Il «topo lucciola» per aiutare la ricerca sul cancro

   Sportello Cancro, Mario Pappagallo, 16/05/2012

LO STUDIO
Il Regina Elena ha sviluppato un innovativo modello animale che «fa luce» su meccanismi di proliferazione cellulare


MILANO - Un «topo lucciola» per studiare la proliferazione cellulare, sia essa dovuta ad un tumore sia essa indotta per «rigenerare» ciò che una malattia ha danneggiato. E’ stato creato nel laboratorio di ricerca di Oncogenesi molecolare dell’Istituto Regina Elena di Roma. Un topo transgenico, chiamato MITO-Luc, ottenuto legando il gene della luciferasi, proteina prodotta dalle lucciole, ad un frammento di Dna del topo (Nf-y) strettamente coinvolto nel processo di divisione e moltiplicazione cellulare. Così, quando si trovano in fase di crescita, le cellule dell’animale emettono bioluminescenza, una luce visibile ed apprezzabile dall’esterno semplicemente utilizzando una speciale macchina fotografica.

LA PUBBLICAZIONE - I topi-lucciola sono stati sviluppati dal team guidato da Giulia Piaggio, in collaborazione col Dipartimento di farmacologia dell’università di Milano. Le possibili applicazioni sono molteplici: spaziano dall’oncologia alla medicina rigenerativa, dalla farmacologia alla tossicologia. La descrizione del modello animale ha ottenuto la copertina di Molecular Biology of the Cell, la rivista della Società americana di Biologia cellulare. In MITO-Luc, ogni volta che le cellule si dividono emettono luce. Nelle aree del corpo ad elevata proliferazione cellulare, come per esempio nei tumori, si produce una quantità di luce tale da poter essere facilmente rilevata dall'esterno fotografando l'animale con un apparecchio in grado di apprezzare la giusta lunghezza d'onda luminosa propria dei fenomeni di bioluminescenza. Spiega Giulia Piaggio: «Noi pensiamo che i topi MITO-Luc siano un potente strumento per misurare rapidamente e facilmente la proliferazione cellulare in molte applicazioni sperimentali di interesse medico. Inoltre, sono utili per prevedere, mappare e caratterizzare la tossicità di vecchi e nuovi composti anti proliferativi con grandi implicazioni nel campo oncologico e farmaceutico». Basta fotografare l'animale ad intervalli regolari. Il topo MITO-Luc, made in Italy, è attualmente oggetto di una domanda di brevetto internazionale, per tutelarne sia la proprietà intellettuale sia lo sviluppo commerciale. Lo studio è stato possibile grazie a finanziamenti dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc)