Turni di notte, a rischio la salute delle donne

   Sportello Cancro, Elena Meli, 28/09/2012

STUDIO STATUNITENSE
Il tumore al seno è del 30% più probabile. In pericolo chi fa i turni meno di tre volte a settimana e per più di 4 anni


MILANO - Nel 2010 l'International Agency for Research on Cancer (IARC), basandosi su dati sperimentali ed epidemiologici, classificò il lavoro a turni che disturba i ritmi circadiani come “carcinogeno probabile”. Oggi un gruppo di ricercatori francesi, con uno studio pubblicato sull'International Journal of Cancer, conferma i timori dimostrando che il rischio di tumore al seno aumenta di circa il 30 per cento nelle donne che fanno i turni di notte.

STUDIO – La ricerca, condotta da Pascal Guénel dell'INSERM di Villejuif, ha coinvolto fra il 2005 e il 2008 circa 3mila donne, di cui è stata passata al setaccio tutta la carriera lavorativa; fra le partecipanti, l'11 per cento aveva svolto turni di notte almeno in un periodo della propria vita ed è su queste che si è concentrata l'attenzione dei medici. Mettendole a confronto con le altre, queste signore hanno mostrato un incremento del rischio di tumore al seno pari in media al 30 per cento. «La probabilità è risultata significativamente maggiore soprattutto in coloro che avevano fatto turni di notte per più di quattro anni e in chi faceva le notti meno di tre volte a settimana: in questi casi, infatti, c'è un disturbo ancora più ripetuto dei ritmi sonno-veglia rispetto a chi lavora di notte con maggior frequenza – spiega Guénel –. Il legame fra tumore al seno e turni sembra ancora più evidente nelle donne che li hanno fatti prima di dare alla luce il loro primogenito. Probabilmente le cellule mammarie, non ancora del tutto differenziate nelle donne che non hanno ancora avuto figli, sono ancora più vulnerabili allo squilibrio dei ritmi».

OROLOGIO BIOLOGICO – I fattori di rischio noti per il tumore al seno sono numerosi, dalle mutazioni genetiche a certe terapie ormonali, dalla mancanza di figli alla prima gravidanza in età avanzata; sulle cause ambientali e professionali i dati sono tuttora meno certi, ma lo studio francese aggiunge un importante tassello al quadro che serve a medici e pazienti per capire come prevenire un tumore che tuttora colpisce moltissime donne. «Questi dati confermano ricerche precedenti e indicano che dobbiamo seriamente porci il problema dell'organizzazione del lavoro con i turni di notte, soprattutto considerando che nella nostra società “aperta 24 ore su 24” il numero di donne che lavorano nella notte è in crescita – dice Guénel –. Il ritmo circadiano che regola l'alternanza fra sonno e veglia controlla numerose altre funzioni biologiche e viene alterato in chi è costretto a lavorare di notte o fa turni molto variabili. Le ipotesi per spiegare la relazione fra tutto questo e tumore al seno sono numerose, ma tuttora non sappiamo quale sia davvero il legame: potrebbe dipendere dall'esposizione alla luce durante la notte, che elimina il picco di melatonina e quindi i suoi probabili effetti anti-cancro, dimostrati in alcuni studi sperimentali; lo squilibrio dell'orologio biologico, in alternativa, potrebbe alterare l'espressione di geni che controllano, in senso positivo o negativo, la proliferazione cellulare; i disturbi del sonno, infine, potrebbero influenzare negativamente il sistema immunitario e questo potrebbe concretizzarsi nello sviluppo di cellule tumorali». Non si sa ancora il motivo, insomma, ma ormai pare certo: i turni di notte non sono un toccasana per la salute e non solo perché potrebbero favorire i tumori, ma anche perché facilitano pure obesità e diabete. Per l'essere umano la notte, evidentemente, è fatta per dormire.