concentrati i malati, che sono certi di essere affidati a “mani eccellenti”. Così si razionalizzano anche i costi». Le evidenze scientifiche non lasciano dubbi: nella maggior parte dei tumori solidi l’approccio chirurgico corretto è determinante per ottenere buoni risultati e lunghe sopravvivenze. Con l’intervento «giusto» si può eliminare completamente la massa cancerosa e consentire la guarigione del paziente. Oppure, quando questo non è possibile, si può tentare di garantire al malato una migliore sopravvivenza, riducendo (anche con l’integrazione di chemio e radioterapia) le eventuali metastasi o ritardando le recidive. Senza dimenticare la qualità di vita del malato.

UN AIUTO PER TROVARE IL CENTRO GIUSTO - Ma come può un paziente trovare il centro giusto? «Questo è il compito principale dei mezzi di informazione ufficiali e delle società scientifiche, che giustamente il ministero della Sanità intende oggi certificare – Garofalo, che è anche direttore dell’Unità di Chirurgia Oncologica dell’Apparato Digerente all’Istituto Nazionale dei Tumori Regina Elena di Roma -. Sempre più spesso accade oggi di visitare pazienti che hanno acquisito informazioni attraverso internet: la rete è un grande serbatoio di informazioni che, non essendo controllate, possono ingenerare anche false aspettative». Oppure può essere una grande opportunità: «I media, i nuovi media - Internet in testa - sono strumenti straordinari per sensibilizzare, informare, formare e aggiornare in tempo reale la comunità civile e scientifica. E possono anche aiutare concretamente a non sentirsi come “una barca alla deriva” di fronte ad una diagnosi di cancro» sosteneva già nel 2004 Umberto Veronesi. Proprio per questo è nato (dalla collaborazione fra Corriere della Sera e Fondazione Veronesi) Sportello Cancro una guida su web ai centri di diagnosi e terapia più adeguati per ciascun paziente oncologico. Per rispondere a quella domanda che tutti inevitabilmente si pongono: «Dove posso farmi curare al meglio?».