Quel legame «benefico» fra tumori e Alzheimer

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 03/05/2012

LO STUDIO
Chi soffre di una di queste due malattie ha meno rischi di sviluppare l’altra. Non un grande conforto per i malati di oggi, ma capire il nesso è un importante passo avanti


MILANO – Chi sopravvive al tumore ha meno probabilità di ammalarsi di Alzheimer. E, a loro volta, i malati di Alzheimer sembrano essere meno esposti al rischio di cancro. Certo per i pazienti toccati oggi da una delle due patologie non è una gran consolazione, piuttosto un minimo sollievo fra i molti disagi che già stanno vivendo. Ma gli scienziati, portati per la stessa natura del loro lavoro a guardare lontano, trovano la cosa di una certa importanza, tanto che la notizia si è ricavata uno spazio di rilievo sulla rivista British Medical Journal con un editoriale di Mary Ganguli, docente di psichiatria, neurologia ed epidemiologia all’università americana di Pittsburgh. «C’è un’apparente mutua protezione fra queste due malattie – scrive Ganguli -, così come altre ricerche avevano suggerito lo stesso tipo di legame tra cancro e Parkinson. Vuol dire che le malattie neurodegenerative e i tumori sono inversamente associati fra loro? E nell’immediato possono esserci ricadute significative per i pazienti?».

SPIRAGLI SUL FUTURO - Innanzitutto bisogna chiarire che per la comunità scientifica il nuovo studio pubblicato sul British Medical Journal non è una novità, ma una conferma: altre ricerche avevano già messo in luce questo rapporto fra cancro e Alzheimer. E che gli esiti di queste ricerche osservazionali non implicano ricadute pratiche a breve per i pazienti. «Offrono piuttosto un ulteriore importante spunto per approfondire la ricerca su queste due malattie con possibile futuro impatto sulle strategie di cura, perché scoprire i legami tra queste patologie può aiutarci a comprendere meglio i meccanismi biologici che stanno alla base del loro sviluppo - commenta Paolo Foa, direttore del Dipartimento di oncologia all’azienda ospedaliera San Paolo di Milano -. E se i dati ad oggi disponibili necessitano ulteriori conferme, danno certo un importante stimolo alla ricerca scientifica in questi ambiti».

LO STUDIO - Secondo i risultati della ricerca condotta da Jane Driver e colleghi, che hanno analizzato i dati di circa 1300 pazienti che negli anni 1986-1990 avevano partecipato al Framingham Heart Study, ciò che unisce cancro e Alzheimer andrebbe cercato al livello dei meccanismi di controllo della proliferazione cellulare. Nei malati di patologie neurodegenerative prevarrebbe, infatti, una propensione genetica favorevole alla soppressione della proliferazione cellulare e questo contesto non favorirebbe lo sviluppo di un tumore, che richiede invece una sottostante propensione alla proliferazione cellulare illimitata. Al contrario il portatore di cancro, malattia espressione di un orientamento genetico favorevole alla proliferazione cellulare, sarebbe protetto dalle patologie neurodegenerative la cui insorgenza sarebbe invece favorita dai fenomeni di distruzione cellulare (apoptosi). «Anche se plausibili dal punto di vista biologico – spiega Foa –, i dati di Driver e di altri lavori simili devono essere valutati con cautela per la possibile esistenza di fattori di confondimento. Da un lato, non si può escludere che i pazienti portatori di cancro abbiano una minore incidenza di Alzheimer solo in apparenza, ma che ciò dipenda dal fatto che alcuni di loro non vivano sufficientemente a lungo per manifestare questa malattia. Dall’altro, può verificarsi il caso che pazienti con Alzheimer a causa della loro situazione di demenza non vengano avviati ad uno specifico percorso diagnostico che avrebbe potuto portare al riconoscimento di una concomitante patologia oncologica».