"Una vita sospesa. Dalle paure di sempre alle nuove speranze" - come andata

   Comitati raccontano - Torino

L’11 maggio alle ore 19.30 a Torino nella prestigiosa sede del salone internazionale del libro, si è svolta la presentazione del cortometraggio e del libro scritto da Fulvia Pedani - presidente del Comitato A.N.D.O.S. onlus di Torino, coordinatore Nazionale dell’A.N.D.O.S. e Alfonso Frigerio intitolata “Una vita sospesa. Dalle paure di sempre alle nuove speranze”.

Il progetto di formazione “Una vista sospesa” è nato per lanciare un messaggio chiaro e convincente a superare “la paura di sempre” del tumore del seno e affrontarlo col “gusto della Vita”, poiché se preso in tempo e nel giusto modo può essere combattuto. Lo scopo primario è quello di fornire una corretta informazione centrata sull’importanza dello screening per migliorare sia la qualità della vita, sia le probabilità di sopravvivenza a lungo termine, anche oltre 20 anni, volta a stimolare l’adesione ai programmi di screening, focalizzando l’attenzione sul superamento della paura per la malattia e sopratutto sulle complesse implicazioni socio-famigliari conseguenti.
Un altro messaggio lanciato è quello che non si è soli, vi sono molte associazioni di volontariato che possono sostenere e accompagnare per tutto il cammino e oltre.
Un invito a non sentirsi isolati, a sapere chiedere e ricevere aiuto, a non lasciarsi sopraffare dall’angoscia e dalla disperazione.


Un grande successo confermato dalla presenza di innumerevoli partecipanti. L’ANDOS Nazionale era rappresentato dalla d.ssa Flori Degrassi - Presidente Nazionale dell’A.N.D.O.S. onlus.


LA TRAMA - Elisabetta è una giovane donna con due figlie piccoline, che vive con l’anziana nonna, che l’ha cresciuta dopo la prematura morte della madre per tumore al seno. Da qualche tempo, la paura di poter essere anche lei affetta dallo stesso male della madre che offusca la mente fino a farle vivere dei veri e propri incubi, tanto che ormai vede riflessa nello specchio la sua immagine segnata dalla malattia che le porterà via i suoi affetti ed il suo domani. La paura delle conseguenze di una corretta diagnosi è tanta e tale da farle negare ciò che sta temendo, rifiutando di prendere qualsiasi provvedimento, continuando a vivere nel terrore. Il cambiamento d’umore e di comportamento non sfugge alla nonna, che intuisce quanto stia vivendo la nipote, anche perché lei stessa in passato aveva vissuto una esperienza simile, anche se Elisabetta non ne era al corrente. Una mattina nonna Elena decide di affrontare il problema.


NOTE DI REGIA - Partendo dal nucleo della storia - una giovane donna che teme di essere condannata come la madre ad avere poco tempo da vivere - si è cercata di sottolineare il messaggio di speranza del quale si fa portavoce la nonna, reduce della perdita della figlia per la stessa malattia dalla quale è sopravvissuta grazie alla precocità della diagnosi tramite l’adesione ai programmi di screening, che non ne ha modificato né l’aspetto né la vita, consentendole di nascondere la malattia ai suoi cari senza abbandonarsi al dolore. Il coraggio e l’affetto della nonna spingono Elisabetta a scegliere di vivere il più intensamente possibile, dedicandosi al volontariato. I pensieri e le riflessioni di nonna Elena sono il filo conduttore della storia e elle azioni di Elisabetta. La musica sottolinea gli stati d’animo e le soluzioni, divenendo essa stessa personaggio attivo dell’opera.
L’idea nasce dal desiderio di voler mettere in scena un progetto in cui la parola ed il gesto scenico possano trasformarsi in suggestione ed arrivare al pubblico, rendendolo partecipe di un processo creativo che possa superare i confini del set e trasformarsi in un’emozione da condividere e alla quale potersi abbandonare, per ritrasformarla in azione costruttiva che, partendo dall’esperienza del personaggio, diventi esempio di comportamento chiaro e determinante per lo spettatore; conferendo ai personaggi un ruolo educativo che richiama quello del coro greco.