Risparmi in sanità, Balduzzi: obiettivo recuperare 1,5 mld, ma no tagli lineari

   SIC, n.21, anno III

Tirare la cinghia sugli acquisti di beni, e soprattutto servizi, da parte della sanità pubblica. Un bacino di risorse che si aggira attorno ai 30 miliardi l’anno e dei quali ci sono almeno 7 miliardi, secondo il ministro della Salute, aggredibili in tempi brevi. Potrebbe essere questa una delle misure da mettere in atto nell’ambito della spending review per racimolare quel miliardo e mezzo che si punta a ottenere dal comparto sanitario.
Le risorse, ha assicurato più volte il ministro, non arriveranno però da tagli lineari ma da una “ristrutturazione e riqualificazione della spesa”: dovrebbe essere salvo quindi il “fondino” per gli obiettivi di piano che ammonta giusto a 1,5 miliardi, che le Regioni temevano di vedere falciato dopo l’ennesimo rinvio del via libera al riparto del Fondo sanitario 2012. “Il fondino non è un lusso”, ma serve al sistema “a funzionare meglio e non si tocca” ha ribadito Balduzzi. Sarà da vedere se alla prossima Conferenza Stato-Regioni (tra due settimane) il nodo sarà sciolto.
Intanto per dare una mano alle autonomie locali a fare economia in campo c’è già l’autorità di controllo sui contratti pubblici che, insieme all’Agenas, sta portando a termine una rilevazione dei prezzi di acquisto per un ampio paniere di beni, dalle siringhe al pasto alla mensa degli ospedali: entro luglio l’autorità metterà online i prezzi di riferimento cui dovranno attenersi Regioni e singole Asl, in attesa che arrivino i veri e proprio costi standard. Ma questa attività, fanno notare i tecnici, porterà i suoi frutti solo nel biennio 2013-2014, per il quale peraltro era stata pensata, visto che la ricognizione è prevista dalla manovra del luglio scorso che prevede minori risorse in sanità proprio dal prossimo biennio. Anche perché, si spiega, “da un punto di vista legale è difficilmente sostenibile” l’ipotesi di intervenire a gare in corso o addirittura ad appalti già assegnati. Ma anche se si volesse iniziare a intervenire almeno sui nuovi bandi della seconda metà del 2012, è “difficile – come spiega il presidente della Federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere, Giovanni Monchiero – calcolare l’impatto che si potrebbe avere da qui alla fine dell’anno”.
Se è vero che la sanità dovrà fare la sua parte al momento, insomma, tutte quelle in campo restano solo ipotesi, compresa quella della riforma della compartecipazione della spesa, cioè dei ticket, dai quali un cittadino su due è esente, che verrebbero sostituiti da una franchigia che pagherebbero tutti in base al reddito. Ma anche questa possibilità ha tempi lunghi di attuazione e un calcolo incerto sui risultati immediati in termini di incassi.