Le combinazioni di farmaci che aiutano

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 25/06/2012

GLI STUDI PRESENTATI ALL'ASCO
Fanno guadagnare tempo: piccoli passi in un’ottica generale, ma conquiste preziose per i malati con un tumore avanzato

MILANO - Quando non si può puntare alla guarigione, oggi la strategia di cura prevede di utilizzare diversi farmaci in combinazione o in sequenza fra loro, con l’obiettivo di cronicizzare la malattia il più a lungo possibile: ovvero allungare la sopravvivenza dei pazienti, garantendo loro una buona qualità di vita. La tollerabilità delle terapie, gli effetti collaterali limitati o non troppo pesanti sono ormai presupposto indispensabile delle nuove molecole. E le cure palliative (quelle che offrono sollievo dai sintomi) sono sempre più importanti. La maggioranza degli studi sperimentali presentati all’Asco indica come sia possibile, con le varie strategie, guadagnare tempo, magari di volta in volta manciate di mesi: piccoli passi in un’ottica generale, ma conquiste preziose per i malati con un tumore in stadio avanzato. E poi, procedendo per gradi, i ricercatori sperano di trovare la chiave (sempre più spesso genetica) per fare il «grande salto» che porta alla guarigione.

MELANOMA

Il tumore è un "corpo" estraneo per l'organismo che cerca di combatterlo con le sue difese immunitarie, ma spesso non ci riesce. Le cellule tumorali (parliamo di melanoma) sono furbe: producono "ligandi" che inattivano il sistema difensivo. Ecco perché la nuova strategia anti-tumore punta sull'attivazione dell’immunità. Un primo farmaco, l'ipilimumab, si è rivelato efficace nel melanoma avanzato; adesso è in arrivo un secondo composto, chiamato BMS-936558, che funziona anche nei tumori di rene e polmone.

COLON

Più farmaci in combinazione o in sequenza mirano a cronicizzare il tumore metastatico. Tre gli studi più significativi. Il primo: se la chemioterapia di prima linea combinata a un farmaco biologico fallisce, si può cambiare chemioterapico mantenendo il biologico (bevacizumab), che continua a rallentare la crescita del tumore. Il secondo: se ogni cura fallisce, la molecola sperimentale regorafenib aumenta la sopravvivenza, con tossicità limitata. Il terzo: si guadagnano mesi anche aggiungendo aflibercept (antiangiogenesi) alla chemio.

POLMONE

Quello non a piccole cellule è la forma più comune di cancro al polmone. Uno studio internazionale coordinato dal direttore dell'Oncologia di Avellino, Cesare Gridelli, dimostra che, dopo il ciclo di chemioterapia (cisplatino e pemetrexed), una terapia di mantenimento con pemetrexed riduce il rischio mortalità e allunga la sopravvivenza, con una cura ben tollerata. Inoltre, il farmaco orale afatinib si è rivelato particolarmente efficace nei casi di adenocarcinomi avanzati con la mutazione del gene Egfr.

SENO

Nelle donne con carcinoma metastatico Her2 positivo (forma particolarmente aggressiva) migliora la sopravvivenza e diminuisce la tossicità con la terapia sperimentale T-DM1, che utilizza un anticorpo (trastuzumab) "armato" di una potente tossina, capace di colpire solo le cellule cancerose. «Una nuova strategia — secondo Luca Gianni, direttore dell'Oncologia al S. Raffaele di Milano — che usa una chemio estremamente tossica (perciò efficace) guidata sul bersaglio molecolare e rilasciata solo dentro le cellule malate».

PROSTATA

Un trial su 1500 uomini con carcinoma prostatico metastatico ormonosensibile, seguiti per quasi 10 anni, indica che la terapia ormonale continuativa è più efficace di quella intermittente. Sempre per i tumori in fase avanzata, il trattamento in pillole a base di acetato di abiraterone rallenta la progressione della malattia in chi non risponde più alle terapie ormonali e non ancora trattato con chemioterapia. La molecola ritarda i sintomi del dolore, il deterioramento generale dei malati, aumenta la sopravvivenza e preserva una buona qualità di vita.

LINFOMI

La combinazione di bendamustina e rituximab raddoppia, rispetto alla chemio standard, la sopravvivenza libera da malattia nei malati di linfoma indolente o mantellare, con minori effetti collaterali. Uno studio richiama poi alla necessità di trovare nuove cure e diminuirne la tossicità per adolescenti e giovani adulti con leucemia linfoblastica acuta, molto aggressiva a queste età. «I giovani "pagano" diagnosi spesso tardive con un tasso minore di guarigioni» dice Andrea Ferrari, oncologo pediatra dell'Istituto tumori di Milano.

EFFETTI COLLATERALI

C’è crescente attenzione per le conseguenze indesiderate delle terapie. Un comune antidepressivo (duloxetina) è risultato valido alleato contro la neuropatia periferica, fastidioso (a volte doloroso) formicolio che interessa pazienti trattati con chemioterapia a base di taxani e platino. Un altro trial mostra, nei casi in cui i trattamenti abituali non funzionano, che l'antipsicotico olanzapina limita nausea e vomito, che spesso peggiorano la qualità di vita dei malati o li debilitano, talvolta fino a compromettere l'efficacia delle cure.