Preservare la fertilità dopo un tumore al seno

   Dica33, Elisabetta Lucchesini, 11/05/2012

Si rinnova anche quest'anno il tradizionale appuntamento Airc per raccogliere fondi per i progetti di ricerca sui tumori. L'Associazione, domenica 13 maggio, con l'aiuto di 25.000 volontari, distribuirà in circa 3000 comuni italiani 650.000 azalee. Al centro dell'attenzione quest'anno le donne, con una pubblicazione speciale dal titolo "Donne per le donne - ricercatrici per le pazienti, donne attente a se stesse nella prevenzione", perché sono sempre di più loro in prima fila nella ricerca e sempre più numerose quelle che hanno scelto di lavorare per la ricerca sul cancro. E, per le donne, la ricerca ha fatto grandi conquiste, come racconta a Dica33 Lucia Del Mastro responsabile della struttura semplice Sviluppo terapie innovative dell'Istituto dei Tumori di Genova e coordinatrice dello studio, sostenuto da Airc, sulla preservazione della fertilità nelle donne dopo un tumore al seno

Per quale motivo le donne giovani curate per tumore al seno possono andare incontro a menopausa precoce?
La terapia del tumore al seno prevede, dopo l'asportazione chirurgica, un ciclo di chemioterapia che, di per sé, è tossica non solo per le cellule tumorali ma anche per quelle che si trovano in rapida replicazione, come i follicoli piliferi e i follicoli ovarici. Siccome ogni donna nasce con una riserva ovarica prefissata, se la chemioterapia riduce il numero di questi follicoli è molto probabile che la menopausa arrivi prima del previsto. Su questo dato poi agiscono negativamente altri fattori, biologici e psicologici connessi al percorso diagnosi-terapia di un tumore, per cui la donna può trovarsi in menopausa già al termine delle cure.

Che cosa avete testato nel vostro studio?
Abbiamo valutato la possibilità di mettere a riposo la funzione ovarica con un farmaco, la triptorelina (un analogo dell'ormone ipotalamico che induce il rilascio di gonadotropine dall'ipopfisi - GnRH), perché c'erano evidenze da studi animali che i follicoli a riposo non subissero gli effetti tossici della chemioterapia. Con la partecipazione di 16 centri oncologici italiani sono state incluse nella ricerca 281 donne, operate per tumore al seno, con età inferiore ai 45 anni (il 70% del campione aveva meno di 40 anni). Tutte sono state sottoposte a chemioterapia e metà delle pazienti hanno anche ricevuto triptorelina 7 giorni prima e per tutta la durante del trattamento (5 mesi).

E i risultati vi hanno dato ragione
Sì, il successo di questo approccio è stato notevole perché, a un anno dal termine della chemioterapia solo il 9% delle donne che avevano assunto anche triptorelina era in menopausa precoce, mentre nel 91% il ciclo mestruale era ripreso regolarmente, al contrario nel 25% delle donne (una su 4) del gruppo controllo la funzione ovarica non è più ripresa.

Quindi la triptorelina preserva la fertilità?
Conserva il funzionamento fisiologico delle ovaie e, ora che sono passati 4 anni dalla fine dello studio, possiamo anche dire che si sono verificate 3 gravidanze spontanee nel gruppo triptorelina e una nel gruppo controllo. Aggiungo quindi che, se la fertilità si mantiene, una donna che ha avuto un tumore può diventare madre senza alcun problema, se lo desidera. Altri studi, infatti, hanno anche definitivamente smentito l'ipotesi che la gravidanza potesse risvegliare una recidiva.

L'impiego di questo farmaco quindi non è un'alternativa alla crioconservazione degli ovociti?
Per ora, se la donna lo richiede e se è fattibile, è meglio abbinare entrambi gli interventi, però a favore della triptorelina va detto che essendo un farmaco (per di più già registrato per la cura del tumore al seno) il suo impiego è già a portata di mano nei dipartimenti di oncologia. Per la crioconservazione, invece, che prevede prima una fase di stimolazione ovarica e poi un intervento chirurgico per prelevare gli ovociti è necessario appoggiarsi a un centro di fecondazione assistita. Inoltre, i tempi necessari per portare a termine questa procedura sono più lunghi, quindi vi si può ricorrere solo quando è possibile rimandare l'inizio della chemioterapia.

La triptorelina potrebbe funzionare anche per altri tumori?
Certo perché la sua azione protettiva si manifesta nei confronti dei principali farmaci impiegati n chemioterapia, ma ha un significato solo nelle donne fertili. Attualmente ci sarebbe già la necessità di impiegarla nei casi di linfoma che colpiscono giovani donne in età fertile e, infatti, a suo tempo, era già stata presentata un'interpellanza in questo senso all'allora ministro Fazio. In attesa che vengano ampliate le indicazioni, questo farmaco per ora è autorizzato solo nel trattamento del tumore al seno in associazione a tamoxifene e per l'endometriosi.