Farmaci «tarocchi», in vendita su internet anche gli anticancro

   Sportello Cancro, Vera Martinella, 18/07/2012

Le truffe riguardano tutti, medicinali generici e di marca per molte malattie. Sempre più spesso anche gli antitumorali

MILANO – Che ci sia un mercato illegale di farmaci venduti su internet è cosa nota da tempo. La novità è, purtroppo, che il giro d’affari dei medicinali offerti online (per lo più contraffatti e dunque pericolosi, oltre che inefficaci) è in crescita e coinvolge sempre più spesso anche gli antitumorali. Della rischiosa proliferazione di prodotti «miracolosi» si sono accorti anche gli esperti della Food and Drug Administration (Fda, l’equivalente della nostra Agenzia del farmaco) americana che di recente ha fatto partire oltre un centinaio di warning letters, o lettere di avvertimento, alle aziende che li vendono online e che devono dare risposta sul tipo di violazione della legge contestato entro 15 giorni: o correggono quanto valutato illegale sui loro siti web oppure documentano con tanto di prove ciò che promettono online, altrimenti le autorità preposte procedono con l’azione giudiziaria.

IL FAI DA TE? MOLTO PERICOLOSO – Di fronte al fenomeno dilagante l’Fda ha deciso di moltiplicare i controlli sulle aziende con pochi scrupoli che vendono pillole, tonici, supplementi dietetici e creme contro il cancro (come unguenti e balsami neri, spacciati come metodo per estirpare il cancro sotto la pelle non soltanto inutili ma persino dannosi, perché sono corrosivi e bruciano strati di pelle e i tessuti circostanti, lasciando terribili cicatrici) per lo più spacciati come sicuri perché «del tutto naturali, basati su antichi rimedi, rivoluzionari e non tossici». «La prima parola che deve far suonare un campanello d’allarme è "naturale" - commenta Carmelo Iacono, presidente della Fondazione Aiom (Associazione italiana oncologia medica) -: sembra innocuo e crea l’illusione che faccia bene come fosse una mela. Ma curare un tumore purtroppo non è così semplice e la stragrande maggioranza di questi prodotti sono una truffa. Peggio: appaiono inoffensivi e invece possono causare danni indiretti ritardando o interferendo con l’uso delle terapie ufficiali». È normale, dicono gli esperti, che pazienti e familiari cerchino informazioni su internet, che si affidino anche al passaparola fra loro e tentino di trovare rimedi contro gli effetti collaterali delle cure (ancora tropo spesso trascurati da oncologi, chirurghi e radioterapisti ospedalieri), ma «il consiglio è quello di consultare sempre il proprio oncologo di riferimento prima di iniziare un nuovo trattamento o aggiungerne un altro (anche solo con un integratore) a quelli in corso per valutare eventuali interferenze o controindicazioni. Il fai da te può essere molto pericoloso» aggiunge Iacono.

LE TRUFFE PER I MALATI DI CANCRO - Il caso recente più eclatante in Italia è stato quello del «veleno dello scorpione» cubano (Vitadox o Escozul, che secondo i produttori «migliora la qualità della vita e rallentato la crescita del tumore», ma in sostanza non lo cura definitivamente e non ci sono ancora prove scientifiche della sua efficacia), che ha portato migliaia di italiani a fare «viaggi della speranza» verso l’isola caraibica per procurarsi il prodotto. Ma i pazienti oncologici possono trovare in rete anche erbe, creme e rimedi vari che promettono aiuti utilissimi durante la chemio e la radioterapia (per potenziarne l’efficacia o limitarne gli effetti collaterali), a cui vanno aggiunte le ben note cure contro la disfunzione erettile che può interessare gli uomini operati di carcinoma alla prostata. «Ciclicamente – prosegue Iacono - vengono proposte terapie alternative che promettono d’essere “molto efficaci” per la cura del cancro (propagandate spesso con il luogo comune che la scienza ufficiale non le utilizza per motivi di salvaguardia economica delle aziende farmaceutiche che operano nel settore). Il problema è che questi rimedi non hanno mai documentato e dimostrato la loro efficacia secondo le metodiche scientifiche internazionali, che molto spesso vengono prodotti con tecniche farmaceutiche che non garantiscono il processo di produzione, possono interferire con i meccanismi d’azione dei farmaci antitumorali limitandone la loro efficacia, possono stimolare lo sviluppo dello stesso tumore con fattori di crescita ormonali inseriti nel prodotto».

ITALIANI FRA I PIÙ INCLINI AGLI ACQUISTI - A febbraio 2012 un editoriale della prestigiosa rivista Lancetdava notizia che negli Usa (secondo una denuncia sempre della Fda) 19 gruppi di medici avevano acquistato all’estero una versione contraffatta del farmaco anticancro bevacizumab, ma il problema non è certo solo americano: nel 2007 e 2008 eparina contraffatta di origine cinese provocò la morte di 149 pazienti. E anche l’Europa non è immune dal problema: nel 2009 vennero sequestrati in due mesi 34 milioni di compresse contraffatte tra antibiotici, anticancro e sildenafil (Viagra). Le truffe riguardano tutti, medicinali generici e di marca: antidolorifici, antipiretici, sedativi, antibiotici, cardiologici, antitumorali, antidiabetici, anti-AIDS, antimalarici, solo per fare qualche esempio. Secondo i dati disponibili l’industria della contraffazione vanta un fatturato di oltre 200 miliardi di dollari, la maggior parte dei prodotti falsi proviene dall’Asia e pure l’un per cento dei medicinali venduti in Ue è contraffatto. Inoltre, stando agli esiti dell’indagine realizzata e presentata dal gruppo socialdemocratico al Parlamento europeo nel febbraio 2011 («Fake medicines: a global issue») il 62 per cento dei farmaci acquistati in rete è falso; il 95,6 delle farmacie online è illegale; nel il 94 per cento dei siti web l’identità del farmacista non è verificabile; oltre il 90 per cento dei siti web in questione vende senza ricetta medicinali soggetti invece a prescrizione. E gli italiani, insieme ai tedeschi, sono i più inclini ad acquistarli, su internet o all’estero, nelle discoteche, nei negozi e tramite amici. Le autorità nostrane, però, sono ben attrezzate: dal 2007 il sistema italiano anti-contraffazione è implementato dalla task-force IMPACT Italia costituita da Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Carabinieri NAS, Ministero dello Sviluppo Economico, Agenzia delle Dogane e Ministero dell’Interno, che ha sviluppato iniziative come il training e il supporto agli investigatori, il monitoraggio delle reti illegali, la messa a punto di strumenti informatici da usare sul campo e l’informazione al pubblico.