La chirurgia del seno non è più per tutti (i medici)

   Sportello Cancro, Daniela Natali, 23/07/2012

PROTESI
Giro di vite in un ambito con troppe ombre. Ora solo alcune specializzazioni abilitano all'intervento

MILANO - Ci sono voluti più di due anni, a partire dal febbraio del 2010 (e la spinta data dallo scandalo delle PIP, le protesi francesi difettose) perché il disegno di legge sulle protesi mammarie diventasse legge con la pubblicazione in Gazzetta il 27 giugno 2012. L’attenzione si è concentrata soprattutto sul divieto di "rifacimento" del seno (per ragioni solo estetiche) alle minorenni e sulla istituzione di un Registro degli impianti protesici che ne garantisca la «tracciabilità» (e permetta una miglior sorveglianza clinica e epidemiologica). Ma nella nuova legge c’è di più. Per la prima volta si chiarisce che la chirurgia plastica e ricostruttiva, almeno per quanto riguarda il seno, non può essere fatta da un qualsiasi laureato in medicina e chirurgia, come è stato finora, ma solo da chi è in possesso di alcune specializzazioni. Quella in chirurgia plastica, come è ovvio, ma anche in chirurgia generale, e ancora: in ginecologia e in chirurgia toracica (GUARDA).
REGOLE - «Questa legge rappresenta un compromesso, tra chi voleva che non fossero posti limiti di specializzazione - e ricordo che in Italia tutti i medici possono fare tutto, e che solo per poche specialità, come anestesia e radiologia, ci vuole una specifica specializzazione - e chi invece voleva restringere il campo ai soli chirurghi plastici - ammette Michele Pascone, presidente della Sicpre, la Societa italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica —. Comunque, la nuova normativa è già un passo avanti in un settore in cui di regole c’è molto bisogno e farà anche chiarezza sul numero di impianti eseguiti, che finora si è calcolato approssimativamente». Va però detto che la legge precisa che i medici non in possesso delle specializzazioni citate possono continuare ad applicare protesi mammarie purché abbiano svolto "attività chirurgica equipollente nei precedenti cinque anni". E anche qui qualche dubbio viene.

DUBBI - Che cosa si intende con precisione per equipollente? «Basterà — si chiede il chirurgo plastico Paolo Santanchè — dimostrare che nell’ultimo lustro si è impiantata qualche protesi? Ma è l’intera legge che mi lascia perplesso. Cosa dà in più rispetto al passato? Anche adesso era un obbligo consegnare al paziente la cartella clinica con tutte le informazioni sulla protesi: produttore, marca, modello, dimensioni, numero di lotto e di serie». «E poi mi chiedo: — prosegue — e se qualcuno farà il furbo e continuerà ad impiantare protesi senza le qualifiche richieste - sulle quali ci sarebbe da discutere - che contromisure, legali, si prenderanno?». «La legge - che tengo a dire è un’ottima iniziativa, non prevede nulla di specifico — interviene Giuseppe Scaramuzza, coordinatore ndel Tribunale del malato-Cittadinanzattiva —. Vale la legislazione generale: si possono configurare, a carico del medico senza le specializzazioni richieste, i reati di truffa, eventualmente di falso ideologico e, in caso di guai, di lesioni colpose».

PALETTI - Confermano all’Ufficio legale Fnom, la Federazione degli Ordini dei medici: «La normativa è nuova e non c’è giurisprudenza; comunque, se c’è raggiro si può effettivamente pensare al reato di truffa e se c’è menzogna al falso ideologico. La legge prevede, poi, se si operano minorenni, una sanzione di 20mila euro e la sospensione dalla professione per tre mesi». «Il merito di questa legge — conclude Francesco D’Andrea, tesoriere della Sicpre — è quello di aver messo dei "paletti", su chi può impiantare le protesi, e sull’a chi, e con che cosa eseguire l’impianto, visto che nel Registro compariranno, sia pure in forma anonima (a tutela della privacy), tutte le persone che hanno ricevuto una protesi mammaria e le caratteristiche degli impianti. Quindi, in caso di guai, sarà compito della Direzione generale del farmaco e dei dispositivi medici, che tiene il Registro, attivarsi, segnalando il caso alle strutture sanitarie dove sono stati eseguiti gli impianti, in modo che si rintraccino i pazienti attraverso il numero di codice. Una "trafila" che non si poteva seguire altrettanto facilmente con le semplici cartelle cliniche».

SOMMERSO - Il tutto potrebbe poi portare a un ulteriore controllo sul chi, inteso come medico operatore. «Il fatto che dell’intervento, attraverso la registrazione della protesi, resti una traccia — sottolinea D’Andrea — farà sì che, almeno per le protesi al seno, emerga il sommerso della chirurgia estetica. Non sarà semplice farsi pagare in nero e si ridurranno le pratiche scorrette». A meno d’essere pazienti molto sprovveduti che incappano in persone decise a infrangere le leggi.